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Gilet gialli, no vax e sovranisti: piazze calde contro il green pass di Macron

PARIS, FRANCE - JULY 14: Anti-Vaccine protestors gather at Place de la Republique in protest against the new restrictions announced by President Macron on Monday claiming the new measures are a form of apartheid on July 14, 2021 in Paris, France. Starting August 1, people will have to show proof of vaccination or a negative Covid-19 test to access bars, cafes, restaurants, shopping centres, hospitals, long-distance trains and planes. A similar rule will apply to large events from July 21. (Photo by Kiran Ridley/Getty Images)

In Francia si consolida il fronte contro le misure decise dal presidente Emmanuel Macron per accelerare la campagna vaccinale contro il coronavirus. Con gli annunci fatti lunedì scorso, che prevedono la vaccinazione obbligatoria per il personale sanitario e l’estensione del green pass a bar, ristoranti, treni e aerei, l’inquilino dell’Eliseo ha riacceso gli animi più radicali del Paese. Dopo le proteste di mercoledì, che hanno visto scendere in strada 17 mila persone secondo la polizia, oggi si tengono in più di 80 città francesi nuove manifestazioni. Dai gilet gialli ai movimenti sovranisti, passando per i No Vax e i partiti di estrema destra e sinistra: tutti in piazza per urlare un “No” secco e deciso alla “Dittatura sanitaria” e “liberticida” dell’inquilino dell’Eliseo, che ancora una volta ha deciso senza la minima consultazione con le parti. 

Così, mentre i partiti moderati come i Repubblicani e i socialisti hanno accolto con un tiepido consenso le nuove restrizioni, gli estremisti hanno alzato la voce. All’indomani del discorsi di Macron, la leader del Rassemblement National Marine Le Pen ha parlato di una dichiarazione “sensazionalista”, fatta mentre i lavoratori in ospedali, cliniche e case di riposo vengono “colpevolizzati”. Il tribuno della gauche radicale, Jean-Luc Mélenchon ha denunciato invece “l’autoritarismo” del presidente, seppur prendendo le distanze da certi toni usati da alcuni suoi colleghi, come l’ambientalista Michèle Rivasi che ha parlato di “apartheid” prima di essere richiamata all’ordine dal suo partito. Intanto, su Twitter fioccavano hashtag come #Noalpassdellavergogna e #Dittatura, primo in tendenza la mattina dopo gli annunci. 

Una polarizzazione che si ritrova anche nelle proteste di oggi e che contiene un ampio spettro di categorie sociali e politiche che vanno a comporre una protesta eterogenea e trasversale. A Parigi sono previsti due grandi eventi: il primo a pochi metri dal Louvre, dove l’ex braccio destro di Marine Le Pen, il redivivo Florian Philippot, radunerà sovranisti ed euroscettici insieme ad altri gruppuscoli di estrema destra. Il secondo invece vedrà il ritorno dei gilet gialli dopo mesi di oblio. Ma a “battere il pavé” ci sono anche lavoratori del settore sanitario, commercianti, rappresentanti politici. Per la maggior parte di loro il nemico non è il vaccino, ma le restrizioni imposte dal presidente Macron, come spiega all’ADNKronos Maxime Nicolle, uno dei volti noti dei gilet gialli: “Sono personalmente favorevole alle vaccinazioni per le persone a rischio, per le persone più vulnerabili ma sono contrario a questo tentativo di suscitare una paura collettiva. Ho 33 anni, non ho problemi medici. Non porto la mascherina ma rispetto il distanziamento”. 

La Francia si trova quindi all’alba di una nuova, ennesima, protesta? Il presidente Emmanuel Macron al momento resta a guardare. Per il governo adesso l’obiettivo principale è quello di accelerare la campagna vaccinale per evitare la quarta ondata, che secondo le principali autorità sanitarie sarebbe ormai alle porte. Macron continua ad andare avanti sulla stessa linea, come dimostrato anche dall’ultima stretta annunciata oggi, che impone a chi arriva da Regno Unito, Spagna, Portogallo, Cipro, Grecia e Olanda un tampone negativo effettuato nel giro di 24 ore prima della partenza. 

Sul medio termine i provvedimenti non dovrebbero avere un impatto rilevante nell’opinione pubblica, come mostrano anche i sondaggi pubblicati questa settimana. L’ultimo, in ordine di tempo, quello realizzato da Ipsos-Sopra Steria per France Info e Le Parisien, secondo il quale più di sei francesi su dieci sono favorevoli alle nuove restrizioni. La linea ha dato fin dall’inizio i risultati sperati: dal discorso di Macron a ieri sono 3 milioni le persone che hanno prenotato via Internet il vaccino, mentre ieri si è registrato l’ennesimo record quotidiano con 879.597 iniezioni in 24 ore. 

Ma le elezioni presidenziali che si terranno nell’aprile del prossimo anno sono sempre più vicine. Difficile fare previsioni su un possibile ritorno dei gilet gialli, diventati ormai una nota di colore nelle manifestazioni, onnipresenti in qualsiasi protesta con una sparuta delegazione facilmente riconoscibile dalla tipica casacca fluorescente. Il vero rischio per Macron riguarda il malcontento suscitato da queste restrizioni, percepite come unilaterali dalle categorie interessate. Il personale sanitario costretto a vaccinarsi dopo aver affrontato una crisi sanitaria senza i mezzi adeguati e con poco personale; i ristoratori che dopo essere rimasti chiusi per mesi si ritrovano a doversi adeguare alle nuove misure nel giro di pochi giorni; i pendolari costretti a fare lunghe tratte in treno per raggiungere i posto di lavoro. (il pass sanitario non sarà obbligatori per autobus e metropolitane). “Perché proprio noi?”. Questa la domanda che si sono fatti in molti lunedì sera, e nonostante le risposte del governo, resta sospesa tra incomprensioni e dubbi. 

Un interrogativo che potrebbe riproporsi il prossimo anno nelle urne.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia