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Perché il ddl Zan va recuperato, corretto e approvato

Del ddl Zan la parte che sicuramente difendo è l’estensore: Alessandro Zan, padovano di quarantasette anni, attivista del movimento lgbt, deputato del Partito democratico, eletto in Veneto, dove è più facile essere omosessuali che di sinistra.

Zan è un collega moderato e perbene, e io lo conosco da quando non era deputato. Correva l’anno 2009, io ero ministro democristiano del governo Berlusconi, dunque ero segnato da due stimmate: dc e berlusconiano, un orco per il popolo della sinistra. A quel tempo assieme a Brunetta provammo a mettere giù due righe di legge per dare qualche diritto alle coppie conviventi, comprese quelle omosessuali.

Non l’avessimo mai fatto: un Cardinale chiese a Berlusconi le nostre dimissioni, il centrodestra ci smentì, la stessa sinistra biascicò qualche pretesto e aiutò il governo ad archiviare la pratica come l’intemerata di due ministri in cerca di visibilità. Lo stesso movimento gay fu freddino, a eccezione di due galantuomini: uno, appunto, fu Zan, consigliere comunale di Padova, attivista impegnato a favore dei diritti dei gay; l’altro fu il segretario dell’arcigay, il professor Aurelio Mancuso. Il resto dell’arco costituzionale ci ignorò bellamente. Da buon democristiano non dimentico, e dunque sono un estimatore di Zan.

Rispetto al suo disegno di legge però sono scettico, lo confesso. Mi pare che esso rispecchi lo spirito del legislatore del nostro tempo, lesto a fabbricare leggi e reati, purché non costino nulla e accontentino una platea elettorale. Abbiamo fabbricato reati nuovi e singolari: il traffico di influenze, il voto di scambio, persino il femminicidio, come se il sesso della vittima fosse un elemento caratterizzante del reato. E ora andiamo avanti coi delitti di omofobia.

Io sono perplesso, non per il tema, bensì per il metodo: l’andazzo pan-penalistico non mi convince, mi sembra il vezzo di una classe dirigente che firma i referendum contro i magistrati ma sforna tonnellate di leggi adatte ad amplificarne i poteri a dismisura.

Ciò detto, questo disegno di legge di Alessandro Zan consegue un valore simbolico: archiviarlo sembra una mancanza di riguardo per le migliaia di omosessuali, soprattutto giovani, vittime quotidianamente di ingiustizie nelle scuole, nei luoghi di lavoro, di divertimento, di incontro sociale. Ecco perché il ddl Zan va recuperato, corretto e approvato.

Il punto cruciale è la tutela del diritto alla rappresentazione di uno stile di vita opposto a quello sessualmente più aperto: il che non riguarda solo la condanna della omosessualità, ma anche della infedeltà coniugale, dei rapporti prematrimoniali, della pornografia. Non dimentichiamo che la morale sessuale di alcune religioni, a cominciare da quella cattolica, non si limita a censurare i rapporti omosessuali, ma anche quelli eterosessuali al di fuori del matrimonio e del progetto riproduttivo.

Bacchettoni? Sissignori, forse la maggioranza dei cattolici e pure dei preti considera bacchettoni quelli che ragionano così. Ma anche i bacchettoni hanno i loro diritti, compreso quello di declamare le proprie convinzioni senza rischiare la galera.

Penso che il vero compromesso sul ddl Zan vada trovato su questo punto: assicurare diritti di libertà anche ai bacchettoni. Non c’entra la religione ma lo stato di diritto e i principi liberali su cui esso è fondato.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia