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Seid Visin, il padre fa ‘marcia indietro’ sul suicidio: “Razzismo c’era, porteremo la sua lettera nelle scuole”

DiRed Viper News Manager

Lug 19, 2021

Seid Visin è morto anche per il razzismo di cui era stato vittima. A dirlo è il padre adottivo del 20enne che si è tolto la vita lo scorso 3 giugno a Nocera Inferiore, in Campania. Walter Visin e la moglie avevano adottato Seid quando era piccolo, a sette anni: nato in Etiopia, aveva subito mostrato un grande talento nel calcio, tanto da trascorrere alcune stagioni nelle giovanili del Milan, dividendo la stanza col portiere della Nazionale Gianluigi Donnarumma, passando poi al Benevento e finendo quindi per dire addio al calcio e tornare a casa a studiare.

Il 3 giugno scorso quindi la morte di Seid, prima rilevata come un malore e poi come suicidio. Nelle ore successive infatti l’associazione ‘Mamme per la pelle’ aveva diffuso su Facebook una lettera scritta dal ragazzo a gennaio 2019, in cui Seid raccontava di aver subito episodi di razzismo sin da piccolo: Ovunque io vada, ovunque io sia, sento sulle mie spalle come un macigno il peso degli sguardi scettici, prevenuti, schifati e impauriti delle persone”, era scritto nel testo.

Una tesi questa smentita inizialmente dalla famiglia, che aveva negato che il razzismo c’entrasse qualcosa con la morte del figlio: “Era un ragazzo tormentato e con molti problemi. Quella lettera era uno sfogo superato”.

Oggi però, in un colloquio col Corriere della Sera, Walter Visin torna sui suoi passi e ammette che il razzismo ha avuto un ruolo nella tragica decisione del figlio. Fondamentale in tal senso i contatti avuti con l’associazione ‘Mamme per la pelle’ di Gabriella Nobile: “In quei giorni eravamo scioccati, confusi. Mia moglie lo ha trovato in quelle condizioni… una cosa devastante. Abbiamo alzato dei muri per difenderci dal dolore e per respingere un assalto mediatico che non ci aspettavamo. Non era tempo per ragionare su quello che ci era caduto addosso. Ora invece lo sappiamo: sì, il razzismo ha contato nella vita e nella morte di nostro figlio. Seid era un ragazzo che aveva dei cassetti segreti chiusi nella sua mente, c’erano dentro dispiaceri e abusi subiti in Etiopia da piccolo, contenevano tutte le sue fragilità. Questo ha certamente contato nella sua decisione di togliersi la vita. Ma in quella decisione c’è anche il razzismo che ha vissuto come ragazzo nero qui in Italia”.

Episodi avvenuti a Milano come a Nocera: “Quand’era a Milano qualcuno aveva urlato “togliete quel nero di m…. dal campo”. A Nocera era più protetto, ci conoscono tutti. Eppure sono successe piccole cose anche qui, cose che ora vedo in una luce diversa perché le guardo con i suoi occhi. Una volta aveva provato a lavorare in un bar. Era tornato a casa e ha detto: “Mamma non voglio più andarci, perché un vecchio non ha voluto essere servito da me”. Quell’uomo era un analfabeta ignorante ma lui l’aveva vissuta male lo stesso. E poi quando mia moglie lo accompagnava in stazione a volte vedeva da lontano che la Polfer si avvicinava subito per controlli. Lei lo chiamava: “Seid, amore, allora vengo a prenderti io al ritorno”. E i poliziotti capivano e si allontanavano”.

Walter Visin ricorda al Corriere il sorriso amaro del figlio Seid mentre qualcuno si rivolgeva nei suoi confronti con ‘battute’ tipo “adesso facciamo giocare questo sporco negro”. “Erano frasi dette per scherzo – sostiene il padre -da persone che gli volevano anche bene. Io gli dicevo sempre di non badarci, che erano solo battute, che doveva farsele scivolare addosso come l’olio… Ora so che ogni parola può aprire una ferita. Che erano ferite anche le parole di qualche nostro parente disoccupato che diceva ‘vengono qui e ci rubano il lavoro’. Anch’io ho sbagliato a sdrammatizzare“.

Per questo Walter e la moglie hanno deciso di dare voce al pensiero di Seid, portando avanti la sua lotta contro il razzismo e ogni tipo di discriminazione: “Lo faremo a partire dalla sua lettera. La leggeremo e la discuteremo nelle scuole, nei campi di calcio, nelle conferenze. Lo faremo per lui e per ogni Seid che si sente fuori posto per il colore della sua pelle”.

L’articolo Seid Visin, il padre fa ‘marcia indietro’ sul suicidio: “Razzismo c’era, porteremo la sua lettera nelle scuole” proviene da Il Riformista.