• Dom. Set 19th, 2021

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La questione urbana milanese è decisiva per l’Italia

La pandemia ha innegabilmente avuto effetti negativi sulla connettività internazionale, inficiando su ciò che è universalmente considerato come uno degli aspetti più positivi della mondializzazione, ovvero l’interconnessione tra le città e i territori del mondo. Non è ancora quantificabile la profondità della frattura generata dal Covid-19, tuttavia il colpo più pesante è stato assestato a quelle metropoli in ascesa che si apprestavano a consolidare la propria dimensione internazionale.

Dalla caduta del sistema bipolare sono state le città mondiali a incamerare una grande quantità di capitale finanziario, un processo che permetteva parallelamente la sua facile movimentazione tra le principali piazze d’affari del pianeta. Come precisa infatti Neil Brenner, il rescaling di Stato-nazione e città-regione è stato determinante per la competitività degli Stati negli anni ’10 del XXI secolo.

Il Capoluogo lombardo, attraverso la codificazione del proprio “modello” ha assunto una traiettoria importante di prosperità ma non è immune dal trend negativo descritto poc’anzi. Sebbene l’Amministrazione guidata da Giuseppe Sala abbia fortemente contribuito alla proiezione internazionale di Milano negli anni post-EXPO, anche attraverso la rappresentazione plastica di un immaginario attrattivo e competitivo, rafforzato dalla distrettualità urbana di Merlata-Mind-Fiera, per esempio, e dai Giochi Olimpici Milano-Cortina 2026, oggi è divenuto più che mai necessario rilanciare prospettive radicali per la città tese ad una concreta giustizia sociale e ambientale.

Inoltre, in questa fase Milano non può permettersi di contare soltanto sulle risorse economiche e sociali ubicate entro il perimetro della Città Metropolitana, affinché la prosperità urbana venga consolidata è fondamentale contemplare una nuova alleanza con il sistema funzionale urbano limitrofo, magari immaginando una rimodulazione dei suoi confini amministrativi, per costruire sinergie e riequilibri territoriali con le città minori dell’hinterland e della macroregione settentrionale.

Al contempo, i divari territoriali interni a Milano sono cresciuti enormemente ed è necessario proporre politiche urbane impattanti per garantire il diritto alla casa, alla socialità e alla mobilità in virtù del fatto che la costruzione di una vera città pubblica passa da criteri redistributivi della ricchezza. In questo senso un cambio di rotta nel breve periodo potrebbe essere sorretto da tre interventi:

  • l’allargamento delle tariffe agevolate di ATM a un pubblico più ampio con l’implementazione della sharing mobility e delle infrastrutture per la mobilità dolce a tutte le aree marginali;

  • una maggiore dotazione di funzioni e spazi sociali nelle periferie accompagnata dall’utilizzo temporaneo delle aree dismesse e dalla semplificazione delle procedure per l’occupazione del suolo pubblico;

  • una forte limitazione dei costi degli affitti determinata da indici di canone calmierati per metratura e localizzazione su tutti gli immobili.

Questi tre interventi, unitamente a una maggiore attenzione alla governance dei processi, sottendono l’idea di un ruolo propulsivo dell’Amministrazione comunale che spingerà ad un’ulteriore sinergia d’intenti tra operatori della filiera e i vari livelli della pubblica amministrazione, continuando a ricercare le opportunità internazionali di crescita. In questo senso, una questione aperta rimane quella legata alla mancata potestà legislativa della Città Metropolitana ed è per questa ragione che riaprire un grande dibattito su una legge costituzionale per Milano, Roma e Napoli, come ha proposto l’ex Sottosegretario all’Ambiente Roberto Morassut, potrebbe essere strategico in un’ottica di competitività internazionale delle città per l’attrazione di risorse conoscitive ed economiche che favorirebbero l’intero sistema-Paese.

In conclusione, se le città rimarranno al centro dei riassetti che intrecciano processi globali, regionali e locali, economici e politici, allora la prospettiva di Milano come hub internazionale e al contempo come città fulcro all’interno della macroregione settentrionale è decisiva per porre l’Amministrazione milanese nelle condizioni di adottare un concreto riequilibrio territoriale dentro e fuori il perimetro dei propri attuali confini.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia