• Gio. Set 23rd, 2021

Red Viper News

L'aggregatore di notizie di Red VIper

Erdogan a Cipro, ogni viaggio restringe i diritti sulla parte dell’isola in mano turca

Turkish President Tayyip Erdogan and Turkish Cypriot leader Ersin Tatar attend a military parade during the second day of Erdogan's official visit to the Turkish Republic of Northern Cyprus, a breakaway state recognised only by Turkey, in northern Nicosia, Cyprus July 20, 2021. Murat Cetinmuhurdar/Presidential Press Office/Handout via REUTERS THIS IMAGE HAS BEEN SUPPLIED BY A THIRD PARTY. NO RESALES. NO ARCHIVES.

Il presidente Erdoğanil 19 luglio scorso è sbarcato, con una foltissima delegazione senza precedenti, all’aeroporto Ercan dell’autoproclamata Repubblica turca di Cipro Nord per i festeggiamenti del 47° anniversario dell’operazione militare del 20 luglio 1974.

Vi erano tra gli altri anche il presidente del Parlamento Mustafa Şentop, il suo prezioso alleato di estrema destra panturanica Devlet Bahçeli, il vicepresidente Fuat Oktay, il ministro degli Esteri Mevlüt Çavuşoğlu, quello della Difesa Hulusi Akar e dell’EnergiaFatih Dönmez.

Sullo stesso aereo presidenziale vi era anche uno dei pesi massimi del partito islamista Saadet, Oğuzhan Asiltürk, influente esponente dell’Islam politico turco, corteggiatissimo dal reis che tenta di staccare il piccolo partito fondato nel 2001 da Necmettin Erbakan, già suo mentore, dalle braccia dell’Alleanza della Nazione (Millî İttifakı) costituita dalle due maggiori forze d’opposizione, il Partito repubblicano del popolo (CHP), laico e di sinistra, e l’İYİ Parti (il Partito Buono), di centrodestra.

Ogni volta che Erdoğan incontra Oğuzhan Asiltürk, così come rappresentanti di ordini, associazioni e fondazioni religiose, i diritti e le libertà, in particolare i diritti delle donne, fanno un passo indietro perché il presidente non può perdere il loro supporto.

Il leader turconel fare loro concessioni ideologichecerca di sedare la ribellione interna al suo partito e nella moltitudine delle organizzazioni religiose che costituiscono la sua base elettorale, esplosa con il taglio delle risorse trasferite dai comuni a questi circoli dell’Islam anche radicale dopo la pesante sconfitta del Partito della giustizia e dello sviluppo (AKP) subita alle elezioni comunali del 2019 in tutti i maggiori centri urbani del paese.

Il Presidente per rimanere al potere è costretto ad assecondare questi circoli che potrebbero rivoltarsi contro e disintegrare quel che resta dell’AKP.

Oğuzhan Asiltürk aveva chiesto il ritiro della Turchia dalla Convenzione di Istanbul e lo ha ottenuto.

Erdoğan è legato soprattutto al suo prezioso alleato in Parlamento, al leader del nazionalismo estremo panturanico Devlet Bahçeli che detta un’agenda fortemente securitaria e anticurda in politica interna ed espansiva e muscolare in politica estera.

E non è un caso che nelle ultime visite del presidente turco nella parte nord di Cipro, occupata militarmente dalla Turchia dal 1974, vi è sempre stato al suo fianco Bahçeli e il 20 luglioa Nicosia hanno insieme reso omaggio alla casa natale di Alparslan Türkeş, fondatore del movimento nazionalista MHP, con la sua visione di estrema destra, e dei Lupi Grigi, l’organizzazione giovanile del partito denominata anche Ülkü Öcakları (I focolari degli idealisti), in cui militano xenofobi, antisemiti e promotori degli ideali panturanici.

Nella delegazione per Nicosia vi era anche il presidente del Partito della sinistra democratica (DSP) Önder Aksakal, il partito di Bülent Ecevit, a suo tempo primo ministro che ordinò l’invasione di Cipro nel 1974.

In un primo momento questo partito aveva organizzato un evento indipendente in memoria di Ecevit, ma poi è stato convinto dal governo a non tenere una cerimonia separata e dunque è stato aggiunto alla folta delegazione.

 

La buona novellaannunciata con enfasi dal presidente Recep Tayyip Erdoğan alla vigilia della celebrazione del 20 luglio a Cipro, che aveva suscitato preoccupazioni a Bruxelles e a Washington, si erapalesata in un annuncio della costruzione di un complesso presidenziale e di una nuova sede del Parlamentonella parte nord dell’isola.

 

Prima del viaggio presidenziale a Cipro, molti osservatoriavevano ipotizzato che il presidente Erdoğan avrebbe annunciato che il nome dell’autoproclamata Repubblica turca di Cipro del nord, riconosciuta solo da Ankara, sarebbe mutato in quello di “Stato turco-cipriota” e il ritiro della Turchia in quanto paese garante dai colloqui intercomunitari sponsorizzati dall’ONU, sancendo così la fine di una ipotesi di soluzione di tipo federale per l’isola dando seguito invece alla proposta di quella a due stati avanzata dall’amministrazione turco-cipriota nei colloqui di Ginevra del 27 aprile scorso.

Ci si immaginava che la buona novella promessa dal presidente turco prevedesse il lancio di una campagna diplomatica per il riconoscimento della Repubblica turca di Cipro del nord o che annunciasse provocatoriamente l’apertura di Varosha (Maraş in turco), un quartiere simbolo dell’annosa crisi irrisolta,la cosiddetta città fantasma, completamente chiusadal 1974, quando il 20 luglio di quell’anno la Turchia occupò la parte nord di Cipro per proteggere la popolazione turco-cipriota dal tentativo dei nazionalisti greco-ciprioti manovrati dalla Grecia dei colonnelli che tentarono l’annessione dell’isola, stroncando l’antico sogno greco dell’Énosis.

Gli abitanti di Varosha, prevalentemente greco-ciprioti, fuggirono. Secondo la risoluzione550 dell’ONU la città dovrà essere restituita ai legittimi proprietari e dunque per questo in mancanza di un accordo di riunificazione è rimasta d’allora disabitata e abbandonata.

 

La visita di una delegazione della Commissione per gli Affari esteri e le relazioni interparlamentari dell’Azerbaigian, del Milli Majlis, al presidente turco-cipriota Ersin Tatar, avvenuta due giorni prima di quella di Erdoğan, aveva rafforzato l’idea che l’annunciata buona notizia potesse essere quella del riconoscimento da parte dell’Azerbaigian dell’autoproclamata Repubblica turco-cipriota.

Altri avevano ipotizzato invece che l’annuncio avrebbe riguardato la scoperta da parte turca di riserve di gas naturale al largo di Cipro.

Ma nulla di tutto questo il leader turco ha annunciato; si è limitato a promettere la costruzione di un nuovo complesso presidenziale e di una nuova sede parlamentare che dovrebbe sorgere nell’area di Metehan a Nicosia su 500 acri di terreno e includere un ampio parco.

Di questa faraonica costruzione si farebbe carico Ankara con buona gioia dei costruttori turchi.

La buona novella si è rivelata dunque l’annuncio della costruzione di un complesso presidenziale perché quello attuale, sobrio e in armonia con l’architettura di una tipica isola del Mediterraneo, è ritenuto invece dal presidente turco uno slum, una baraccopoli e dunque inadeguata a rappresentare la storia dell’isola.

 

La notizia ha portato un leggero sollievo a Bruxelles e ha entusiasmato i costruttori turchi. Erdoğan dunque al di là della retorica fortemente nazionalista non ha annunciato alcun passo concreto verso la soluzione a due stati.

È stato attento a non fare dichiarazioni che avrebbero influito negativamente sui rapporti Turchia-UE e nei riguardi di Washington.

Non c’era nulla di inaspettato nei messaggi di Erdoğan su Cipro.

Il leader turco ha ripetuto che avrebbelavorato per una soluzione a due stati, ma non ha annunciato alcun passo concreto in tal senso e per quanto riguarda il quartiere chiuso di Varosha ha sottolineato di volersi muovere nel pieno rispetto delle leggi internazionali e dei diritti di proprietà delle abitazioni dei greco-ciprioti che erano stati costretti a fuggire dalle loro abitazioni. Lo ha detto con l’obiettivo di calmare sia l’UE che gli USA.

 

Erdoğan appare come un acrobata nel difficile tentativo di salvaguardare i suoi interessi politici interni assecondando il furore nazionalista e islamista dei suoi alleati e a rafforzare la sua influenza in politica estera in maniera tale da non arrivare alla rottura col suo maggiore alleato, gli USA, e con la pur sempre preziosa Unione europea.

L’agenda di Erdoğan seguita a Cipro è dunque perfettamente in linea con queste due direttrici e lo sbarco di una delegazione così massiccia e variegata a Cipro nord dopo 47 anni da quello delle truppe turche di terra a Kyrenia appare come un prologo della campagna di propaganda della sua Alleanza popolare che spera possa essere la più ampia possibile pronta a vincere le prossime elezioni nel 2022 o nel 2023.

 

Erdoğan nella sua visita a Cipro ha anche presentato diversi progetti di costruzione sostenuti dalla Turchia, tra cui l’apertura di due basi militari nella parte nord dell’isola: una base per droni e una base navale a Famagosta.

La base militare di Geçitkale, costruita per l’atterraggio di aerei da guerra turchi dopo il 1974, ma rimasta inattiva negli anni successivi, potrebbe essere trasformata in una base armata permanente di droni senza equipaggio.

Il primo drone UAVè atterrato a Geçitkale nel dicembre 2019. I droni turchi che decollano dalla base di Muğla Dalaman già utilizzano Cipro nord come punto di atterraggio.

Certamente il governo della Repubblica turca di Cipro del Nord che  sotto l’ala protettiva di Ankara accoglie favorevolmente i progetti di sviluppo infrastrutturale locale, ma è da notare che vi è un crescente senso di disagio anche tra le aziende che tradizionalmente sostengono il Partito di unità nazionale di Tatarperché ormai sempre più progetti sono gestiti direttamente dai ministeri turchi e vengono assegnati a società turche e non a quelle locali.

Inoltre vi è da registrare una profonda spaccatura all’interno del quadro politico turco-cipriota tra sostenitori del presidente fedelissimo di Ankara, Ersin Tatar, e l’opposizione storicamente sostenitrice della soluzione federale. Nella sessione straordinaria del 20 luglio del parlamento turco-cipriota alla quale ha partecipato il presidente Erdoğan i due partiti maggiori di opposizione hanno boicottato l’evento.

I quindici deputati del Partito repubblicano turco (CTP), laico di sinistra e del Partito social democratico (TDP) dell’ex presidente Mustafa Akıncı non hanno partecipato alla cerimonia.

Il leader Tatar ha bollato il boicottaggio come “tradimento”.

Anche l’ex presidente Mehmet Ali Talat, un tempo al fianco di Erdoğan nel sostegno al Piano Annan di riunificazione dell’isola e del processo referendario del 2004, ha partecipato al boicottaggio.

E anche i sindacati hanno fatto sentire la loro rabbia.

L’ex presidente di Cipro nord, Mustafa Akıncı, moderato e sostenitore di una soluzione federale, all’indomani della sua sconfitta elettorale nell’ottobre del 2020 scrisse sulla sua pagina Facebook che in una eventuale soluzione a due stati la Repubblica turca di Cipro del Nord sarebbe diventatadi fatto una nuova provincia della Turchia.

Akıncı denuncia il commissariamento di Cipro nord e vede in Tatar un “fiduciario” di Ankara. Per questo l’ex presidente si sente ora un leader minacciato.

Il 6 luglio scorso Ali Bizden, consulente stampa di Akıncı, è stato trattenuto all’aeroporto Sabiha Gökçen per 11 ore e ora ha un divieto di ingresso in Turchia per cinque anni.

Qualcosa di simile è capitata al professore Ahmet Cavit An.

Sembra che sia stata creata una lista nera per dissidenti con il codice G82: minaccia alla sicurezza nazionale.

 

Mustafa Akıncı nelle sue denunce fa riferimento ad un recente rapporto diffuso da un team di giuristi nel quale si sostiene che nelle ultime elezioni vinte da Ersin Tatar, leader del partito nazionalista-conservatore (Ulusal Birlik Partisi), vi sarebbe stata una invasiva ingerenza di Ankara, addirittura con i suoi servizi di intelligence.

Secondo Akıncı la Turchia è sempre intervenuta nelle elezioni a Cipro nord, ma non è mai stata così coinvolta con i suoi servizi del MİT, con i suoi soldati e la sua burocrazia, con pressioni e minacce.

Cipro ha riacquistato per Erdoğan sempre più una importanza strategica dopo la scoperta di giacimenti di gas nel Mediterraneo orientale e il presidente intende usare la parte nord dell’isola che occupa dal 1974 come pedina strategica nel più ampio scacchiere regionale.

Nel 2019, Ankara aveva deciso di inviareal largo dell’isola navi da perforazione scortate da fregate della marina per condurre attività di prospezione offshore di idrocarburi nel Mediterraneo orientale fino a quando non sarebbe stato raggiunto un accordo equo sui diritti di estrazione. Ciòalimentò le dispute con Grecia e Cipro sui confini marittimi e sui diritti allo sfruttamento della piattaforma marina sottostante.

Le tensioni con Atene e con il governo della Repubblica cipriotasi intensificarono e vi furono forti proteste da parte di Washington e dell’Unione europea che minacciò di imporre sanzioni ad Ankara se non avesse ritirato le sue navi.

Con la ripresa del dialogo di alto livello tra Turchia e UE nell’aprile 2021 fu avviata un’agenda positiva con la quale il governo turco si impegnava a sospendere le sue attività illegali nel Mediterraneo orientale in cambio dell’impegno del rinnovo dell’accordo sui migranti del 2016 e dell’ampliamento degli Accordi di Unione doganale del 1995.

Quella cipriota è una annosa questione.

Cipro dal 1974 è divisa in due da una “linea verde” che separa la parte sud, amministrata dalla comunità greco-cipriota, da quella dell’autoproclamata Repubblica Turca di Cipro del Nord, riconosciuta dal solo governo di Ankara e dove vive una comunità turca di circa 250 mila abitanti.

I numerosi tentativi sotto l’egida dell’ONUdi riunificazione in uno stato federale bi-zonale e bi-comunitario sono tutti falliti.

Anche l’ultimo, il più promettente, nel 2017, quello nella famosa località sciistica di Crans Montana, ha rivelato che la strada per la riunificazione è ancora irta di ostacoli. Il principale scoglio è rappresentato dalla presenza di almeno 30 mila soldati turchi a Cipro nord e dalla divisione sulla necessità della presenza di paesi garanti quali Turchia, Grecia e Gran Bretagna.

Greco-ciprioti, Grecia e Gran Bretagna chiedono il ritiro di tutti i militari stranieri presenti sull’isola e la fine del sistema delle garanzie, ritenuto anacronistico. Al contrario i turco-ciprioti e la Turchia non vogliono rinunciare né alla presenza militare né ai diritti d’intervento stabiliti dal Trattato di Zurigo-Londra (1959)

Altre divergenze sono dovute al sistema di governance in un futuro stato federale e recentemente si è aggiunta anche la disputa sui confini marittimi e i diritti sull’estrazione di idrocarburi dai fondali marini al largo di Cipro.

La mancanza di fiducia tra greci e turchi sta alla basa di questo stallo.

 

La fiducia crollò del tutto dopo la tenuta del referendum sul Piano Annan del 24 aprile 2004 che prevedeva la riunificazione dell’isola in uno stato federale.Allora vi fu un punto di svolta.

Il referendum non ebbe esito positivo perché sebbene i turco-ciprioti si fossero espressi a larga maggioranza per il “sì” alla riunificazione, la parte greca invece si espresse per il “no”.

L’Unione europea commise un grave errore e invece di vincolare l’adesione al sì al referendum, premiò il governo greco-cipriota accogliendolo in veste di rappresentante dell’intera isola e cioè come Repubblica di Cipro. I turco-ciprioti si videro non rappresentati e dunque considerati come paria all’interno dell’Unione europea e per giunta tutte le promesse e le rassicurazioni di Bruxelles per un sostegno alla parte nord di Cipro, che si era resa indipendente, divennero carta straccia. Fu imposto un embargo allo scambio commerciale che è ancora in vigore e i suoi cittadini non hanno tuttora gli stessi diritti degli altri abitanti dell’isola.

Il presidente turco, abilmente, non sta facendo altro che dare una risposta alla stanchezza e alle frustrazioni che vive la popolazione turco-cipriota per gli interminabili negoziati tutti falliti.

La scelta di Bruxelles del 2004 ha avuto un’altra conseguenza negativa: quella di abbandonare i turco-ciprioti in quattro decenni di isolamento politico-diplomatico ed economico che sono stati sfruttati da Ankara per minare la cultura decisamente laica della comunità turca dell’isola con continui innesti di conservatorismo islamico, con l’inserimento di decine di migliaia di coloni turchi.

Le dichiarazioni di Erdoğan non sembrano miranti a strappare le massime concessioni in un eventuale futuro tavolo di colloqui di pace alquanto improbabili e sarebbe un errore non prenderle sul serio.

 

Articolo proveniente da Huffington Post Italia