• Dom. Set 19th, 2021

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Una Natalonga per l’Europa nel segno di Altiero Spinelli

Il ricordo degli eventi del passato si divide in commemorazioni e celebrazioni. A “80 anni del Manifesto di Ventotene” nell’anno che si è aperto con la Conferenza sul Futuro dell’Europa, la sfida sta nel non rimanere nella ricorrenza convenuta del testo di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni, scritto nel 1941 quando il continente era sotto il giogo nazifascista. Oggi il mondo sta cercando di uscire da una pandemia planetaria. Non solo questa tragedia ci ricorda che la storia non è finita, che un continente che si crede a volte troppo facilmente al riparo dal fracasso del mondo rimane preda della fragilità e delle sofferenze. Ma ci ha anche fatto toccare con mano quanto il progetto europeo fosse essenziale per i suoi cittadini: la chiusura temporanea delle frontiere e la sospensione di Schengen, spinte da considerazioni facili e pusillanimi, ci ha reso evidente quanto la libertà di circolazione sia vitale per le nostre società.

La gestione della risposta sanitaria ci ha fatto scoprire che formalmente l’Unione non ha competenza in materia. La crisi economica ci ha mostrato quanto solo una risposta collettiva (tramite l’intervento della Banca centrale di Francoforte e il Next Generation Eu) potesse provare ad arginare gli effetti sociali della recessione e trasformare in una opportunità di rilancio, in particolare verde, un catastrofe storica. L’urgenza adesso consiste nel non accontentarsi di una risposta a breve o medio termine. E nel pensare che l’Europa non andrebbe costruita solo sul superamento delle prove o solo perché ci conviene. Certo, come anticipò Robert Schuman nella sua dichiarazione del 1950, l’Europa è sorta da “realizzazioni concrete” che hanno creato una “solidarietà di fatto”. Ma una comunione di popoli non può basarsi esclusivamente sulla convenienza, perché come ci ha insegnato la Brexit, quest’idea di convenienza può variare a seconda dei periodi, e perché gli interessi per coesistere, possono partire da diverse valutazioni. Gli attuali governi polacchi e ungheresi per citarne solo due, vedono tutta la convenienza ad essere nel mercato unico e nell’Europa economica, ma non condividono “l’interesse” di una politica migratoria comune.

Come la immaginavano i confinati di Ventotene, l’Europa deve essere un progetto di civiltà, fondato su un modello democratico, sociale e solidale, una costruzione basata sui diritti dei cittadini. Al di là di alcuni passaggi del testo intrisi delle ideologie dell’epoca, il grande insegnamento del “Manifesto per un Europa libera e unita” risiede nella forza dell’idea, nella capacità di proiettarsi lontano, nella lungimiranza di Spinelli, Rossi e Colorni di indicare una prospettiva di libertà e rinascita quando tutto portava all’orrore, alla disperazione e alla rassegnazione. A 80 anni di distanza, dobbiamo sentire l’eco di questo testo fondamentale, riprendere il cammino che fu tracciato sull’isola pontina, allora esclusa dal mondo. “Il problema che in primo luogo va risolto e fallendo il quale qualsiasi altro progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione della divisione dell’Europa in stati nazionali sovrani”, scrivevano nel 1941 i tre autori, invocando l’urgenza di un’Europa federale. Quest’esigenza è più che mai attuale. Guardando l’orizzonte da Ventotene, non si può immaginare altro punto d’approdo che non sia una Repubblica federale europea, che sia vicino o fra vari anni, dove tutti i cittadini avranno gli stessi diritti.

E’ con questo spirito che l’associazione EuropaNow! con Acmos e la Fondazione Benvenuti in Italia, e con l’incoraggiamento a distanza della scrittice italo-ungherese Edith Bruck (”è importante che l’Europa sia unita, perché non possa accadere di nuovo quello che è successo nel′900…”) ha organizzato la terza Natalonga per l’Europa, 1700 metri a nuoto in acque libere da Santo Stefano alla spiaggia Cala Nave di Ventotene, per celebrare gli 80 anni del Manifesto, per incarnare i valori fondanti dell’Europa in un luogo simbolo della lotta contro i totalitarismi, e riaffermare, come scrisse Altiero Spinelli che “la via da percorrere non è facile, né sicura. Ma deve essere percorsa, e lo sarà! »

Natalonga

Articolo proveniente da Huffington Post Italia