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Intervista a Emma Bonino: “L’invasione delle toghe in politica è un male da estirpare”

DiRed Viper News Manager

Lug 23, 2021

Battagliera come sempre. Soprattutto quando si parla di giustizia, referendum e diritti umani. Con Il Riformista, Emma Bonino, senatrice di +Europa, leader storica dei Radicali, già Commissaria europea e ministra degli Esteri, affronta i temi più scottanti sulla giustizia e non solo.

Sentenzia il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri: con la riforma della ministra Cartabia, cito testualmente, «il 50% dei processi sarà improcedibile». Per poi aggiungere: “Sarà più conveniente delinquere”. Senatrice Bonino, la politica è di nuovo nel mirino del “partito dell’Anm”?
Alle contestazioni di Gratteri ha già risposto molto seccamente e puntualmente la ministra Cartabia, smentendo le sue affermazioni. L’invasione di campo della magistratura nell’attività politica e legislativa è un virus duro da estirpare. Oggi possiamo dire che l’obbrobriosa riforma Bonafede della prescrizione è alle spalle. Il tentativo di stravolgere il processo d’appello è stato in larga parte sventato e qualche altra buona idea di ispirazione costituzionale è stata incartata dal Governo in una legge delega che, non dimentichiamolo, era da brividi. Questo vuol dire che la riforma Cartabia affronta tutti i temi di mala giustizia? Ovviamente no. Io la voterò comunque, perché è un passo in avanti, ma firmerò anche tutti i referendum che affrontano i nodi essenziali, a mio avviso, come l’obbligatorietà dell’azione penale, una separazione delle carriere, la responsabilità civile dei magistrati. Quanto poi all’interferenza dei magistrati nell’apparato legislativo, questa è evidente: ci pensa già l’Ufficio legislativo del Ministero di Grazia e Giustizia, che da sempre è consegnato ai distacchi della magistratura. Siamo l’unico Paese al mondo, ripeto l’unico in tutto il mondo, che affida l’amministrazione parificata della politica di Governo sulla giustizia al potere giudiziario. E non è certo un caso che quella del sacrosanto divieto di distacco dei magistrati nell’esecutivo sia l’unica riforma sulla quale non si riesce nemmeno a iniziare una parvenza di discussione. Tutti questi temi fondamentali che la riforma Cartabia non riesce e non può affrontare, fanno sì che sia buono e giusto firmare i referendum e vedere di dare un ulteriore stimolo perché vengano affrontati questi punti di fondo.

La Guardasigilli, nel suo intervento in Parlamento, ha usato prole molto nette e dure sulla vicenda di Santa Maria Capua a Vetere. Il suo predecessore, Alfonso Bonafede, non la pensava proprio così…
No, tanto è vero che a ottobre 2020, rispondendo a una interrogazione di Riccardo Magi, il ministero della Giustizia definiva le violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, cito testualmente, «una doverosa azione di ripristino della legalità e agibilità dell’intero reparto». Ora, che il ministro non fosse consapevole, che la risposta all’interrogazione sia stata preparata dall’amministrazione, beh, peggio mi sento. Per fortuna la ministra ha detto che apre le indagini in tutte le carceri dove ci sono stati episodi di violenza repressi magari brutalmente. Penso a Torino, per esempio. Quindi sì a quello che la ministra ci propone ma sì anche ad andare avanti, possibilmente con il consenso popolare, per affrontare gli altri temi che rimangono, per ora, inattaccati e inevasi.

Il Partito Democratico tremebondo, buona parte della destra silente. Senatrice Bonino, perché i referendum dei Radicali fanno così paura nei palazzi della politica e dei partiti?
Non è una gran novità. Sono sempre stati guardati per lo meno con diffidenza, specialmente dal Pd. I pentastellati sono avvinghiati alla prescrizione-Bonafede come le cozze allo scoglio. La Lega continua a voler essere il partito del “buttiamo le chiavi”, dunque strepita appena si mette mano ai riti alternativi e a pene diverse dal carcere. Forza Italia, appena fiata viene sospettata di essere il partito degli avvocati di Berlusconi. E il Pd, come da tradizione, si occupa principalmente d’interpretare i desiderata della magistratura associata, la quale, come dicevo prima, dirige l’Ufficio legislativo del ministero. Veda un po’ lei…

Che Paese è quello in cui il leader di un partito, che è pure al Governo, difende a spada tratta un consigliere “sceriffo”, sostenendo che quello alla legittima difesa è un diritto di tutti, sempre e comunque?
È un signore, Matteo Salvini tanto per fare nome e cognome, che non ha ancora capito la divisione dei poteri. Evidentemente non riesce a capire che il legislativo è una cosa e il giudiziario un’altra. Che sia o non sia legittima difesa, si fa per dire, lo decide la magistratura e certamente non lo decide la politica. Che poi la magistratura non viva un periodo brillante questo è altrettanto noto, e proprio per questo si tenta di fare qualche riforma. Io penso che sia giusto approvare quello che la ministra Cartabia riuscirà a fare, ma anche andare avanti e non mollare l’osso della mala giustizia.

Andiamo un momento nel Mediterraneo. La butto giù un po’ brutalmente: non c’è da arrossire di vergogna per avere rifinanziato la cosiddetta Guardia costiera libica?
Non solo lasciamo affogare le persone, perché tali sono i migranti. Ma quando vengono ricacciate indietro, queste persone sono torturate, stuprate, cose che tutti sappiamo. Eppure ieri (mercoledì per chi legge, ndr) nelle Commissioni riunite per discutere il decreto missioni, solo in sette abbiamo votato per lo stralcio della missione-Libia, che non è una missione come tutte le altre. È una missione in cui la partecipazione italiana ci fa diventare, in qualche modo, non dico complici ma certamente conniventi. Peraltro ho cercato anche di allertare sulle conseguenze umanitarie, oltre che di sicurezza, derivanti in Afghanistan dall’avanzata dei talebani. Nel decreto missioni, alla tabella VII c’è scritto che porteremo via con noi tutti gli afghani che ci hanno aiutato, con le loro famiglie, cuochi, guide, autisti, interpreti etc. Questo va bene. Ma il problema è che continua l’avanzata talebana e molti cercheranno di non subire questa nuova situazione e si metteranno in marcia da qualche parte. È sempre così e sarebbe bene cominciare a pensarci.

A proposito di diritti civili e di battaglie parlamentari. Come la vede sul ddl Zan?
Vedo il rischio di andare a settembre. Sono arrivati più o meno 800-900 emendamenti della Lega, ho perso il conto, e se non c’è un accordo si rischia di andare a settembre e poi non so se muore lì o no. Ma tutto questo è un gioco di palazzo, perché nel merito non ne parla più nessuno. Chi fa i calcoli – deve essere sicuro dei voti al Senato: un compito molto difficile visto che i 5stelle sono divisi in vari tronconi. Allungare il percorso non è sicuramente una soluzione perfetta, ma sarebbe ancora peggio se il testo venisse bocciato al Senato. Mi lasci aggiungere una cosa un po’ triste ma vera: ho assistito basito al dibattito in aula sul Zan: in due ore, non c’è stato uno che abbia affrontato, sia pur di striscio, il tema dei diritti delle persone, solo qualche riferimento agli omosessuali, tanto per dire.

Quando ci si proietta a settembre, vuol dire che si è entrati già nel semestre bianco. Non teme una guerriglia politico-parlamentare in questi 6 mesi?
Questo francamento non lo so. Certo Mattarella ha anche un’altra arma: dimettersi prima. Io non le seguo queste guerriglie politiche, perché mi sembrano tutte fuori di testa. Però so che nella politica il fattore tempo non è neutro. Sul ddl Zan andiamo a settembre, su quell’altra cosa andiamo a settembre, adesso dobbiamo stringere sulla giustizia… Meno male che Draghi tira dritto sugli adempimenti che dobbiamo assolvere per via anche di richieste europee, ma tutto quello che riguarda il Parlamento in quanto tale, il Parlamento sta dimostrando di non essere all’altezza.

Guerriglia o no, una cosa è certa: nel 2023 si andrà a votare. Guardando il centrosinistra, c’è da aver paura o da sperare?
La speranza è sempre l’ultima a morire. Però certo che se il Pd si attacca ai cosiddetti 5Stelle moderati, secondo me è proprio un’analisi sbagliata..

Perché?
Non capisco cosa condividano: sulla giustizia no, sullo stato di diritto spero men che mai, sugli immigrati mi pare neanche. Io trovo molto rischioso questo appiattimento di Pd, sinistra e 5 Stelle.

 

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