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Ddl Zan, mille emendamenti al Senato: dietro lo scontro PD-Lega l’incognita voto segreto

DiRed Viper News Manager

Lug 20, 2021

Il ddl Zan, il disegno di legge sull’omotransfobia del deputato PD Alessandro Zan, è stato letteralmente ‘bombardato’ da una carica di circa mille emendamenti. Alla scadenza del termine, previsto alle 12, erano infatti a tre zeri il numero di emendamenti al testo, in gran parte per la modifica degli articoli 1, 4 e 7, ovvero quelli su identità di genere, ‘libertà di espressione’ e libertà educativa.

Ovviamente a fare la parte del leone è stata la Lega di Matteo Salvini con 672 emendamenti, ai quali si aggiungono 20 solo dal senatore e vice presidente dell’Aula Roberto Calderoli. Altre 80 proposte di modifica al testo presentati da Paola Binetti dell’Udc, mentre anche Italia Viva di Matteo Renzi ha presentato 4 emendamenti, di cui 2 a firma del capogruppo Davide Faraone, per chiedere la modifica dei articoli. Infine 134 e 127 emendamenti sono stati presentati rispettivamente da Forza Italia e Fratelli d’Italia, con una decina dal Gruppo Misto.

Numeri che spingono di fatto al rinvio a settembre. Non è un caso che dallo stesso Zan arrivano dichiarazioni piccate contro l’ostruzionismo del centrodestra: “I 700 emendamenti presentati dalla Lega al ddl sono il chiaro tentativo di affossare la legge. Altro che volontà di dialogo e mediazione. Salvini sui diritti conferma di avere la stessa linea di Orban”.

Attacco respinto dal Carroccio, che rilancia anzi un tentativo di dialogo sul testo: “Se si dialoga, la Lega è pronta a ritirare gran parte degli emendamenti presentati al Ddl Zan. Se invece il Pd continuerà a volere lo scontro, affosserà la legge e la tutela dei diritti di migliaia di persone”, spiega Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega al Senato.

Ulteriori appello ad una convergenza parlamentare arriva dal capogruppo di IV Faraone, che ha chiesto al PD di votare la proposta emendativa di Italia Viva e del gruppo Autonomie all’articolo 1 del ddl Zan: “Non c’è più alcun motivo per non stringere un patto su un testo condiviso e stabilendo tempi strettissimi per approvare il ddl al Senato e poi alla Camera”.

Sul proseguimento delle operazioni al Senato pesa ovviamente il voto segreto, che rischia di affossare il disegno di legge. Fratelli d’Italia e Lega sarebbero orientanti, come consentito dal regolamento, a chiedere il non passaggio agli articoli del testo al termine del dibattito: se la richiesta dovesse passare il ddl verrebbe affossato. Per raggiungere l’obiettivo, però, serve un voto dell’aula, che potrebbe svolgersi in maniera palese, ma in caso di richiesta supportata da almeno 20 senatori, anche a scrutinio segreto.

Lungo l’elenco dei parlamentari iscritti a parlare, in tutto 35, tra cui il leghista Andrea Ostellari, relatore del provvedimento. A disposizione della discussione dovrebbero esserci altre 6 ore

 

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