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Pegasus Project, così giornalisti e capi di Stato sono stati spiati dai governi con un software anti-terrorismo

DiRed Viper News Manager

Lug 19, 2021

Un potente e controverso software sviluppato dall’azienda israeliana NSO, nato per spiare terroristi e criminali, utilizzato da diversi governi per spiare attivisti, giornalisti e persino capi di Stato. È quanto emerge da una inchiesta internazionale condotta da 17 quotidiani, tra cui il Washington Post, il Guardian, Le Monde, assieme ad organizzazioni come Amnesty International e Forbidden Stories, un’iniziativa giornalistica senza scopo di lucro con sede a Parigi.

Pegasus Project, questo il nome dell’inchiesta giornalistica, mette nel mirino la NSO, l’azienda israeliana produttrice del software poi utilizzato per spiare giornalisti, attivisti per i diritti umani, dirigenti d’azienda e capi di Stato.

Pegasus è un software progettato per intercettare le telefonate, geolocalizzare l’utente, raccogliere i suoi messaggi di testo e copiarne le password, usato da molti governi per monitorare le attività di persone sospettate di essere un pericolo per la sicurezza nazionale. Una volta che lo smartphone è infettato da Pegasus, il ‘manovratore’ può prenderne il controllo e spiare ogni sua mossa.

Peccato che, come denunciato da Amnesty International e Forbidden Stories, Pegasus sia stato utilizzato per sorvegliare oltre 50mila utenze telefoniche di giornalisti, attivisti e almeno 13 capi di Stato. Ad utilizzarlo, secondo i quotidiani che hanno diffuso l’inchiesta corale, sarebbero stati i governi di Messico, India, Marocco, Indonesia, Ruanda, Togo, mentre in Europa vi sarebbe l’Ungheria di Viktor Orban, che avrebbe utilizzato Pegasus per controllare gli oppositori del governo.

Il nome spuntato fuori sui quotidiani è quello di Szabolcs Panyi, uno dei più noti reporter ungheresi, cronista del sito investigativo Direkt36, uno tra i pochi media indipendenti nel Paese.

Gran parte delle Nazioni citate hanno negato di aver utilizzato Pegasus, o di aver utilizzato il software per scopi diversi dallo spionaggio anti-terrorismo.

A finire pedinato da Pegasus ci sarebbe stato anche Jamal Khashoggi, il giornalista ucciso da sicari dell’Arabia Saudita nel consolato saudita di Istanbul, in Turchia, su mandato (secondo una inchiesta Cia) del principe ereditario Mohammad bin Salman. Altra giornalista nota spiata da Pegasus era Cecilio Pineda Birto, cronista messicano ucciso nel 2018 da due killer in un autolavaggio.

Al momento sono pochi i nomi di persone spiate da Pegasus che sono stati resi noti: per il Guardian ci sono “centinaia tra uomini d’affari, autorità religiose, accademici, operatori di Organizzazioni non governativi, sindacalisti, funzionari governativi, ministri, presidenti e primi ministri”, mentre per quando riguarda i giornalisti vi sarebbero cronisti della maggiori testate e agenzie, come Financial Times, Economist, Al Jazeera, Mediapart, El Pais, Bloomberg, Associated Press, Reuters, Cnn.

La NSO, la società israeliana produttrice del software, contattata dal consorzio di giornali ha spiegato che dopo aver venduto Pegasus a forze armate, polizie e agenzie di intelligence di 40 Paesi, non specificati ma “accuratamente selezionati”, non ne ha più il controllo operativo. Quanto alle 50mila utenze nel database, per NSO si tratta di dati “esagerati”.

L’articolo Pegasus Project, così giornalisti e capi di Stato sono stati spiati dai governi con un software anti-terrorismo proviene da Il Riformista.