• Dom. Set 19th, 2021

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La giustizia salviniana assolve per censo e status

Calma e gesso, perché è così grossa che ci vuole freddezza. Riguardiamo il video di Salvini, a pistola quasi fumante, quando la dinamica dell’accaduto non è ancora chiara e si sa solo che un assessore leghista ha sparato a un marocchino in piazza. E chiunque dotato di buonsenso – lasciamo stare chi si professa garantista e sostiene i referendum dei radicali – chiunque, dicevamo, prima di emettere sentenza, si preoccuperebbe innanzitutto di capire la dinamica dell’accaduto.

Ecco Salvini: “Altro che Far West a Voghera, si fa strada l’ipotesi della legittima difesa”. Su quali elementi si faccia strada, non è dato sapere, perché è ancora in corso la ricostruzione dei fatti e gli inquirenti non hanno ancora parlato. Né è dato sapere perché, nella civile Voghera, e non nel Messico dei Western, un assessore se ne vada in giro armato di pistola. L’assoluzione è preventiva, punto. Su cosa si fonda? Prosegue così, parlando del suo assessore: “È un docente di diritto penale, funzionario di polizia, avvocato penalista noto e stimato”. Dunque lo si assolve per censo, status e curriculum. Uno stimato, se spara, ha ragione lui. La logica è questa.

E ancora: “Vittima di un’aggressione, ha risposto ed accidentalmente è partito un colpo”. Ma non aveva detto, trenta secondi prima, che si tratta di legittima difesa, che presuppone un’azione consapevole e non un fatto accidentale? Andiamo avanti: la vittima “è un cittadino straniero già noto purtroppo in città per violenze, aggressioni e addirittura atti osceni in luogo pubblico”. E dunque, per lo stesso criterio di censo, status e curriculum si merita una bella schioppettata, magari proprio per gli atti osceni, signora mia gli atti osceni proprio no. Gran finale: “Aspettiamo le ricostruzioni dei fatti”, cosa che non ha fatto e non fa, perché – chiosa – “la difesa è sempre legittima come estrema ratio di fronte a una aggressione”. Aggressione di cui non si sa nulla fuorché che l’aggressore era disarmato.

Nota del cronista: la terrazza da cui è stato registrato il video è parecchio assolata e l’ipotesi del colpo di sole potrebbe in parte spiegare la sconclusionatezza delle argomentazioni, oppure “in sole”, un po’ come “in vino”, “veritas”: si abbassano i freni inibitori ed esce l’indole. Perché gli elementi sono i classici di un certo armamentario autentico del salvinismo: la fobia per lo straniero, il manicheismo ideologico che rende legittima la difesa anche se è offesa, a maggior ragione se il protagonista “perbene” è uno che voleva il daspo per i senzatetto.

Arieccolo, insomma, Salvini, l’originale, il giustiziere dopo il (finto) ripudio del giustizialismo durato lo spazio di qualche firma ai referendum radicali già dimenticate a Santa Maria Capua Vetere, in modalità sincera ed elettorale. Che in una settimana – proprio non ce la fa – ne spara davvero una raffica, tra l’ammiccamento ai no vax sul green pass, il gioco a nascondino sul proprio vaccino e lo sdoganamento degli “animal spirit” omofobi dopo aver finto la disponibilità a un compromesso sul ddl Zan. Finto, senza neanche tanta perizia. Perché se dici di essere disponibile a una legge poi non fai intervenite in Senato l’illuminata Antonella Faggi per sostenere che “se Dio ci avesse voluti diversi ci avrebbe dato strumenti per cambiare sesso” (sic!). Evvai così: negazionismo, omofobia e pure pallottole. Tre colpi, il terzo non è neanche a salve. 

Articolo proveniente da Huffington Post Italia