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“Napoli è una polveriera, ma la politica finge di non vedere”, parla il sociologo Brancaccio

DiRed Viper News Manager

Lug 21, 2021

Napoli è ridotta a una polveriera. La Whirlpool chiude lo stabilimento di Ponticelli, ultima tappa del processo di deindustrializzazione che ha depauperato l’area orientale della città. I lavoratori, di fronte a una politica incapace di dare risposte concrete, hanno scelto la protesta: ieri hanno occupato i binari della stazione centrale. Agitazione anche tra gli attivisti della rete Bees Against G20, protagonisti di un blitz all’interno del Palazzo Reale che da domani ospiterà il G20 dei ministri dell’Ambiente. A questo si aggiungono 16 mesi di pandemia scanditi da restrizioni, paura, numeri, contagi e continue minacce di lockdown. L’ultima è arrivata qualche giorno fa dal presidente della Regione Vincenzo De Luca. Tutto ciò fa di Napoli una bomba a orologeria, pronta a esplodere da un momento all’altro. Il Riformista ne ha parlato con Luciano Brancaccio, professore di Sociologia dei fenomeni politici dell’università Federico II.

La città è in preda alla rabbia e la tensione si taglia a fette: come si è arrivati a questo punto?
«Napoli è stremata, è teatro di proteste e manifestazioni di insofferenza diffuse e assolutamente giustificabili. Esiste una ragione strutturale che riguarda l’impoverimento della città, la sua posizione periferica rispetto ai flussi economici internazionali e questo è riconducibile già alla crisi del 2008, situazione che si è poi aggravata con l’arrivo della pandemia. In questo solco di impoverimento si inserisce la riduzione della capacità della spesa pubblica dovuta anche a un taglio dei trasferimenti di denaro. Su queste ragioni strutturali si è poi innestata un’amministrazione comunale disastrosa: una classe politica che ha fallito radicalmente tutti i propositi con i quali aveva vinto le elezioni».

In questo momento, quindi, la classe politica non sta rispondendo a questa condizione di malessere generalizzato della città?
«Finora no: la città non è stata governata. Ora Napoli si prepara a eleggere il nuovo sindaco, ci sono nuovi candidati, la maggior parte dei quali ben distanti dal modus operandi del primo cittadino uscente. Non a caso, secondo i sondaggi, la maggior parte dell’elettorato è orientata proprio verso una proposta politica poco legata al recente passato amministrativo della città».

Qual è stato l’errore più grande commesso dalla politica napoletana dell’ultimo decennio?
«C’è stato innanzitutto un vuoto politico amministrativo. È stato un governo fondato unicamente sulla base di una retorica fortemente anti-istituzionalista: il sindaco di strada, il potere gestito dal basso…»

Ma ora, i partiti e i candidati in campo per Napoli, secondo lei, sono consapevoli delle condizioni drammatiche in cui versano la città e i suoi abitanti?
«Credo proprio di sì. Penso che siano consapevoli delle condizioni della città; da qui a dire che proporranno soluzioni efficaci, però, ce ne passa».

Secondo lei, quali strategie dovrà mettere in campo il futuro sindaco?
«Dovrà innanzitutto assecondare e promuovere il pluralismo della città senza cercare di governarlo per tirare acqua al mulino della propria parte politica: perché questo è successo finora. Negli ultimi anni abbiamo assistito a una gestione fortemente politicistica della città. Sia la Iervolino che de Magistris non sembravano seduti lì per promuovere il pluralismo, ma semplicemente per affermare un governo che avesse il loro timbro. Ed è questo che dovrà essere evitato. Il prossimo sindaco dovrà porsi al servizio di un ricambio della classe dirigente, dovrà creare armonia tra i vari gruppi sociali che abitano la città: occorre un sindaco intelligente che condivida fette di potere anche con gli altri protagonisti della città e che non pretenda di fare il sovrano assoluto».

Quale dovrebbe essere il primo impegno dell’agenda politica del prossimo inquilino di Palazzo San Giacomo?
«Ridurre le disuguaglianze che a Napoli sono fortissime e per farlo bisogna garantire i servizi essenziali agli abitanti di tutta l’area metropolitana di Napoli che – ricordiamo – è la più giovane d’Italia con energie straordinarie che devono
essere valorizzate».

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