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Le Seiterre di Gigi e Anna Rizzi: da Verona il risiko del vino italiano

DiRed Viper News Manager

Lug 22, 2021

Il mio viaggio nella viticoltura veronese comincia da una cantina e da una famiglia veramente speciali. Siamo a Valeggio sul Mincio, ad appena 10 minuti dal Lago di Garda, La Tenuta San Leone si estende su oltre 40 ettari di vigneto che, dalla sponda del fiume Mincio in località Salionze, proseguono verso le colline moreniche di Custoza, in provincia di Verona. Le uve sono tutte vinificate in azienda e i vini venduti direttamente al consumatore nello spazioso punto vendita. Tenuta San Leone colpisce per la varietà dell’offerta: qui non si fa solo il vino, ma anche l’olio evo, il miele, il riso e la birra. Fanno parte del complesso aziendale la risotteria e il birrificio che produce una birra agreste al 100%. C’è perfino un museo che raccoglie gli attrezzi agricoli usati nel corso dei decenni dalla famiglia.

Anna Rizzi, figlia di Gigi, il titolare, fa gli onori di casa. Laureata in architettura, è oggi alla guida dell’ufficio marketing e comunicazione dell’azienda. “La nostra famiglia viene da Trento. Siamo partiti da sei ettari tra Avio e Borghetto”, racconta Anna. Una storia antica che comincia nei primi anni del secolo con il nonno Giambattista che trasforma in vigneto le le tradizionali coltivazioni miste dell’azienda agricola familiare sita sulle colline della Valdadige, in Trentino. Nel primo dopoguerra i figli Remo, Renzo e Rino ricostruiscono la cantina Maso Bianco. Nel 1960 Remo comincia a spostarsi verso Verona con l’acquisto del fondo Ca’ dei Dossi, nei pressi di Bovolone. Finché arriva il momento di Gigi. “Mio padre Luigi ha cominciato nel 1969. La crisi del metanolo lo galvanizzò: ‘il mio vino non ha niente. E io ci metto la faccia!’, disse”. Da quel momento, l’impresa di Gigi Rizzi comincia a spiccare il volo. Gigi sembra animato dal sacro furore di affrontare sfide sempre nuove, ben oltre i confini territoriali della storia familiare. Nel corso degli anni acquisisce tenute in diverse regioni. Oggi Seiterre conta circa 350 ettari vitati di proprietà nelle migliori zone per la produzione di vini di qualità: dal Piemonte al Friuli, dal Trentino alla Maremma, dalla Valpolicella al Lago di Garda.  Ricorda Anna: “Papà ha seguito fin dall’inizio l’interesse del consumatore e realizzò il nostro primo punto vendita al dettaglio a Como. Da allora ne sono seguiti molti altri. Nel frattempo, innamorato com’era di Toscana e Piemonte, le due regioni che reputava le più vocate d’Italia, i territori ideali per produrre vino, acquistò lì altri vigneti”. La storia Gigi sembra quella di un Risiko del vino. Uno spirito irrequieto e ambizioso, sempre alla ricerca del luogo ideale per allevare la vite. “Mio padre adesso dice: mi manca il Sud! che figura ci faccio!”, confessa Anna con un sorriso divertito e affettuoso.

All’inizio la strada di Anna sembra portarla lontano dall’impresa agricola. Sceglie di studiare architettura, ma alla fine il richiamo della terra e della famiglia è troppo forte. “Ho imparato a scrivere in cantina con mia mamma. Mi diceva: scrivi Merlot, scrivi Cabernet. Con gli altri nipoti passavamo il tempo con mia nonna nella cantina di Bovolone. Ma io non volevo fare enologia. Mi annoiava”. Anna ritorna e comincia a fare la cosa più naturale: applica la sua formazione al restyling delle etichette. Sua, per esempio, è l’idea di dare alle bottiglie il nome e il disegno di una pietra preziosa, dall’opale all’ambra allo smeraldo. “Mio padre è affezionato alle etichette tradizionali. E ancora oggi molti clienti abituali ce le chiedono. Quelle restano le loro bottiglie. Ma oggi l’immagine delle etichette deve avere un impatto su un pubblico più ampio, vario e giovane”. Non basta. Anna si specializza in wine business management a Trieste e prende in mano le redini di un’azienda che produce già un milione di bottiglie – quasi tutte vendute in Italia – ma con un potenziale di 4 milioni. Con una decina di tenute e più di 35 punti vendita sparsi per il nord Italia, il lavoro proprio non manca. Spiega Anna: “il mondo cambia velocemente. Con papà facciamo tante prove per aggiornare la nostra proposta e anche per adattarci ai cambiamenti climatici. Abbiamo la fortuna di poter contare su tanti dipendenti e collaboratori capaci”.

Un aiuto fondamentale per l’azienda arriva adesso dal marito di Anna, Carlo Alberto Manerba. Laureato enologo a San Pietro in Cariano, Università di Verona, Carlo racconta tutta la catena della produzione dal campo fino alla bottiglia, attraverso vinificazione e affinamento in cantina. E, soprattutto, anticipa il progetto delle collezioni “Gigi Rizzi”, dedicate al suocero: una serie di bottiglie top che serviranno a rappresentare al massimo i territori in cui opera l’azienda Seiterre. Finora sono usciti due campioni: una Lugana Superiore, tipica dell’areale del Garda, e un Sangiovese che viene dalle argille della Maremma. Confessa però Carlo: “Ho il pallino del metodo classico. Al nostro matrimonio abbiamo voluto Trento doc, Lugana e Sangiovese”.

La curiosità di testare vini realizzati dalla stessa azienda in luoghi così diversi cresce. Che cosa potrebbero avere in comune un Dolcetto piemontese con una Corvina veronese o una Turbiana gardesana con un Vermentino maremmano?

La risposta, probabilmente, è: un timbro nordico comune. “È quello che dice mio padre”, conferma Anna. E allora vediamoli in ordine di assaggio i campioni di Gigi Rizzi, una fila di bandierine che segnano i migliori terroir italiani.

Trento Doc Brut Maso Bianco

Chardonnay 100%, sboccatura 2020. Fa 36 mesi sui lieviti e presenta la piacevolezza del metodo classico: ricchezza, pienezza, acidità. Giallo paglierino brillante con riflessi dorati e perlate fine e persistente che si apprezza anche al sorso. Profumi di mela golden matura e mandorla, fiori bianchi e tipici sentori di pane tostato e di lievito. In bocca è pieno e rotondo con una gradevole nota amara finale.

Ambra Vermentino Toscana Igt 2020

La lunga maturazione del grappolo (raccolto con un ritardo di 15 giorni) e il terreno argilloso-sabbioso caratterizzano questa versione dell’uva bianca tipicamente toscana. Il vino viene da Poggio Le Capannelle in Maremma. Colore paglierino intenso con riflessi dorati. Al naso esprime note intense di fiori d’acacia, miele e frutta tropicale, con sentori di erbe aromatiche e fiori di campo. In bocca si percepiscono corpo e struttura, una sensazione fresca e un finale sapido.

Smeraldo Lugana Doc 2020

Le uve di Turbiana sono allevate in pianura su terreni argillosi in una zona umida di 70 ettari complessivi con 11 blocchi staccati. I grappoli vengono raccolti 10-15 giorni dopo il classico periodo vendemmiale, al fine di una maggiore maturazione dell’uva in vigna. Il colore è giallo paglierino. Profumi di frutta gialla fresca, lievemente sulfureo, con note di erbe aromatiche. Un impatto importante nel palato con un equilibrio tra sapidità e acidità.

N.01 Lugana Superiore Doc Gigi Rizzi Collection 2018

Riposa sulle fecce fini in acciaio. Poi affina in un blend di barrique nuove (con vari legni e tostature) per 10-12 mesi. Il colore è quasi dorato. L’olfatto si espande continuamente, man mano che il vino sosta nel calice: emergono note di camomilla, miele, vaniglia, sambuco, frutta esotica matura, sfumature di balsamiche e di torrefazione. La bocca è dolce di frutta matura con una lieve pungenza e una lieve nota piacevolmente amara. Finale lunghissimo. Vino da pasto importante, indicato non solo per il pesce, sia di lago che di mare, ma anche per le carni bianche, il coniglio, il maiale.

Opale Dolcetto Piemonte Doc 2018

Sulle colline di Rocca Grimalda, in provincia di Alessandria, le vigne godono di una ottima esposizione ed escursione termica. Siamo nella Tenuta Montebello. I grappoli accuratamente selezionati fermentano in acciaio. La maturazione avviene in botti di rovere per un anno con successivo affinamento in bottiglia per tre mesi.Colore rubino scarico con riflessi porpora. Naso di ciliegia, il frutto è fresco e piacevole con una leggera speziatura. Il sorso è pieno, equilibrato e invitante, il tannino è elegante e armonico, con una buona persistenza e una nota di mandorla.

Granato Sangiovese Toscana IGT

Prodotto nella Tenuta di Podere Sassoscritto in Toscana, nelle calde terre della Maremma che godono della vicina brezza del mare. Fermentazione in acciaio, passaggio in botti grandi per un anno, maturazione in barrique quindi in bottiglia per un periodo di tre mesi. Colore rosso rubino con riflessi granati. Olfatto scuro di frutti di rovo tipico del vitigno con note speziate delicate di pepe e vaniglia. Bocca ruvida e asciutta in cerca di pietanze succulente, ma equilibrata con un gusto corposo.

N.02 Sangiovese Toscana Igt Collection Gigi Rizzi 2017

La seconda di sei collezioni che saranno la punta di diamante dell’azienda Seiterre, ad edizione limitata. Frutto della vendemmia 2017, è ottenuto da una accurata selezione dei migliori vigneti dell’azienda Poggio Le Capannelle, nel cuore della Maremma. L’affinamento avviene per 12-14 mesi in barrique di legni pregiati di diverse tostature. Colore rubino scuro. Man mano che si apre nel calice, si apprezzano profumi di frutta rossa macerata, di mirto, di bacche rosse e di tabacco. Nel palato si avvertono struttura, potenza e calore. Vino ancora rude, pronto, ma non ancora maturo. Promette capacità di lungo invecchiamento.

Onice Valpolicella Ripasso 2018

A base di Corvina, Rondinella e Molinara, uve autoctone del veronese. Le vigne sono a Ca’ del Lupo, in Valpolicella, su colline ben esposte e ventilate. Fa un affinamento in legno per 6-12 mesi con successivo affinamento in bottiglia per altri 2-3 mesi. Si passa a una beva più setosa e carezzevole. Colore rosso rubino con riflessi granati. Profumi di frutta matura (mirtilli, more) e spezie dolci. La tecnica del ripasso sulle vinacce di Amarone dona più colore e struttura. In bocca è pieno e morbido con un lieve retrogusto di cioccolato. Un vino che può conquistare tutti.

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