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Papa Francesco parla di cinema per aprirci gli occhi sulla pandemia

ROME, ITALY - JULY 11,2021: Pope Francis appears on a balcony of the Agostino Gemelli Polyclinic to impart the blessing of the Angelus at noon in Rome. The Pontiff made his first public appearance after bowel surgery last week, greeting good wishes for 10 minutes on a hospital balcony, thanking heartily for all the prayers for his recovery. (Photo credit should read Marco Ravagli/Barcroft Media via Getty Images)

“I film del neorealismo ci hanno formato il cuore e ancora possono farlo. Direi di più: quei film ci hanno insegnato a guardare la realtà con occhi nuovi. Quanta necessità abbiamo oggi d’imparare a guardare! La difficile situazione che stiamo vivendo, segnata a fondo dalla pandemia, genera preoccupazione, paura, sconforto: per questo servono occhi capaci di fendere il buio della notte, di alzare lo sguardo oltre il muro per scrutare l’orizzonte” .

L’ultima intervista di Papa Francesco è sul cinema. Anzi, meglio sui film del neorealismo italiano (da De Sica a Fellini). Ed è contenuta nel libro di monsignor Dario Edoardo Viganò , vice Cancelliere della Pontifica accademia delle Scienze e delle Scienze sociali, grande esperto di cinema, oggi anticipata da ben quattro quotidiani italiani ( a cominciare da Repubblica e La Stampa): “Lo sguardo, la porta del cuore. Il neorealismo tra memoria ed attualità “ che sarà presentato mercoledì 21 all’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede.

Eppure a ben vedere non è’ un’ intervista sul passato del cinema e neppure sul passato della nostra storia: il Dopoguerra. E’ un’ intervista su quello che è necessario oggi, nel mondo del Covid, e per il nostro futuro. Lo sguardo dei grandi film del neorealismo, afferma Francesco, “non è uno sguardo che ti lascia dove sei, ma è uno sguardo che ti porta su, che ti solleva, che ti invita ad alzarti. Il cinema neorealista ha avuto questo potere, proprio della grande arte, di saper cogliere nell’inverno ciò che era già primavera. È uno sguardo che nelle tenebre custodisce il gusto e il senso della luce”.

La necessità di guardare oltre, è stata cantata da un altro intellettuale caro a Bergoglio il poeta argentino Jorge Luis Borges: “E’ il sentiero del futuro e già percorso. Niente ci dice addio. Niente ci lascia. Non cedere. L’ergastolo è il buio, La dura trama è di incessante freddo, Ma in qualche cantuccio della tua cella . Può esserci una svista, una fenditura, La strada è fatale come la freccia, Ma nelle crepe sta in agguato Dio” . Crepe, breakthroughs, breccie. Oggi, come nel Dopoguerra, c’è bisogno di di breccie, questo ci dice oggi Francesco, parlando di cinema.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia