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“La lezione del Ddl Zan: la Chiesa è ormai irrilevante”

ROME, ITALY - JUNE 26: People with a sign saying Love will Win, take part in Rome Pride, the LGBTQIA+ parade, on June 26, 2021 in Rome, Italy. The Italian prime minister defended parliament after the Vatican requested a revision on an anti-discrimination draft bill that provides protection for LGBTQ persons, saying the new law could interfere with religious freedoms. (Photo by Simona Granati - Corbis/Corbis via Getty Images)

Settantanove organizzazioni cattoliche, due settimane fa, hanno inviato una lettera ai senatori italiani per chiedergli di “scongiurare” quelli che considerano “gli effetti illiberali” del disegno di legge Zan. All’onorevole Alessandro Zan, che è un deputato, la lettera l’ha recapitata di persona una rappresentante dei genitori cattolici, la settimana scorsa. Lui, però, l’ha respinta.

La scena, avvenuta all’ingresso del Senato, a Roma, ritrae abbastanza fedelmente lo stato dei rapporti tra il Partito democratico e il mondo cattolico. Un rapporto inesistente. Anche i più concilianti degli appelli rivolti ai vertici del Pd, come quello di Monsignor Paglia sulla “Stampa”, nel quale assicurava che “nessuno nella Chiesa vuole bloccare” il disegno di legge e che “il testo va solo corretto e riformulato in alcune parti”, sono stati ignorati. “Il fatto è enorme”, dice Massimo Faggioli, storico e teologo, professore alla Villanova University di Philadelphia.

Il Partito democratico è nato dall’unione dei cattolici di sinistra e degli ex comunisti, la cui cultura politica ha sempre avuto in speciale considerazione la Chiesa e l’importanza della sua religione nella società italiana. Ma, oggi, di tutto questo, non sembra essere rimasto più molto, nonostante il segretario del Pd, Enrico Letta, sia uno degli ultimi uomini politici formati dall’Azione cattolica. Nel Pd, è difficile persino individuare un’area cattolica – che non significa che i cattolici non ci siano più, ma che il loro cattolicesimo non è più un fatto politico. “Un intero mondo è collassato”, dice Massimo Faggioli, “e la questione va ben al di là del Pd”.

Sulla rivista “Il Regno”, il direttore, Gianfranco Brunelli, ha individuato le date e i confini di questa mutazione radicale: “Negli ultimi 10-15 anni – ha scritto – sono saltati i livelli di mediazione intermedia tra i due punti apicali, che per la storia italiana si configurano anche come due entità indipendenti e sovrane: la Santa Sede e l’Italia”. Un ragionamento che Massimo Faggioli ritiene essere il centro della questione. “Tutti i canali di discussione che c’erano tra i partiti politici e la Chiesa, inclusi quelli del Pd, sono saltati” dice all’HuffPost. “E questo è successo perché la Conferenza Episcopale Italiana, che era stata l’interlocutrice privilegiata della politica, è completamente implosa. Come in altri ambiti della società, anche dentro la Chiesa ha vinto la disintermediazione. Con due conseguenze: la prima è che, esaurita la possibilità di ogni mediazione, si è allargato lo spazio politico per gli estremisti di entrambe le parti, spingendo il dibattito sempre più verso posizioni ideologiche; la seconda conseguenza, è che il conflitto è destinato ad arrivare sempre più direttamente alla sfere più alte, contrapponendo il Papa da una parte, e il governo italiano dall’altra”. Com’è già successo nel caso della nota della segreteria di Stato vaticana all’ambasciata italiana presso la Santa sede.

Tutte le strade portano al cardinal Ruini, quando si accenna alla fine del ruolo dei cattolici nella politica italiana. C’è chi sostiene che la sua sia stata l’ultima guida capace di far contare la Chiesa nella società italiana e che nessuno sia riuscito a raccogliere la sua eredità. E c’è chi sostiene, al contrario, che la sua gestione accentratrice abbia svuotato le realtà cattoliche che esistevano in Italia fino al suo arrivo, portandole così all’estinzione. Entrambe le interpretazioni danno per acquisito che l’implosione cattolica sia avvenuta, e che il discorso intorno al ddl Zan abbia avuto il ruolo di svelarla definitivamente. Già nella primavera del 2020, quando il governo Conte stabilì le regole per i culti religiosi, tra cui anche la messa, in pieno periodo pasquale, la Cei non riuscì a far valere nessuna delle proprie ragioni. “E infatti quello – dice Faggioli – è stato il punto di svolta”.

Più si entra dentro il terreno che separa il mondo cattolico da quello pubblico italiano, più ci si accorge che il nodo non è solo istituzionale. “La cultura cattolica è diventata irrilevante”, dice Gianpiero Dalla Zuanna, professore di demografia all’Università di Padova, ex senatore del Partito democratico e osservatore della presenza cattolica nella sfera più intima delle persone, quella della sessualità. Tra i suoi lavori, ce n’è uno di undici anni fa, La sessualità degli italiani, che necessita di un sensibile aggiornamento. “In questo momento – dice – sto lavorando a un articolo che pubblicherò su una rivista scientifica internazionale il cui titolo è ‘La fine della sessualità cattolica’”. Secondo Della Zuanna, a differenza dell’Italia degli anni Cinquanta, nella quale il comportamento sessuale era fondamentale per distinguere un cattolico da un non cattolico, “oggi i comportamenti sessuali dei cattolici sono indistinguibili da quelli dei non cattolici, soprattutto tra i più giovani”.

Tra le ragazze e i ragazzi sotto i trent’anni, riporta un sondaggio Demos, il consenso al ddl Zan supera il 75 per cento. Una percentuale che mostra quanto il discorso cattolico non influenzi più le idee dei giovani italiani, e sarà destinato a farlo sempre di meno. Parlare di ingerenza della Chiesa, in questo contesto, è un capolavoro di pigrizia, giacché l’irrilevanza dei cattolici è un dato di fatto, tra gli studiosi, e anche nella testa di Enrico Letta, che – pur cattolico – ha sempre tenuto fuori la questione dal suo discorso politico.

“Letta, così come Renzi – dice Faggioli –, fa parte di una generazione che ha vissuto una privatizzazione della cultura politica cattolica”. Per cui i valori cattolici non hanno alcun ruolo pubblico. Possono sì orientare i comportamenti e le convinzioni personali, ma non la politica. Un fatto di cui molti si rallegreranno. Ma non Faggioli. Il quale vive negli Stati Uniti e osserva l’avanzare di un’ideologia – quella della cancel culture – che definisce (tra virgolette) “maoista”, tanto tende ad affermare le proprie convinzioni fanaticamente. Racconta, Faggioli, che la Chiesa americana è l’avamposto di uno scontro con una cultura che mette in discussione l’intero impianto antropologico cristiano (è quello che hanno fatto i gender studies, di cui la cancel culture è figlia). Una questione che riguarda anche noi. Primo, perché sull’antropologia cristiana si è costruita anche una buona parte della cultura laica occidentale. Secondo, perché già la legge Zan recepisce alcuni rudimenti degli studi sul gender.

E se arriverà anche anche qui, la bufera dell’intransigenza, chissà se saremo così sollevati dal sapere che non è rimasto più nulla, in giro, a opporgli resistenza.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia