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Solo dando opportunità alle bambine oggi, potremo avere donne consapevoli e protagoniste domani

Hasansham, Iraq - April 20: A girl runs with a plastic bag filled with food through the refugee camp 'Hasansham U3' near Hasansham on April 20, 2017 in Hasansham, Iraq. (Photo by Florian Gaertner/Photothek via Getty Images)

“Ho alzato la voce, non in modo da poter urlare, ma in modo da poter far sentire quelli senza voce… Non possiamo avere successo quando metà di noi rimane indietro.” Queste le parole di Malala Yousafzai, la più giovane vincitrice del Premio Nobel della storia.

Ho avuto l’impressione che queste parole echeggiassero ieri durante il panel relativo alla Voce delle Ragazze, che per la prima volta nella storia, siamo riusciti a portare al Women 20 Summit, l’evento collaterale del G20, appena conclusosi a Roma.

Lavorando da anni in Save the Children e avendo incontrato tantissime bambine e ragazze, avendo ascoltato le loro storie, le loro frustrazioni e speranze, mi sono interrogata molte volte su cosa avrei fatto se da bambina o adolescente avessi dovuto subire quello che molte di loro affrontano, sia in Italia che nel mondo. Mi sono chiesta a chi mi sarei rivolta, quali strade avrei cercato se intorno a me avessi trovato un mondo poco accogliente solo perché nata donna. Di cosa avrei avuto bisogno, quando tutti intorno a te sembrano dirti che non “vali abbastanza” solo perché sei una ragazza; quando le tradizioni o la cultura del tuo paese ti lasciano un’unica via da percorrere, quella di un matrimonio anche in tenera età; quando i tuoi coetanei maschi possono avere libertà che a te sembrano precluse, su tutte quella di studiare e di costruire il tuo futuro.

L’unica risposta che sono stata capace di dare è che avrei avuto bisogno di incoraggiamento, una parola che ha un significato speciale. Implica ascoltare, aiutare a superare le proprie paure, infondere coraggio, sostenere anche nelle situazioni più difficili. Incoraggiare una generazione di giovani donne e spronarle a realizzare i propri sogni, a costruire il proprio futuro, a diventare agenti di cambiamento oggi e leader domani. Questo è il compito al quale siamo chiamati tutti noi oggi.

Le parole che Zahra, 15 anni dell’Indonesia ha affidato ai nostri operatori di Save the Children affinché potessimo essere il suo megafono, sono molto chiare e pesano come macigni quando con forza ci dice che nel suo Paese “…la posizione delle donne e delle ragazze (è) molto debole, perché non sono libere di esprimere le proprie aspirazioni”. Anche le sue coetanee italiane non sentono di essere al riparo dal gap di genere, ma alcune di loro, come Mariam di 16 anni di Milano, intravedono la possibilità di un cambiamento e un futuro differente “Si dice che bisogna iniziare sempre dalle piccole cose. Persone che vogliono cambiare veramente, ce ne sono. Questo per me ha un grande impatto, su me stessa e sul mondo”.

Occorre dare una risposta immediata a queste ragazze, innanzitutto e soprattutto attraverso quella che è la chiave universale per il loro empowerment: l’educazione. Solo così riusciremo far uscire dall’ombra i 132 milioni di bambine che già prima della pandemia non avevano la possibilità di andare a scuola e alle tante altre che, nell’ultimo anno, si sono aggiunte a questo esercito silenzioso e sterminato. Ieri abbiamo fatto un piccolo grande passo per rappresentare ognuna di loro, e continueremo questo percorso, con determinazione e tenacia, quelle stesse qualità che tante dimostrano di possedere fin da piccole e che dobbiamo coltivare e rafforzare. Ma abbiamo bisogno per loro di qualcosa di più che una dichiarazione d’intenti: occorre intervenire immediatamente con azioni coordinate e strutturate a livello globale per assicurare il diritto ad un’istruzione di qualità, garantendo alle bambine e alle ragazze le stesse opportunità educative dei loro coetanei maschi. A questo scopo è necessario delineare un preciso quadro di obiettivi e responsabilità chiari, sostenuti da un supporto tecnico e finanziario. È fondamentale pertanto chei capi di Stato e di Governo del G20 diano priorità all’istruzione nei loro piani di ripresa,incrementando gli investimenti per colmare il gap di genere, sostenendo al contempo il diritto ad una partecipazione significativa alla vita pubblica per tutte le bambine e ragazze.

La giornata di ieri potrebbe essere una giornata storica, che segna l’avvio di un cammino concreto affinché la lotta alla discriminazione e agli stereotipi di genere possa diventare un argomento centrale nell’agenda politica.

Ma occorre assumersi la responsabilità di una scelta. Oggi possiamo scegliere se impegnarci concretamente per cambiare la sorte dei 650 milioni di ragazze che a livello globale sono costrette a sposarsi quando sono ancora minorenni, perché non hanno alternativa. Oggi possiamo adoperarci per capire come far sì che non ci sia più 1 ragazza su 4 tra i 15 e i 29 anni in Italia rimanga intrappolata in un limbo, senza lavorare né studiare, perché non ha un’alternativa. Oggi possiamo creare quell’alternativa: ascoltandole, rendendole protagoniste del cambiamento che auspichiamo e che loro ci stanno chiedendo a gran voce. Oppure i grandi della terra possono far finta che tutto ciò non sia importante o che ci siano altre priorità.

Ma solo se si daranno opportunità alle bambine di oggi, potremo avere una generazione di donne consapevoli e protagoniste dello sviluppo sociale ed economico domani. Quello sviluppo di cui tuti noi abbiamo bisogno.

 

Articolo proveniente da Huffington Post Italia