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A Napoli nord il Tribunale di frontiera: pochi uffici, impiegati ridotti all’osso, sedie e bagni contati

DiRed Viper News Manager

Lug 21, 2021

«Il Tribunale di Napoli Nord non ha un’autonoma sezione dedicata alle procedure di Riesame, non ha la Corte di Assise, non ha un’autonoma sezione dedicata alle misure di prevenzione, non ha un ufficio di Sorveglianza». È una delle denunce contenute nel Libro bianco che la Camera penale di Napoli Nord, guidata dall’avvocato Felice Belluomo, ha consegnato alla ministra della Giustizia Marta Cartabia per segnalare le annose criticità del grande Tribunale di provincia.

Un Tribunale creato nel 2013 per decongestionare il Palazzo di Giustizia di Napoli, ma di fatto lasciato ad arrancare fra risorse insufficienti e spazi inadeguati. All’ufficio Tiap, per esempio, quello che si occupa della gestione informatica del fascicolo processuale, ci sono solo due impiegati: «Un numero – scrivono i penalisti nel Libro bianco – assolutamente insufficiente per rispondere alle esigenze dell’utenza e degli avvocati che operano quotidianamente presso il Tribunale di Napoli Nord che per numero di procedimenti iscritti è tra i primi cinque d’Italia». A ciò si aggiunge il problema delle aule e degli spazi riservati agli avvocati: «Quotidiane – denunciano i penalisti – sono le segnalazioni in cui gli avvocati sono costretti a rimanere in piedi per la mancanza anche di un numero minimo di sedie, scrivanie e banchi. Inoltre, è totalmente assente uno spazio di lavoro e di attesa per gli avvocati, e persino i servizi igienici, non a uso esclusivo di magistrati e personale di cancelleria, sono del tutto minimi e quelli degli avvocati sono promiscui a tutta la restante utenza del Tribunale».

Gli spazi sono uno dei nodi. «Vi è un aulario già individuato e finanziato economicamente per il completamento dell’aula bunker, i cui lavori – denunciano i penalisti – non sono mai iniziati e a oggi vi è solo il cartello di segnaletica esterna al Palazzo di Giustizia». E se si considera che il territorio su cui ricade la competenza di questa sede giudiziaria è un territorio ad alta vocazione criminale, è evidente che anche la mancanza di un’aula bunker diventa un disagio.

«Il Tribunale di Napoli Nord è un tribunale di frontiera con problemi sociali molto particolari e che ha bisogno di interventi tempestivi dal parte del Ministero», è stata la risposta della ministra Cartabia. «Come spesso accade nei posti di frontiera – ha aggiunto – si trovano persone, dai capi degli uffici al personale, motivati a rendere un efficiente servizio per i cittadini e che hanno uno sguardo che vede lontano. Sono le persone ad avermi colpito in questa visita», ha concluso la guardasigilli. Uno dei luoghi critici della giustizia napoletana. Critico come, sebbene per motivi diversi, è anche l’Ufficio del giudice di pace di Napoli, un ufficio dai grandi numeri se si considera la mole di procedimenti.

Ebbene, accogliendo la proposta della presidente del Tribunale di Napoli Elisabetta Garzo e dell’Ordine degli avvocati guidato dal presidente Antonio Tafuri, sarà proprio dall’Ufficio del giudice di pace partenopeo che partirà la sperimentazione del processo civile telematico. «Si tratta – ha commentato Tafuri – di un’apertura di credito che il Ministero, e in particolare il capo dipartimento dell’organizzazione giudiziaria Barbara Fabbrini, ci ha riconosciuto e che ora spetta a noi meritare e finalizzare, nella prospettiva di diventare a breve il primo ufficio del giudice di pace italiano telematico. Il risultato passerà anche attraverso la sinergia con giudici e personale amministrativo e sono sicuro che si replicherà il circolo virtuoso della collaborazione fra le tre componenti della macchina giustizia».

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