• Dom. Set 19th, 2021

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Governare il futuro. A New York stop ai matrimoni via Zoom

Nei mesi della pandemia, lo Stato di New York era stato uno dei primi al mondo a autorizzare il matrimonio a distanza, via Zoom in deroga alle leggi vigenti.

Ora il Governatore ha detto stop.

Andrew Cuomo, il Governatore dello Stato ha appena revocato la sua ordinanza con la quale, in piena pandemia, aveva stabilito che qualora una coppia volesse sposarsi a New York e dintorni poteva farlo anche via Zoom.

Ora, esattamente dal prossimo 23 luglio, si torna di presenza.

In municipio, con la coppia presente e due testimoni.

Milioni di persone sono tornate a frequentare le strade e gli uffici del nostro Stato ha detto Cuomo e non c’è più ragione per la quale non possano farlo anche per sposarsi.

La notizia, da un lato – sebbene con tutte le cautele del caso dovute al fatto che sappiamo o dovremmo sapere tutti che le cose vanno meglio ma il mondo non ha voltato pagina per davvero e, soprattutto, per sempre, rispetto ai giorni della pandemia – è da salutare con favore come uno dei tanti segnali di un progressivo ritorno alla normalità.

E, però, al tempo stesso, la notizia – di per sé poco significativa – forse suggerisce una riflessione più rilevante e che sarebbe il momento di iniziare a fare dappertutto e a trecentosessanta gradi: ci sono delle abitudini, delle regole, delle prassi, anche semplicemente dei modi di fare adottati, scoperti, diffusisi nei giorni mentre ci trovavamo nei giorni più bui della pandemia e del conseguente lockdown che, forse, sarebbe utile non cancellare ma tenere con noi?

Perché è fuor di dubbio, guardando per un attimo alle cose del nostro Paese, che la tragedia della pandemia, come spesso avviene davanti a un’emergenza o, comunque, a una situazione che impone di cambiare profondamente il modo di pensare e rivedere le nostre priorità, ci ha fatto scoprire che, in fondo, esistono migliaia di buone pratiche e di regole, forse persino migliori di quelle tradizionali, che sarebbe utile, bello e importante tenere con noi.

In Italia, ad esempio, abbiamo finalmente imparato a usare il digitale in tanti e come mai prima d’ora e abbiamo scoperto, che, tutto sommato, in molti casi, spostarsi di meno e usare di più i servizi online qualche vantaggio lo produce e, se si usa il buon senso, non comporta neppure grandi sacrifici in termini di socialità o di vivere bene.

Penso, ad esempio, ai rapporti tra cittadini e pubblica amministrazione dove, se si tornasse indietro, sarebbe un peccato almeno in tutti quei casi nei quali le regole dell’emergenza non hanno compresso i diritti di nessuno ma hanno semplicemente consentito di sperimentare processi nuovi.

Ma penso anche alla giustizia perché, tutto sommato, ci sono decine di udienze nelle quali la presenza in Tribunale di Giudici e avvocati è difficilmente utile e, quindi, magari investendo un po’ nella sicurezza e stabilità dei sistemi che si usano, potrebbe essere interessante stabilizzare il ricorso a soluzioni di videoconferenze per lo svolgimento di udienze – e sono tante – nelle quali la distanza non comporta gradi problemi e può, invece, rappresentare un’opportunità.

Ma penso anche all’ecommerce, ai pagamenti elettronici contact less, banalmente alla presenza di prodotti igienizzanti nei luoghi pubblici e a tanto tanto di più.

Insomma, naturalmente, facciamo tutti il tifo perché si torni alla normalità il prima possibile e, magari, oltre che fare il tifo, facciamo anche la nostra parte, usando buon senso e responsabilità, perché accada in fretta ma, forse, non c’è ragione per pensare che tornare alla normalità debba necessariamente significare ritornare a far tutto proprio come lo facevamo prima. 

Articolo proveniente da Huffington Post Italia