• Dom. Set 19th, 2021

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I Donat Cattin non esistono più. È tempo di un nuovo “preambolo”

Quando si parla di “preambolo” – almeno nella politica italiana – il ricordo corre direttamente a Carlo Donat-Cattin e al congresso della Democrazia Cristiana del febbraio 1980. Si trattava, per chi se lo fosse dimenticato, di un documento che fu scritto di pugno dal leader della sinistra sociale di Forze Nuove che modificava la linea e la strategia politica della Dc facendo prevalere l’alleanza con i socialisti e i partiti di democrazia laica chiudendo, al contempo, l’esperienza della “solidarietà nazionale” con il Partito Comunista Italiano.

E, soprattutto, qualunque ipotesi di alleanza con i comunisti, tanto a livello nazionale quanto a livello locale. Un documento che ribaltò i pronostici della vigilia di quello storico congresso democristiano e che si apprestava ad inaugurare una nuova stagione politica per il paese e per la stessa Democrazia Cristiana. Un documento, quello scritto da Donat-Cattin, che raccolse la maggioranza dei delegati e che era dettato da motivazioni squisitamente e unicamente politiche.

Quindi nessuna pregiudiziale ideologica anticomunista né, tantomeno, nessuna vendetta o voglia di rivalsa nei confronti di chi guidò la Democrazia Cristiana sino a quel momento. Un documento, tuttavia, che a oltre 40 anni dalla sua stesura, continua a dividere gli storici e soprattutto i cattolici impegnati in politica, nonché i democristiani ancora attivi qua e là nei vari partiti e cartelli elettorali attuali.

Ora, però, archiviate quella stagione e quelle lunghe discussioni, si ripropone forse – nel nuovo contesto politico italiano – la necessità di arrivare al più presto ad un nuovo “preambolo”. Un “preambolo” che non chiude più le porte del governo ai comunisti – che sono comunque spariti dalla scena politico ed elettorale italiana – ma, semmai, che deve diventare un argine invalicabile nei confronti dei populisti e del populismo. Vecchi e nuovi. È questa la vera sfida politica che attende i democratici, gli europeisti, i riformisti e chi pensa e vuole ancorare la propria azione politica, culturale e legislativa ai valori e alla prassi della Costituzione repubblicana. Un “preambolo” politico e culturale, appunto.  Nuovo e contemporaneo.

È inutile girarci attorno. “Se la politica”, come ci ricordava sempre con intelligenza e saggezza Mino Martinazzoli, “in Italia è sempre stata sinonimo di politica delle alleanze”, è pur vero che oggi l’avversario più insidioso ed irriducibile sotto questo versante continua ad essere il populismo. Perché, al di là di qualunque pregiudizio politico o pregiudiziale ideologica, nel populismo si annidano i principali ostacoli per declinare una vera ed autentica strategia democratica, riformista, socialmente avanzata, partecipativa e ancorata alla nostra cultura costituzionale e alla stessa prassi parlamentare e rappresentativa.

È appena sufficiente ricordare alcuni postulati costitutivi del populismo nostrano per rendersene conto: anti politica, antiparlamentarismo, anti sistema, giustizialismo manettaro, demagogia, odio per le culture politiche e i partiti che affondano le loro radici nel passato, disprezzo per i politici non riconducibili alla loro esperienza. Nonché, e non per ultimo – come la concreta esperienza ha persino platealmente confermato  – trasformismo e opportunismo politico e parlamentare.

Ecco perché, in vista delle prossime e decisive elezioni politiche, il “preambolo” politico antipopulista quasi si impone per la salvaguardia e la conservazione della nostra democrazia. E, soprattutto, per la qualità della nostra democrazia che proprio il populismo svuota e indebolisce dall’interno. Tocca alle forze democratiche che ci sono – e quelle che nasceranno in vista delle politiche – arginare quella deriva e quella decadenza e assumere una iniziativa capace di fronteggiare un’insidia che ormai da troppo tempo mina le radici del nostro sistema politico e ne infiacchisce la sua vitalità.

Senza distinzioni di sorta e senza continuare a blaterare, soprattutto da parte degli intramontabili pulpiti radical chic, sui rischi virtuali e astratti di derive autoritarie, dittatoriali, illiberali e carnevalate simili. È giunto il tempo per gettare alle ortiche queste amenità goliardiche e di concentrarsi, invece, sui veri rischi che attraversano la nostra democrazia.

Certo, oggi, e purtroppo, i Donat-Cattin non esistono più. Ma un “preambolo” è di nuovo attuale. Anzi, indispensabile per la salute delle nostre istituzioni, per la qualità della nostra democrazia e per la stessa credibilità della politica italiana.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia