• Dom. Set 19th, 2021

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L’Ue insiste con l’Italia: processi veloci. Il come spetta a Draghi

La ministra della Giustizia Marta Cartabia - il premier Mario Draghi

Di fronte alla discussione sempre più infuocata in Italia sulla riforma della giustizia, a Bruxelles ancora non è scattato l’allarme. Il cammino non appare semplice, nemmeno se inquadrato da un punto di vista europeo, ma l’Ue confida nella capacità del governo Draghi di riuscire a portare a casa la riforma. Spazio per modifiche al testo ce n’è. L’importante, fanno notare fonti qualificate, è che raggiunga gli obiettivi riportati nelle raccomandazioni della Commissione Europea per l’Italia, ribaditi nel report sullo stato di diritto diffuso ieri, a cominciare dalla necessità di garantire tempi decisamente più celeri nei processi. Per il resto, il dibattito attiene alla sovranità nazionale.

Resta il fatto che, per la fine dell’anno la riforma Cartabia deve essere approvata. Come noto, è il primo impegno che l’Italia deve rispettare per accedere alle tranche successive di finanziamenti del piano di ripresa e resilienza di 191,5 miliardi di euro di nuovi fondi europei. L’anticipo di 25 miliardi dovrebbe arrivare entro la fine di luglio. E qualora non fossero chiari, gli obiettivi sono reiterati nel report sullo stato di diritto, il nuovo strumento che Ursula von der Leyen ha voluto inaugurare l’anno scorso per una cornice puntuale sulla situazione in ogni paese membro. Di fatto, si tratta di un’altra modalità per inquadrare le riforme da fare, attraverso i malfunzionamenti del sistema dal punto di vista del rispetto dei diritti.

E così anche nel report sullo stato di diritto, il primo lungo paragrafo del capitolo ‘Italia’ è dedicato alla giustizia, la falla nel sistema, a dire di Bruxelles. “La durata dei procedimenti rimane una seria sfida – scrive la Commissione – Il tempo stimato necessario per la risoluzione dei contenziosi civili e commerciali restano molto elevati. La durata per il primo e secondo grado è diminuita nel 2019, ma si è registrato un aumento presso l’Alta Corte di Cassazione, principalmente per cause fiscali e di protezione internazionale. Nel 2020, l’Alta Corte ha registrato una sostanziale diminuzione dei casi in entrata nel campo della protezione internazionale, mentre i casi giudiziari fiscali che in larga parte finiscono archiviati rimangono una sfida seria. Anche il numero di casi dichiarati inammissibili resta elevato”.

Il problema della lunghezza dei processi non riguarda solo la giustizia civile ma anche la penale. “L’Alta Corte ha segnalato un aumento generale delle cause pendenti nel 2020 – scrive la Commissione – Ciò conferma l’urgenza di misure per migliorare la situazione, soprattutto in appello. Inoltre, la metà dei processi di primo grado si concludono con l’assoluzione”.

Per Bruxelles è essenziale che la riforma segua le indicazioni del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, sia per quanto riguarda la lunghezza dei procedimenti sia per quanto riguarda l’indipendenza dei magistrati, altro tallone d’Achille del sistema.

“In diversi Stati membri – l’annota l’organismo di Strasburgo – l’associazione dei giudici ha una certa influenza sulla selezione dei membri del Consiglio della magistratura. A condizione che non leda l’indipendenza dei lavori del Consiglio della magistratura, tale partecipazione alla selezione dei suoi membri potrebbe essere accolta con favore. Bisogna fare attenzione, tuttavia, che un tale sistema non porti alla politicizzazione dell’elezione e al successivo lavoro del Consiglio. In ogni caso, non dovrebbero esserci discriminazioni e i membri di un’associazione di giudici dovrebbero essere liberi di diventare membri di un Consiglio della magistratura a sostegno dell’indipendenza della magistratura”. 

Bruxelles ricorda che “solo il 34 per cento degli italiani e solo il 29 per cento delle imprese italiane considera il sistema giudiziario equo e giusto”. I dati sono in calo negli ultimi due anni, evidentemente in concomitanza con le polemiche sui processi di nomina interni dei magistrati. Bruxelles nota però che “il Consiglio superiore della magistratura ha continuato a introdurre regole volte a favorire la trasparenza e la nomina meritocratica alle alte cariche” e “ha avviato una serie di procedimenti disciplinari”.

Ma non basta. Il malfunzionamento della macchina giudiziaria favorisce la corruzione, è la tesi di Bruxelles, diametralmente opposta a quella sostenuta dal procuratore Nicola Gratteri, critico rispetto alla necessità invocata dall’Unione di tagliare i tempi dei processi.

“Gli sforzi per combattere la corruzione continuano ad essere ostacolati da tempi eccessivi (dei procedimenti, ndr.), in particolare a livello di appello”, scrive la Commissione. Tanto più che “la pandemia ha aumentato significativamente il rischio di corruzione e reati legati alla corruzione con tentativi di infiltrarsi ulteriormente nell’economia legale italiana. Secondo la polizia, la criminalità ha beneficiato in particolare degli acquisti di piccole imprese private, come i ristoranti in difficoltà economiche a causa del Covid, e di prodotti sanitari, mascherine, dispositivi di protezione vari e gadget medici, che possono servire come mezzo per facilitare altri reati legati alla corruzione, come il riciclaggio di denaro”.

Ma la Commissione critica il nuovo codice appalti: “Il decreto legge sulle misure di semplificazione amministrativa e digitalizzazione adottato nel luglio 2020 ha introdotto anche un regime speciale per l’affidamento degli appalti pubblici. Le misure vertono su procedure rapide e aggiudicazioni dirette senza concorso ufficiale, su procedure di aggiudicazione semplificate e su sanzioni per chi sospende o rallenta l’affidamento e l’esecuzione di lavori pubblici, tutte cose che rischiano di favorire la corruzione”. 

Ce n’è anche per i nuovi metodi di finanziamento dei partiti, dall’abolizione del finanziamento pubblico. “La pratica di convogliare le donazioni attraverso fondazioni e associazioni politiche prima che vengano trasferite ai partiti politici può rappresentare un ostacolo alla responsabilità pubblica, in quanto tali operazioni sono difficili da tracciare e monitorare”, scrive la Commissione.

E poi c’è la necessità di digitalizzare il ‘pianeta giustizia’. A Bruxelles seguono con attenzione il dibattito italiano. C’è ancora del tempo davanti, non tanto.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia