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Ugo De Siervo: “Siamo il paese dell’elusione vaccinale, con la compiacenza di certa politica”

Ugo De Siervo (Photo by Simona Granati - Corbis/Corbis via Getty Images)

Professor Ugo De Siervo, costituzionalista, ex presidente della Corte costituzionale, tutta questa discussione su vaccino, Green pass e restrizioni chiama in causa il tema della libertà. Chi la difende,  chi la nega, la legittimità delle scelte.

Molto prosaicamente mi viene da dirle che questa animosa discussione chiama in causa soprattutto la politica e la ricerca del consenso da parte di classi dirigenti poco credibili e poco autorevoli, che non danno neppure il buon esempio.

Siamo già arrivati a Salvini? Immagino si riferisca a lui.

Non vorrei parlar male dell’ex ministro dell’Interno, che ancora non si è fatto il vaccino (ma non è il solo). Ma non farei tanti discorsi su diritti e doveri. Mi pare tutto meno alto. Questa vicenda non c’entra niente con i valori della Costituzione o con la filosofia del diritto. Del resto siamo il paese dell’elusione fiscale a cui ora si aggiunge, con compiacenza di certa politica, l’elusione vaccinale.

Facciamoli questi discorsi, prescindendo dalla strumentalità di certe posizioni.

Mi muovo sul piano di ciò che è scritto nella Costituzione. Un articolo assolutamente essenziale, l’articolo 2, dice che la nostra convivenza è fondata sui “diritti inviolabili dell’uomo” ma anche  sui “doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Tutto qui.

Tutto qui, dice lei.

Sì, c’è poco da aggiungere: la convivenza in una democrazia ricca di tutele e di garanzie esige come non mai che le persone e i gruppi sociali siano consapevoli che, per garantire l’interesse generale, occorrono parziali ed equilibrate limitazioni anche delle proprie pretese.

Cioè: il discorso è già finito. Però è innegabile dopo un anno di pesanti restrizioni che anche questa nuova normativa impatta sulla limitazione delle libertà individuali. Non è questione di no vax. Non crede che la discussione avvenga a un po’ troppo a cuor leggero?

Vedo che si dimentica che la pandemia ha già provocato in Italia 130.000 decessi, mentre la convivenza civile esige un equilibrio tra diritti e doveri. E uno dei doveri essenziali è non far ammalare gli altri. In Costituzione le norme sulla sanità sono molto chiare: la sanità è anche interesse della collettività e la legge può perfino imporre “un determinato trattamento sanitario”.

Perfetto. È evidente che il green pass è un incentivo alla vaccinazione. Ma, a questo punto, perché non prendere il toro per le corna e discutere di obbligo vaccinale? Non crede ci sia un non detto in questa discussione?

Sarebbe assolutamente legittimo. Da anni si prevede l’esistenza dell’obbligo di una serie di vaccini per tutelare la salute.

Per ora è però legittimo anche il rifiuto, sul piano delle scelte individuali.

È legittimo finché il legislatore non decide in modo difforme, seppure con ragionevolezza. Finora, malgrado la gravità delle conseguenze della pandemia, si è confidato nella ragionevolezza della popolazione e si punta sulla vaccinazione volontaria o indotta dalle campagne di opinione. Ma ora occorre probabilmente decidere, dinanzi al rischio di una nuova, prolungata crisi.

Come si spiega che nessun paese democratico finora ha imposto l’obbligo, se non per il personale sanitario.

Per un insieme di ragioni che abbiamo già accennato, dal tema del consenso politico a breve  alla speranza negli esiti della campagna vaccinale.

Non pensa che sia un po’ hard una vaccinazione coatta per sessanta milioni di italiani?

Dipende da come si declina in concreto il tema dell’interesse generale. È però hard anche sopportare altre decine di migliaia di morti o crisi economiche e sociali gravissime. Ho letto di parecchie storie di no vax che se si ammalano, cambiano idea, così dimostrando la debolezza dei loro convincimenti. Uno fa lo spiritoso, ma poi…

Articolo proveniente da Huffington Post Italia