• Ven. Set 17th, 2021

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Guariti senza certificato, l’odissea degli ingiustamente esclusi dal Green Pass

“Il 31 maggio mi sono recata ad effettuare il vaccino (Pfizer). Il medico che mi ha presa in carico mi ha detto che, essendomi sottoposta al vaccino entro 6 mesi dalla guarigione dal Covid, non avevo bisogno di presentarmi per la seconda dose. Successivamente ho ricevuto il green pass, in cui risulta che ho effettuato solo una dose delle due previste. In pratica il mio green pass non è valido perché il vaccino risulta incompleto e a me non è stata rilasciata nessuna documentazione attestante che non necessitavo di seconda dose.
I numeri verdi a cui mi rivolgo non rispondono e, solo ieri, sono riuscita a parlare con il 1500. Dopo estenuante attesa, mi hanno detto che nella mia situazione ci sono tantissime persone e che il problema dipende da un errore del sistema che non ha registrato correttamente me e gli altri che hanno il mio stesso problema.
Come si risolve questo caos che attualmente non mi permette di andare all’estero e in futuro, mi limiterà ulteriormente la vita sociale? Inoltre, sono un’insegnante e vorrei essere in regola con la mia situazione vaccinale prima dell’inizio del prossimo anno scolastico”.

Ci scrive Maria Cristina, per segnalarci un problema comune a molti. È l’Odissea degli ingiustamente esclusi dal green pass, quelli che avrebbero le carte in regola per ottenerlo, ma per un vizio di forma potrebbero subire le limitazioni che dovrebbero spettare a chi non ha effettuato le vaccinazioni anti covid. Le linee guida del ministero prevedono che, a partire dai tre mesi dalla guarigione e fino ai sei mesi, venga somministrata un’unica dose di vaccino. Un ciclo completo di vaccinazione può dare il diritto a ottenere la certificazione con QR valido all’estero. Quindi se non si ha l’attestato di avvenuta guarigione, la sola dose di vaccino non è rilevata dal sistema come sufficiente. Tuttavia fino al 12 agosto, secondo le regole del Green Pass europeo, la certificazione anche cartacea in possesso dei cittadini dei singoli Stati è riconosciuta. 

Un caso simile è stato segnalato a Repubblica da un’altra lettrice, Marina: “A fine febbraio 2020 ho contratto il covid. La diagnosi è arrivata per telefono e me la sono dovuta cavare da sola. A maggio ho fatto il sierologico e avevo 146 anticorpi Igg che hanno confermato l’avvenuta guarigione della malattia. Lo stesso esame l’ho ripetuto a marzo di quest’anno e avevo gli stessi anticorpi. Ho ripetuto l’esame il 30 giugno 2021 e gli anticorpi sono aumentati a 400 Igg. Io mi domando perché io che ho gli anticorpi da ‘malattia covid’ dopo ben un anno e mezzo, non vengo considerata protetta come i vaccinati?. E perché dovrei subire dei malesseri e rischi col vaccino per creare anticorpi che ho già? E perché non ho diritto al Green Pass?”. Purtroppo per Marina non basta il test sierologico ad attestare la presenza di anticorpi: l’esito non viene considerato un parametro valido per l’emissione.  

Il green pass si ottiene in Italia con tampone negativo, per la validità di 48 ore, con la guarigione (per sei mesi) e con la vaccinazione. Per chi ha fatto il vaccino, scatta 15 giorni dopo aver ricevuto la prima dose e vale fino alla data in cui si riceve la seconda dose, da lì in poi sarà valida per altri 9 mesi. Sulla certificazione verde è però in arrivo un decreto che potrebbe prevederla solo per chi ha ottenuto le due dosi. “Il tema del Green pass ha varie connotazioni” ha dichiarato il presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss), Silvio Brusaferro, “Quello che noi come componente tecnico-scientifica possiamo dire è che avere la più ampia fascia possibile di popolazione vaccinata con due dosi è il passepartout per poter controllare meglio la circolazione del virus e per poter guadagnare ulteriori spazi di libertà”. Nel decreto dovrebbero essere contemplati anche i casi come quelli di Maria Cristina, ossia chi è guarito e ha quindi effettuato una sola dose. 

Se anche l’Italia opterà per il modello Macron, la certificazione diventerà lasciapassare per la vita sociale. Chi non ne è in possesso, non potrà accedere a concerti, grandi eventi, stadi, cinema, teatri, piscine palestre, ristoranti. Le misure sono attualmente oggetto di discussione, in attesa di una delibera che dovrebbe arrivare nei prossimi giorni. Ma la circolazione della variante Delta e gli effetti della scelta francese, sembrano spingere verso questa soluzione anche in Italia. In Francia, dopo l’annuncio del presidente milioni di cittadini si sono registrati sulla piattaforma per prenotare il vaccino, superando la reticenza che li aveva spinti a rimandare o rinunciare all’appuntamento. 

Quell’appuntamento c’è anche però chi è costretto a saltarlo per motivi di salute. Allergie, disturbi e malattie pregresse possono essere incompatibili con la somministrazione, che metterebbe a rischio la salute del paziente. Il Green pass ha il compito di attestare la sicurezza di chi lo possiede e, ovviamente, senza vaccino, cresce esponenzialmente il rischio di contagiarsi ed essere infetti. Per questo non potrà riceverlo anche chi involontariamente ha rinunciato alla vaccinazione.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia