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Omicidio Vannini, per la Cassazione Ciontoli “Spietato, moglie e figli manipolati. Al medico disse ‘lavoro per il Premier’”

DiRed Viper News Manager

Lug 19, 2021

La Corte di Cassazione ha pubblicato le motivazioni della sentenza che il 3 maggio scorso ha messo la parola fine alla vicenda giudiziaria dell’omicidio di Marco Vannini, il 21enne morto a Ladispoli la notte tra il 17 e il 18 maggio del 2015 per un colpo d’arma da fuoco sparato da Antonio Ciontoli, padre della sua fidanzata Martina.

Secondo i giudici, “La condotta di Antonio Ciontoli fu non solo assolutamente anti doverosa ma caratterizzata da pervicacia e spietatezza, anche nel nascondere quanto realmente accaduto, sicché appare del tutto irragionevole prospettare, come fa la difesa, che egli avesse in cuor suo sperato che Marco Vannini non sarebbe morto“.

Le parole dei giudici non lasciano quindi altre interpretazioni e spiegano come siano giunti alla decisione di condannare Ciontoli a 14 anni per omicidio volontario con dolo eventuale.
Le responsabilità della morte del ragazzo sono di tutti i parenti di Antonio Ciontoli presenti durante l’accaduto. La moglie, Maria Pezzillo, e i figli, Federico e Martina, stanno infatti scontando nove anni e quattro mesi per concorso anomalo in omicidio volontario.

Vannini, subito dopo essere stato colpito da un proiettile sparato da Antonio Ciontoli, si era lamentato per il dolore, chiedendo aiuto e l’intervento dei soccorsi, come provato dalla telefonata registrata tra Ciontoli e la centrale del 118. Tuttavia, secondo l’accusa, i familiari hanno atteso troppo tempo per chiedere l’intervento degli operatori sanitari.

Per i giudici della Suprema Corte, inoltre, Ciontoli “omise prima, e per un tempo apprezzabile, di chiamare i soccorsi. Quando finalmente lo fece, omise di riferire quanto realmente accaduto, sebbene consapevole di aver esploso un colpo di pistola, con arma di potenza micidiale, e quindi con chiara rappresentazione della possibile verificazione dell’evento più’ tragico“.

E ancora, si legge nella motivazione, Antonio Ciontoli si adoperò, con il fattivo aiuto dei suoi familiari, per cancellare le tracce della condotta, nascondendo l’arma, le cartucce e il bossolo del proiettile sparato. Si adoperò per “cancellare le tracce di sangue, a lavare il bagno, spostando dal luogo del ferimento Vannini, nonché a rivestirlo con indumenti non suoi“, si legge nelle motivazioni della Suprema Corte.

Le carte del processo raccontano che “tutti si preoccuparono subito della presenza del proiettile ancora nel corpo di Vannini, tutti ebbero immediata cognizione di tale circostanza, tuttavia nessuno si attivò per allertare tempestivamente i soccorsi, fornendo le informazioni necessarie a garantire cure adeguate al ragazzo ospitato nella loro abitazione e che, sino a quella sera, avevano trattato come uno di famiglia. Eppure Vannini si era lamentato per il dolore, aveva invocato aiuto e lo aveva fatto in modo talmente forte che le sue urla erano state distintamente avvertite dai vicini di casa e registrate nelle conversazioni telefoniche con gli operatori del 118“.

Atteggiamento autoritario

Per i giudici i familiari di Ciontoli avevano timore di Antonio, tanto che quest’ultimo condizionò la condotta dei figli e della moglie. Come si legge nelle motivazioni della Corte di Cassazione, “lo stato di soggezione nel quale versavano i familiari si desume da molteplici circostanze: tutti gli imputati, dopo aver compreso l’accaduto, omisero di attivarsi per aiutare effettivamente Marco“.

Ciontoli, spiegano i giudici della Suprema Corte, come “militare appartenente alla Marina militare e successivamente distaccato ai Servizi segreti, detentore di armi da fuoco e autore dello sparo, ha gestito in maniera autoritaria l’incidente e ha da subito minimizzato l’accaduto, tentando di rassicurare i familiari con spiegazioni poco credibili“. L’uomo, si legge negli atti, “ha interrotto bruscamente la prima telefonata al 118 effettuata dal figlio Federico e dalla moglie affermando: ‘non serve niente’; giunto al Pit di Ladispoli, ha poi preteso di conferire con il medico di turno, spiegando che l’incidente doveva essere mantenuto il più’ possibile riservato, in ragione del suo impiego alla Presidenza del Consiglio“.

L’articolo Omicidio Vannini, per la Cassazione Ciontoli “Spietato, moglie e figli manipolati. Al medico disse ‘lavoro per il Premier'” proviene da Il Riformista.