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Omicidio Voghera, la famiglia della vittima: “Youns andava curato, non ucciso”

DiRed Viper News Manager

Lug 22, 2021

Pensavano che fosse un senza tetto, senza famiglia e senza nessuno. Invece Youns El Boussetaoui, 39 enne marocchino, una famiglia ce l’ha ed è anche per la maggior parte italiana. Lo ha ucciso un colpo di pistola partito dalla pistola dell’assessore alla Sicurezza di Voghera, Massimo Adriatici, in piazza Meardi, davanti a un bar, sotto gli occhi di molti che conoscevano entrambi.

Youns, o Musta, come lo chiamavano nella zona viveva lì, su una panchina di quella piazza. Chi lo conosceva raccontava che i suoi cari li aveva sempre nel cuore. Ne parlava spesso, quando era lucido e quando era ubriaco. Aveva due figli, uno di cinque e uno di otto anni, una moglie che li custodiva lì a Voghera, un padre e un fratello che vivevano a Novara e una sorella rientrata subito dalla Francia dopo essere venuta a sapere della morte del fratello. Una famiglia in carne ed ossa, sebbene sia stata ignorata e il corpo di Musta affidato all’esame autoptico senza informare nessuno dei suoi.

Musta poteva essere un immigrato, solo, senza nessuno. E al pregiudizio hanno ceduto in tanti, chi ha sparato e forse anche chi ha guardato, quella sera in piazza e anche le altre sere senza fare nulla perché Musta andava aiutato. È la sorella a raccontare chi era: “Si sentiva più tranquillo a dormire sulle panchine – ha raccontato – L’altro giorno l’ha visto mio marito, è venuto a prenderlo”.

La famiglia ha cercato di aiutarlo in più occasioni: “Abbiamo chiamato i carabinieri a Livorno Ferraris (in provincia di Vercelli, ndr), possono testimoniare. L’abbiamo portato all’ospedale ma è scappato dall’ospedale. I carabinieri di Livorno Ferraris hanno chiamato i carabinieri di Voghera per poter prendere Youns, non perché faceva male a qualcuno, ma per lui, per proteggere mio fratello”.

L’avvocato Piazza, che difende la famiglia del marocchino, ha aggiunto che l’uomo era “fuggito” da una struttura di Vercelli dove era ricoverato per problemi mentali perché voleva tornare in piazza a Voghera, “che diceva essere casa sua”“Andava curato, non ucciso, perché non faceva male a nessuno ed era malato”, hanno commentato l’avvocato Debora Piazza, che con il collega Marco Romagnoli difende i famigliari dell’immigrato. “Non siamo nemmeno stati avvisati dell’autopsia – ha spiegato il legale – perché pensavano non avesse parenti che invece sono tutti italiani”.

Nel frattempo la Procura di Pavia sta lavorando alla richiesta di convalida del fermo dell’assessore Massimo Adriatici, che si è autosospeso dall’incarico e si trova ai domiciliari con l’accusa di eccesso colposo di legittima difesa. Lo ha comunicato la sindaca forzista Paola Garlaschelli che ha parlato in una nota di “tragica notizia che ha coinvolto un nostro assessore”, senza citare la vittima.

La sorella di Musta mercoledì sera è andata in piazza ed è scoppiata in un pianto profondissimo proprio nel punto preciso in cui il fratello si era accasciato privo di vita. “Gli hanno sparato in piazza davanti a tantissime persone. L’assassino si trova a casa sua, dorme bello riposato. Dove è la legge in questa Italia?”, “Ma siamo in Italia o in una foresta? Aveva un fucile, aveva una pistola in mano mio fratello? Rispondetemi! No, mio fratello non aveva nessuna arma in mano. È stato ammazzato – ha aggiunto – e questa persona si trova a casa sua. Io voglio sapere se qua in Italia ammazzare o sparare è una cosa legale. La mia bambina mi ha chiesto: come è uscito quel colpo? Se lo capisce una bambina, come possono non capirlo i magistrati?”.

Sala: “Nessuna delle persone che lavorano con me gira armata”

Sulla morte del 39 enne marocchino si è espresso anche il sindaco di Milano, Beppe Sala: “Ovviamente la giustizia farà il suo corso, però devo dire che nessuna delle persone che lavora o che lavoreranno con me, andrà mai in giro con una pistola. Anche se fosse stato un incidente, nasce tutto dal fatto che uno la pistola ce l’ha in tasca, per cui direi, innanzitutto, che chi svolge una funzione pubblica, le pistole le lascia a casa anche se ha il porto d’armi”.

Salvini: “Se sarà legittima difesa, chiedete scusa all’assessore”

“Aspettiamo prima di assolvere o condannare qualcuno. La certezza è che l’aggressore non doveva essere in Italia, probabilmente ora avrebbe la vista salva se fosse stato espulso come da numerose richieste non accolte. Io non condanno e assolvo nessuno, dalle prime ricostruzioni pare che il soggetto, purtroppo, fosse un pluripregiudicato. Lascio ai giudici e ai poliziotti gli approfondimenti del caso”. Così il segretario della Lega, Matteo Salvini, in piazza Cattaneo a Caserta per la raccolta firme per il referendum sulla giustizia e per sostenere il candidato sindaco ?Gianpiero Zinzi, commentando fatti di Voghera, dove un assessore della Lega ha sparato e ucciso un uomo.

“Se si tratterà di legittima difesa, come scrive oggi qualche giornale, allora qualcuno dovrà chiedere scusa a questo assessore”. Cosi’ il segretario della Lega, Matteo Salvini parlando della vicenda di Voghera ad Agora’, su Rai 3. E rivolgendosi ai giornalisti, ha aggiunto: “Sarei curioso di sapere se (l’assessore leghista, ndr) fosse stato un assessore del Pd, se aveste messo in piedi altrettanto processo preventivo”. Ma ha concluso: “Lasciamo che la magistratura, polizia e carabinieri facciano le loro indagini, da quello che emerge chi si e’ difeso sarebbe stato aggredito da un soggetto pregiudicato, clandestino, noto per violenze, aggressioni e atti osceni. Non sta a ma giudicare, lasciamo che emergano tutti i rilievi, quando c’e’ un morto e’ sempre una tragedia, una sconfitta e un momento di lutto, preghiera e riflessione ma prima di giudicare o condannare, bisogna andarci molto cauti”.

L’articolo Omicidio Voghera, la famiglia della vittima: “Youns andava curato, non ucciso” proviene da Il Riformista.