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Le conseguenze economiche della pandemia sui più giovani

DiRed Viper News Manager

Lug 20, 2021

La crisi sanitaria globale in corso ha avuto e continuerà ancora ad avere gravi conseguenze anche sulla sfera economica e del lavoro. Un aspetto evidente nel nostro paese, il primo in Europa a essere colpito dalla pandemia, in una fase in cui il mercato del lavoro si stava ancora in un certo senso riprendendo dagli effetti della crisi economica mondiale del 2008.

Solo nel 2019 infatti, con il 59% degli italiani occupati, eravamo tornati al livello di occupazione del 2007 (58,6%), superandolo anche lievemente.

58,1% gli occupati in Italia sulla popolazione tra 15-64 anni, nel 2020.

Il 2020 ha invece rappresentato una battuta di arresto e un passo indietro rispetto al trend di crescita degli ultimi anni. Una situazione che, analizzando i dati mese per mese, è evidentemente la conseguenza della pandemia iniziata a marzo 2020.

I dati fanno riferimento ai punti percentuali di differenza tra il tasso di occupazione di un mese e quello del mese precedente. La popolazione di riferimento è quella tra i 15 e i 64 anni di età. I dati sono provvisori, non definitivi.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 6 Aprile 2021)

Nel mese di marzo 2020 si registra il calo più ampio del tasso di occupazione dell’ultimo anno. Con una quota di occupati del 57,8%, cioè 1,1 punti percentuali in meno rispetto al 58,9% di febbraio. Una chiara conseguenza dell’aumento repentino dei contagi da Covid-19 e della chiusura di numerose attività economiche e commerciali. Un effetto che continua a colpire anche nei mesi di aprile e di maggio, dove gli occupati calano rispettivamente al 57% (-0,8 punti) e al 56,9% (-0,1).

Solo tra giugno e ottobre, in corrispondenza di una situazione sanitaria meno allarmante dei mesi precedenti, si osserva uno stop di questo trend negativo. Con un livello di occupazione stabile, che registra variazioni che non superano gli 0,2 punti in più. Una stabilità che viene però subito stroncata dal ritorno pieno dell’emergenza contagi, che sfocia in un nuovo calo degli occupati da novembre (-0,2) a gennaio (-0,6). Infine il trend si inverte nuovamente a partire da febbraio, con un lento ma costante aumento degli occupati che si registra anche a marzo, aprile e maggio, l’ultimo mese su cui si hanno a disposizione i dati provvisori Istat.

Disoccupazione e povertà tra i più giovani

La crisi sanitaria e la conseguente riduzione della didattica in presenza a scuola per gli alunni di tutta Italia rischia di avere gravi conseguenze sul percorso di crescita dei minori. Sia da un punto di vista educativo, che da quello formativo e sociale. Ma non sono solo questi gli effetti della crisi sui più giovani.

Bambini e ragazzi sono colpiti anche dalle conseguenze economiche della pandemia.

Il calo del tasso di occupazione visto in precedenza ha coinvolto infatti anche bambini e ragazzi, in almeno 2 principali modalità. La prima relativa alla condizione economica della famiglia di origine, che può essere mutata in seguito alla perdita del posto di lavoro da parte di uno o di entrambi i genitori. La seconda riguarda invece i ragazzi che lavorano, che si sono ritrovati ampiamente colpiti dalla crisi in corso.

La quota di occupati tra i 15-24 ha infatti subito un calo vertiginoso tra febbraio e marzo 2020, pari a -2,6 punti. Una riduzione più ampia di quella del tasso di occupazione totale (-1,8 punti per la fascia 15-64 anni). Da giugno è iniziata la ripresa, in linea con il trend complessivo, che ha subito poi una battuta d’arresto tra novembre e dicembre. Anche in questo caso il calo sembra aver colpito più duramente la fascia 15-24 (-0,7) rispetto alla media totale (-0,1). Una tendenza che possiamo pensare sia almeno in parte correlata alla maggiore frequenza, tra i più giovani, di contratti di lavoro precari, a tempo determinato o in ogni caso meno stabili e più facili da interrompere, rispetto alla media.

Va tuttavia sottolineata la ripresa positiva registrata tra febbraio e maggio 2021, con un aumento dei giovani occupati pari a 1,8 punti percentuali. Una variazione superiore a quella che, negli stessi mesi, ha riguardato il tasso di occupazione complessivo (+0,6).

I dati Istat relativi al tasso di occupazione mensile per il 2020 e 2021 sono dati provvisori che potrebbero cambiare in seguito ad analisi future.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 6 Aprile 2021)

 

Le stime sulla povertà assoluta

Dopo aver osservato la contrazione dei posti di lavoro in questo anno di pandemia, è interessante capire quale impatto abbia avuto sulle condizioni economiche degli italiani. Istat cerca di approfondire la questione attraverso la pubblicazione, a marzo 2021, delle stime preliminari sulle persone in povertà assoluta nel 2020.

Sono considerate in povertà assoluta le persone che non possono permettersi le spese minime per condurre una vita accettabile.
Vai a “Che cos’è la povertà assoluta”

Ciò che emerge è un aumento complessivo degli individui in questa condizione, che passano dal 7,7% nel 2019 al 9,4% nel 2020. Una crescita di 1,7 punti percentuali, che varia in base all’età considerata riproponendo il trend evidenziato in precedenza per il calo dell’occupazione. Cioè un aumento maggiore delle persone in povertà tra le fasce d’età più giovani, rispetto alla media.

I dati 2020 sulle condizioni di povertà assoluta fanno riferimento a stime preliminari Istat. Non si tratta di dati definitivi.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Istat
(ultimo aggiornamento: giovedì 4 Marzo 2021)

I minori sono i più colpiti dalla povertà assoluta.

Con una variazione rispettivamente di 2,2 e 2,3 punti, le fasce d’età 0-17 e 18-34 sono quelle dove si è registrato l’aumento più ampio di individui in povertà assoluta tra il 2019 e il 2020. Inoltre, al di là della variazione nel tempo, è importante sottolineare che bambini e ragazzi 0-17 registrano in entrambi gli anni le percentuali più elevate. Valori superiori di almeno 2 punti rispetto a quelli di tutte le altre fasce d’età.

Dai 35 anni in su invece le persone in povertà risultano essere meno del 10% sia nel 2019 che nel 2020. In particolare i meno colpiti sono gli individui dai 65 anni in su, anche rispetto alla variazione nel tempo. Questa è infatti l’unica fascia ad aver subito un aumento del fenomeno inferiore alla media (+1,7 punti), con una crescita di soli 0,5 punti.

È evidente come da questi dati emerga la necessità di tutelare i minori da simili condizioni. Il punto di partenza in questo senso è sicuramente garantire loro pari opportunità e servizi educativi, a prescindere dalle condizioni socioeconomiche delle famiglie di origine. Solo attraverso uno sforzo in questa direzione bambini e ragazzi avranno la possibilità di formarsi, di studiare e di trovare in futuro un’occupazione stabile. Così da poter perseguire una buona qualità della vita e non ricadere in situazioni di povertà o esclusione sociale.

Foto credits: Unsplash Rendy NovantinoLicenza

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