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Bruxelles difende il ‘Green pass’. E incrocia le dita

A view of the ''Tous Anti Covid'' app in Paris, France, on July 21, 2021 amid the Covid-19 pandemic. (Photo by Adrien Fillon/NurPhoto via Getty Images)

Man mano che cresce la preoccupazione sulla diffusione della variante Delta negli Stati europei, a Bruxelles il ‘green pass’ diventa il fortino da difendere. Il patentino che certifica il ciclo vaccinale completo,  un tampone con esito negativo o la guarigione dal covid,  è per la Commissione Europea l’assicurazione di aver fatto bene, la prova dei risultati della campagna vaccinale che finora ha coinvolto il 54,7 per cento della popolazione dell’Unione con doppia dose e il 68 per cento con la prima dose. Gli Stati sono liberi di muoversi all’interno di questo recinto, come ha fatto la Francia e come sta facendo il governo Draghi, proprio oggi alle prese con il decreto sull’uso del green pass anche per eventi in Italia e non solo per i viaggi all’estero. Il problema si porrebbe se gli Stati cominciassero a chiedere il tampone anti-covid anche ai vaccinati muniti di ‘green pass’. 

Il caso non si è ancora verificato. Ma a Bruxelles sono in allerta su questo rischio. “Ci muoviamo in base ai dati scientifici del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc, ndr.)”, dicono dalla Commissione. “Il Green pass dovrebbe essere sufficiente a garantire la libertà di movimento tra gli Stati dell’area Schengen, ma certo è difficile guardare al futuro” e “i bassi tassi di vaccinazione in alcuni Stati sono motivo di preoccupazione”. 

L’orizzonte della pandemia presenta nuove nubi. Bruxelles è tornata zona rossa. Quasi tutta la Francia è arancione. Emmanuel Macron è stato il primo a istituire l’obbligo del ‘green pass’ anche per ristoranti e bar. L’Italia sta seguendo questa impostazione, sebbene con differenziazioni rispetto al modello francese. 

Dal punto di vista della Commissione Ue, queste manovre rientrano nella discrezionalità degli Stati che possono decidere di rendere obbligatorio il ‘green pass’ anche per attività sociali all’interno dei confini nazionali. Inoltre l’iniziativa punta a convincere chi non si è ancora vaccinato, oltre a essere una mossa per arginare i rischi. Dunque ben venga: “Dobbiamo puntare alla piena vaccinazione della popolazione europea”, insistono da Palazzo Berlaymont. Se così non fosse e se i contagi risalissero, sarebbe tutto da rifare: compreso il ‘green pass’. 

Da una parte, la corsa per completare la campagna vaccinale. Dall’altra, l’esigenza di tenere d’occhio i dati dell’Ecdc. In queste settimane di metà estate, prima che inizi la pausa di agosto, negli uffici della Commissione Europea incrociano le dita. Se non dovesse bastare il ‘green pass’, se a fronte di una diffusione del contagio più preoccupante qualche Stato membro dovesse decidere di chiedere l’esito negativo del tampone anche a chi arriva in aeroporto vaccinato e munito di ‘green pass’, non solo ci sarebbe un danno di immagine per la Commissione Ue, ma soprattutto sarebbe persa la scommessa sui vaccini. E certo di fronte a uno Stato membro che dovesse optare per una misura del genere, Palazzo Berlaymont non avrebbe poteri per controbattere, come spesso gli capita nel confronto con le capitali. 

Intanto, proprio per fortificare la sua creatura, la Commissione Ue ha emanato le linee guida sui modi migliori per controllare i certificati Covid negli aeroporti, garantendo l’esperienza più agevole possibile sia per i passeggeri aerei che per il personale. “Attualmente, come e con quale frequenza vengono controllati i certificati del passeggero, dipende dai punti di partenza, transito e arrivo del titolare. Un approccio meglio coordinato aiuterebbe a evitare la congestione negli aeroporti e lo stress inutile per i passeggeri e il personale”, spiegano fonti della Commissione europea. 

“Per sfruttare appieno i vantaggi del certificato digitale Covid dell’Ue è necessaria l’armonizzazione del protocollo di verifica. La cooperazione per un sistema ‘one-stop’ per il controllo dei certificati garantisce un’esperienza di viaggio senza soluzione di continuità per i passeggeri in tutta l’Unione”, sottolinea la commissaria europea per i Trasporti, Adina Valean. 

Raccomandato inoltre uno scambio di informazioni completo e tempestivo tra gli Stati, “fondamentale” per far funzionare il certificato digitale Ue e assicurare viaggi senza problemi ai cittadini Ue.  Gli Stati membri dell’Ue dovrebbero garantire la verifica del certificato “preferibilmente prima che il passeggero arrivi all’aeroporto di partenza” e una “stretta cooperazione con gli operatori dei servizi di trasporto per consentire la verifica dei certificati contemporaneamente alla raccolta di altre informazioni relative ai viaggi, come il modulo per la localizzazione dei passeggeri”.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia