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In Italia più corruzione col Covid, maglia nera a Ungheria e Polonia

Ungheria e Polonia restano le ‘pecore nere’ dell’Ue in materia di rispetto dello stato di diritto, per indipendenza dei giudici, dei media, diritti Lgbtq. A Varsavia l’esecutivo comunitario chiede rimedi entro il 16 agosto o scatteranno sanzioni. Ma nel report presentato oggi dalla Commissione Europea anche l’Italia mostra le sue ‘ferite’, dai problemi del ‘pianeta giustizia’, che Bruxelles annota come in ristrutturazione per via delle riforme avviate, alla corruzione alimentata dalla “eccessiva” durata dei processi, soprattutto in “appello”, al “conflitto di interesse, lobbying e porte girevoli”, fino al fatto che “la pandemia ha aumentato il rischio corruzione”.

Si tratta della seconda edizione del report sullo stato di diritto nell’Unione. L’iniziativa è stata inaugurata da Ursula von der Leyen l’anno scorso, voluta per fotografare la situazione in ogni paese membro, così come si fa da sempre sull’economia. Il report è frutto di una consultazione tra Bruxelles e le autorità nazionali, organismi indipendenti, le parti interessate.

Nel rapporto, Stati come l’Olanda e la Germania spiccano per indipendenza della magistratura, dei media, pluralismo e mancanza di corruzione. In particolare, l’Olanda è “uno dei paesi meno corrotti dell’Unione”, annota la Commissione. Non un accenno sui paradisi fiscali in Olanda come in Irlanda, per dire, ma si tratta di materie che esulano dal rapporto sullo stato di diritto, spiegano in Commissione. Il punto è che il report è così ‘aereo’ da evitare nodi pure intricati e spessi circa le violazioni dello stato di diritto, come il caso degli abusi delle forze dell’ordine nel carcere di Santa Maria Capua Vetere oppure il nuovo caso Orban, che vede il premier ungherese sotto accusa per aver usato lo spyware Pegasus per controllare attivisti e stampa. Né l’uno, né l’altro sono citati nel report.

Lo studio, sottolineano da Palazzo Berlaymont, è solo la fotografia della situazione: serve da base per alimentare il dibattito pubblico e per eventuali nuove procedure di infrazione. E allora, andiamo nel dettaglio, partendo da Ungheria e Polonia, i paesi dell’est che restano in fondo alla classifica del rispetto dello stato di diritto (per inciso: in Commissione evitano classifiche per evitare discriminazioni, sebbene sia evidente dal report che i due paesi dell’Europa orientale vivano la situazione più difficile).

UNGHERIA

In Ungheria, i tempi di durata dei processi sono buoni e c’è un “alto livello di digitalizzazione” della giustizia. Ma per quanto riguarda “l’indipendenza della magistratura, il sistema giudiziario è stato oggetto di nuovi sviluppi che si aggiungono alle preoccupazioni esistenti, espresse anche nel contesto della procedura avviata dal Parlamento Europeo in base all’articolo 7 del Trattato Ue”, scrive la Commissione.

Il riferimento è alle “nuove regole che consentono la nomina dei membri della Corte Costituzionale alla Corte Suprema (Kúria)”, cosa che lascia “irrisolta” la raccomandazione europea di rafforzare l’indipendenza della magistratura. Resta poi “limitata” la portata delle riforme anti-corruzione, anzi: la situazione è peggiorata “dal 2020, sono stati aperti alcuni nuovi casi di corruzione ad alto livello” e “persistono carenze” per quanto riguarda il finanziamento dei partiti politici, il lobbismo e le ‘porte girevoli’”. E ancora: “Rischi di clientelismo, favoritismi e nepotismo nella pubblica amministrazione di alto livello nonché rischi derivanti dal legame tra imprese e attori politici”.  

Il pluralismo dei media resta a rischio, come testimonia la chiusura della “radio indipendente Klubrádió”. “Quantità significative di pubblicità statale hanno continuato a consentire al governo di esercitare un’influenza politica indiretta sui media”, mentre giornalisti e media indipendenti “continuano ad affrontare ostacoli e intimidazioni”. Rimane “la pressione sulle organizzazioni della società civile critiche nei confronti del governo”, mentre “trust privati di nuova costituzione ricevono significativi finanziamenti pubblici, gestiti da membri del consiglio vicini all’attuale governo”.

POLONIA

In Polonia “le riforme del sistema giudiziario continuano ad essere fonte di serie preoccupazioni” perché “hanno aumentato l’influenza dei poteri esecutivo e legislativo sul sistema giudiziario a scapito dell’indipendenza della magistratura”, portando la Commissione ad avviare il procedimento di cui all’articolo 7, paragrafo 1, TUE, tuttora in corso. Ad aprile, la Commissione ha deferito la Polonia alla Corte di giustizia europea, che ha accolto il ricorso di Bruxelles, mentre la Corte Costituzionale polacca lo contesta. Scontro sulla giustizia a parte, la Commissione segnala anche problemi di “corruzione ad alto livello, compreso il rischio di un’indebita influenza sui procedimenti per corruzione a fini politici”, considerato che “il ministro della giustizia è anche procuratore generale.

Il mercato dei media polacco è stato finora considerato “diversificato, ma le parti interessate temono impatti negativi dell’acquisizione di Polska Press da parte della società statale Orlen”. “Dal 2020, l’ambiente professionale dei giornalisti si è deteriorato, con l’uso di procedimenti giudiziari intimidatori, crescente incapacità di proteggere i giornalisti e azioni violente durante le proteste, anche da parte delle forze di polizia”.

“Lo spazio della società civile è ancora vivace, ma è stata ulteriormente colpita da problemi generali riguardanti i diritti delle donne e da attacchi ai gruppi Lgbtq”, con l’istituzione in diversi comuni di zone in cui gli Lgbtq non possono accedere, caso sul quale l’Ue ha annunciato una procedura di infrazione.

ITALIA

“Il sistema giudiziario italiano continua ad essere oggetto di una serie di riforme volte a migliorarne la qualità e l’efficienza, compresi i disegni di legge per lo snellimento delle procedure civili e penali, che sono ancora discussi dal Parlamento. La digitalizzazione del sistema giudiziario continua a essere sviluppata e le risorse umane sono state aumentate con piani per espanderle ulteriormente”. In sostanza, Bruxelles sta su una linea attendista delle riforme pianificate dal governo Draghi, nell’ambito dell’attuazione del Next Generation Eu.

“Il disegno di legge relativo al Consiglio superiore della magistratura e ad altri aspetti del sistema giudiziario, volto a rafforzare l’indipendenza della magistratura, sono ancora in discussione in Parlamento”, nota la Commissione. Anche la lotta alla corruzione è oggetto di interventi normativi, ma, si legge sul report, “la mancanza di risorse, l’esperienza e le competenze legali limitate influiscono sulla capacità delle autorità  di contrasto di perseguire efficacemente la corruzione straniera”.

E poi i processi durano troppo, “in particolare a livello di appello”. E questo costituisce “un ostacolo alla lotta alla corruzione”, mentre “sono ancora pendenti in Parlamento ampie riforme per snellire le procedure penali” e sono “in sospeso diverse proposte legislative ed emendamenti per rafforzare le misure preventive contro la corruzione, anche in materia di conflitti di interesse, lobbying e ‘porte girevoli’.

Inoltre, “la pandemia di COVID-19 ha aumentato significativamente il rischio di corruzione e reati legati alla corruzione per infiltrarsi ulteriormente nell’economia legale italiana”.

Problemi in materia di gestione dei migranti, ma qui la Commissione non affonda, ben sapendo che l’Unione sta facendo poco o nulla in materia. “Sono stati segnalati alcuni progressi sulla legislazione sulle organizzazioni della società civile che si occupano di migranti, come le disposizioni che disciplinano le attività delle organizzazioni della società civile che svolgono operazioni di ricerca e salvataggio in mare – recita il report – sebbene le preoccupazioni rimangano in un contesto generale in cui la gestione della migrazione nell’Ue è impegnativo”.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia