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Napoletani, attenti: tra squadra e città si rischia il doppio Maracanazo

DiRed Viper News Manager

Lug 18, 2021

Agli Europei come in Copa America i padroni di casa hanno perso, mentre dall’alto Diego Armando Maradona vedeva vincere la sua Argentina e perdere gli odiati inglesi. Potenza della mano de D10S e risultati giusti per ciò che si è visto in campo. Il Brasile ha fallito, come sempre, la partita decisiva in casa. Come nel 1950 contro le facce sporche dell’oriente platense, come nel 2014 contro la Germania. L’Argentina ha vinto con merito, dimostrandosi più forte. I verdeoro restano una squadra evocativa, ma oggi tra i titolari giocano Paquetà e Gabigol, calciatori improponibili persino in serie A.

Nel mitico Wembley, invece, nonostante la festa già pronta da settimane, l’Inghilterra ha avuto la peggio contro l’Italia ai rigori, meritando di perdere anche prima. Dopo la prima mezz’ora tutta corsa e grinta, con un gol al primo e unico tiro, non c’è stata praticamente partita; con un centravanti in condizione, l’Italia non avrebbe avuto bisogno neanche dei supplementari. In questo doppio Maracanazo vince finalmente Leo Messi, svincolato di lusso. E vince Lorenzo Insigne, con il contratto in scadenza e una trattativa per il rinnovo aperta in malo modo da Aurelio De Laurentiis. Due numeri 10, certo non paragonabili né per classe né per carriera o risultati, ma che il filo rosso di Maradona in qualche modo unisce e che oggi condividono un destino d’incertezza nel nuovo football post pandemico.

Messi è stato troppo a lungo atteso in nazionale, schiacciato dal paragone con Maradona e battezzato “pecho frio” dalle barras bravas, gli ultras argentini. Ma adesso la Pulce ha rotto il tabù albiceleste e sarà interessante capire se davvero sceglierà Barcellona per la vita. Insigne, invece, è stato costantemente messo in discussione, soprattutto a Napoli, a volte per motivi tecnici, più spesso per motivi “etnici”. Alla fine, però, Lorenzo il magnifico ha in bacheca più titoli di De Laurentiis, è diventato una delle icone italiane dell’europeo e ha in mano il suo destino, mentre il presidente del Napoli è alle prese con la stagione più difficile della sua gestione, ma continua nella sua “operazione simpatia” con tifosi imponendo prezzi a cinque stelle per improbabili amichevoli estive contro Bassa Anaunia e Pro Vercelli.

La città di Napoli non se la passa meglio di lui, immersa in una campagna elettorale al cloroformio, in cui si segnala solo il continuo deformarsi della coalizione di Gaetano Manfredi. Dall’Anpi a Forza Italia, l’agenda dell’ex rettore ricorda il calendario di una canzone di Mario Merola, che teneva “signate cient’appuntamente, e nun mantene maje ‘nu giuramento”. Difficile capire come finirà il fotoromanzo del centrosinistra. Fin troppo semplice, invece, comprendere il destino dei 340 lavoratori della Whirlpool dopo il loro licenziamento. Sono gli stessi che il ministro Luigi Di Maio diceva di aver messo in sicurezza un anno fa. Impossibile, infine, indovinare il futuro della metropolitana, dopo l’incendio al nuovo treno del “sindaco a distanza” Luigi de Magistris. Le fiamme hanno addirittura fuso il tetto del vagone: roba che a Tokyo, ex capitale mondiale dei trasporti, se la sognano.

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