• Dom. Set 26th, 2021

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Green Pass e obbligo vaccinale, tra libertà e salute

Sta facendo molto discutere la proposta di rendere il Green Pass obbligatorio per alcune attività ed esercizi pubblici, sull’esempio di altri Paesi, come la Francia di Macron. Secondo le destre di Meloni e Salvini, tale strumento rappresenterebbe un attentato alla “libertà sacra e inviolabile” (Meloni) o comunque “una cazzata pazzesca che porta a un casino totale” (così il leader della Lega).

Coloro che invece sono favorevoli al Green Pass, sostengono che esso sia espressione di una libertà fondata sulla responsabilità (che poi ne sarebbe l’unica forma sensata e possibile), perché la libertà di ciascuno finisce dove inizia quella dell’altro e non può in nessun caso essere quella di infettare.

Sebbene la seconda posizione qui citata appaia ineccepibile, mentre la prima sia claudicante sul piano del diritto in molti punti (per esempio, la Costituzione non prefigura alcuna libertà assoluta e prevede all’articolo 16 limitazioni alla libertà di movimento che sarà la legge eventualmente a stabilire “per motivi di sanità e sicurezza”), non si può ignorare che comunque il Green Pass obbligatorio imporrebbe di fatto divieti e restrizioni pesanti che incidono sulla vita degli individui. 

Qualcosa di diverso dai divieti e restrizioni che abbiamo sperimentato in questo anno e mezzo, quali per esempio il lockdown e il coprifuoco, che riguardavano la collettività almeno a livello comunale o regionale e mai il singolo cittadino sulla base di una condizione soggettiva (a meno che non fosse ammalato o soggetto a isolamento, ma questo è tutt’altro discorso).

Il Green Pass obbligatorio sarebbe legittimo, e probabilmente anche utile, per motivi di salute pubblica, perché impedirebbe l’accesso a luoghi ed eventi di persone non vaccinate e potenzialmente contagiose, in quanto prive dell’esito di un tampone recente. Non è affatto poco. Però non si è estremisti di destra o novax se si ammette che dovrebbe essere una situazione il più possibile limitata nel tempo e nello spazio, altrimenti il rischio di discriminazione diverrebbe col tempo insostenibile. 

Riesce davvero difficile pensare che il Green Pass obbligatorio per cenare al ristorante, viaggiare su un treno a lunga percorrenza, prendere un aereo, o perfino – come suggerito, si spera a titolo personale, da Sandra Zampa, collaboratrice del ministro Speranza – per andare al supermercato, possa diventare la norma che regola le nostre vite nei tanti prossimi mesi.

La variante Delta non scomparirà velocemente, e purtroppo vi è il rischio che a essa seguano altre varianti. I vaccini sono efficaci praticamente al 100% per la malattia grave e la morte, ma sono un po’ meno efficaci sul contagio. Il Green Pass potrebbe durare tanti mesi. Sempre-meglio-che-chiudere-tutto, l’obiezione viene molto facile. O magari si scoprirà che le ospedalizzazioni non cresceranno a livelli di allarme, rendendo i discorsi di oggi forse eccessivi: lo speriamo tutti, ma oggi non lo sappiamo. 

Per questo il Green Pass obbligatorio pone comunque un problema sulle vite dei singoli, che dovrebbe essere il più possibile contenuto nel tempo. I tamponi non sono gratuiti, ma se anche lo fossero, se uno non vuole vaccinarsi, per non subire le restrizioni dovrebbe eseguire tamponi con una frequenza molto elevata.

“Se uno non vuole vaccinarsi”: giungiamo al punto più importante e delicato. Vaccinarsi è la scelta migliore, per se stessi e per gli altri. Vaccinarsi non è un fatto privato, perché il vaccino di ciascuno è un contributo alla salute di tutti. Detto questo, a oggi sottoporsi a vaccinazione contro il Covid è facoltativo, quindi la scelta va rispettata almeno giuridicamente (anche moralmente, sarebbe meglio aggiungere, ma si capisce che i non vaccinati attirino un certo risentimento da parte dei vaccinati, e non interessa qui parlarne).

Il Green Pass obbligatorio diventa effettivamente un obbligo mascherato, pena una concreta esclusione. Si è già detto sopra che tale esclusione sarebbe legittima e utile per la salute pubblica, non occorre ripeterlo. Ma qualsiasi esclusione individuale, sulla base di una condizione personale (l’essere vaccinato o meno) rappresenta una sconfitta, un vulnus per un organismo quale la società democratica che dovrebbe invece tendere a includere. Per non parlare del rischio di discriminazioni gravi se e non appena tale misura fosse allargata ad ambiti come il lavoro o la scuola, dove altri diritti fondamentali entrano fortemente in gioco: potremmo in teoria arrivare a vietare l’ingresso sul luogo di lavoro, o nella aule scolastiche o universitarie, a chi non ha il Green Pass?

Ecco perché il Green Pass obbligatorio non è comunque una bella pensata, e, se pure introdotto, dovrebbe essere una misura “tampone” – è proprio il caso di dirlo -, non certo la soluzione ai nostri problemi sul Covid. Molti sperano che una simile introduzione possa incentivare “gentilmente” (in inglese dicono “nudging”, ma di gentile non sembra esserci granché) a vaccinarsi; così è successo in Francia, il giorno successivo all’annuncio di Macron. Magari accadrà anche da noi, e lo speriamo. Ma se l’obiettivo del Green Pass vuole essere quello di vaccinare il più possibile, la misura finisce per essere un quasi-obbligo vaccinale che rientra dalla finestra.

Soluzioni semplici non ve ne sono, ma forse è proprio l’obbligo vaccinale – non certo una novità nella storia e peraltro già previsto per i bambini contro molte malattie – a rappresentare quel meno peggio per tutti che la politica dovrebbe cercare.

Meno peggio a livello sanitario, per ovvi motivi. Meno peggio per il diritto, perché sarebbe un obbligo altrettanto legittimo del Green Pass, ma non porterebbe con sé quel velo di ipocrisia e di spinta falso-gentile che invece il certificato verde sottende. I contrari al Green Pass obbligatorio saranno contrari anche all’obbligo vaccinale, ma nel medio termine, almeno, nessuno li bloccherà alla porta di un ristorante o di un treno. E probabilmente usciremmo insieme da questa tragedia infinita, prima e meglio che non usando i “buttafuori” col virus.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia