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Clima, la scommessa dell’Ue è globale

Largamente atteso e anticipato il pacchetto di misure “Fit for 55” della Commissione europea è stato presentato la settimana scorsa. Si tratta in estrema sintesi delle norme e degli strumenti che consentiranno concretamente ai Paesi dell’Ue di raggiungere gli ambiziosi obiettivi stabiliti attraverso la legge sul clima: entro il 2030 riduzione delle emissioni del 55 per cento rispetto al livello del 1990, entro il 2050 neutralità climatica.

Il pacchetto è piuttosto complesso, e comprende per esempio l’estensione del mercato delle emissioni nocive e la tassazione sul carbonio alla frontiera, per difendere le nostre produzioni dalla concorrenza sleale di paesi con standard inferiori. Quella che ha suscitato le reazioni più accese, a catalizzato l’attenzione del dibattito, riguarda l’industria automobilistica. In una marcia molto serrata si stabilisce che i veicoli immatricolati debbano a partire dal 2035 essere a emissioni zero.

Le proteste dei produttori hanno avuto una coda anche nel nostro Paese, riproponendo un dibattito – a cui hanno partecipato anche alcuni membri del governo – che la nostra associazione Transizione ecologica solidale (TES) ha evidenziato per la sua importanza sin da quando è nata, circa tre anni fa, ovvero che l’applicazione molto stringente e rapida di misure di riconversione rischia di penalizzare fortemente alcuni settori produttivi e di riversarsi, alla fine, sui più deboli, i lavoratori. I timori esplicitati nell’ambito del settore dell’auto, ma anche per quanto concerne i costi dell’energia, riguardano tutto il processo della transizione ecologica.

Sono preoccupazioni che non mettono in dubbio gli obiettivi ma vogliamo che ci si arrivi con un percorso che sia giusto. Lo rafforzano quindi nelle caratteristiche che sosteniamo da sempre: le componenti ecologica e sociale della transizione devono marciare assieme per fare in modo che il processo di cambiamento del modello di sviluppo arrivi a costituire un’opportunità per le fasce più deboli della popolazione. Su questo crinale la posta in gioco è altissima.

È fondamentale infatti che le azioni di avanguardia che l’Unione europea porta avanti si dimostrino vincenti. In questo modo potranno costituire un modello per soggetti il cui contributo di emissioni, e quindi potenzialmente di inversione di rotta (a cominciare da Cina e Stati Uniti), è più rilevante. La transizione ecologica dovrà quindi in Europa essere prima di un paradigma ambientale un modello economico e sociale di successo.

Per questo, nel percorso ancora lungo che porterà all’applicazione delle misure appena presentate dalla Commissione europea, è molto importante riflettere sulla costruzione di strumenti che servano a perseguire gli obiettivi di protezione sociale. Il fondo sociale per il clima – 72 miliardi in sette anni a sostegno dei soggetti più esposti – che rientra nel “Fit for 55” va senza dubbio nella giusta direzione, a patto naturalmente che emerga in tutta la necessaria incisività.

Ugualmente fondamentali sono gli interventi che i governi saranno in grado di costruire, sia nell’ambito delle misure immediate di sostegno che a livello di riforme complessive. A questo proposito la riforma degli ammortizzatori sociali che il ministro del Lavoro Andrea Orlando si accinge a presentare può costituire un tassello strategico, nel suo intento di estensione delle protezioni ma anche di potenziamento dell’efficacia della formazione, fondamentale nel momento in cui rilevanti settori dell’economia non potranno che cambiare pelle.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia