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I sovranisti hanno un problema con i vaccini per i giovani

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I contagi, complice la spinta della variante Delta, tornano a salire. L’età media dei positivi si abbassa a 28 anni, segno che a contrarre il virus sono proprio i giovani. I ragazzi sono meno esposti alle conseguenze gravi del Covid, certo, ma avendo tendenzialmente una vita sociale più attiva e possono contribuire, loro malgrado, a un’ulteriore diffusione del virus, principalmente tra i non vaccinati. Per questi motivi gli esperti invitano di continuo anche i più giovani a prenotare le dosi e farsele somministrare, se non l’hanno ancora fatto. Per evitare di contagiarsi e contagiare, ma anche per fare in modo che le scuole e le università possano ripartire in sicurezza, come ha ribadito anche il Cts, che ha stilato peraltro un elenco di attività che dovrebbero essere aperte solo a chi ha il Greenpass. Tutto lineare, dunque? Mica tanto, perché voci di primo piano di Lega e Fratelli d’Italia si dicono scettiche sulla immunizzazione dei giovani. 

L’ultime esempio ci arriva dritto da Salvini: “Mi rifiuto di vedere qualcuno che insegue mio figlio che ha 18 anni con un tampone o con una siringa. Prudenti sì, terrorizzati no”, dice oggi. Ma il segretario della Lega non è il solo a fare questo tipo di esternazioni che, inevitabilmente, strizzano l’occhio ai no vax. Perché, anche se Salvini assicura di non appartenere a questa schiera, certe dichiarazioni sembrano andare nella stessa direzione dei refrattari al vaccino.

Stamattina Francesco Lollobrigida, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, intervistato da Repubblica, dice: “Sì, mi sono vaccinato, con Johnson, dopo avere preso il Covid. Ma non consiglierei a nessuno sotto i 40 anni di farlo, perché la letalità è inesistente”. Come se poi fosse solo un problema di letalità e i vaccini non fossero importanti per raggiungere l’immunità di gregge, evitare l’eccessiva circolazione del virus e il comparire di altre varianti. Intanto la leader del suo partito, Giorgia Meloni, continua a fare dichiarazioni a raffica contro l’estensione del Green pass.

Se si scorrono le dichiarazioni delle scorse settimane, vediamo che Lollobrigida e Salvini non sono da soli in questo gruppo di scettici – a scapito di innumerevoli pareri di esperti che dicono il contrario – sui vaccini ai giovani. Era metà giugno, c’era certamente stata la tragedia della morte di Camilla Canepa, 18enne di Genova, immunizzata con Astrazeneca. Un caso doloroso, che aveva portato il governo all’ennesimo cambio di passo sul prodotto di Oxford, ora più chiaramente sconsigliato ai giovani. Bene, in quei giorni Massimiliano Romeo chiedeva di  “sospendere in via cautelativa le somministrazioni per tutti coloro che hanno un’età inferiore ai 16 anni e procedere con assoluta prudenza anche per chi ha un’età al di sotto dei 25 anni, rimodulando la campagna vaccinale sulla base dei principi di massima precauzione e massima cautela”. Anche in questo caso, nonostante l’Ema dicesse tutt’altro. Queste dichiarazioni, una dopo l’altra, fanno venire se non altro il dubbio che i sovranisti abbiano un problema – chiamiamolo scetticismo se vogliamo – nei confronti dei vaccini per i più giovani. Che, invece – lo spiegano gli esperti – sono necessari.

 

Articolo proveniente da Huffington Post Italia