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Picchio non c’è più. Irrequieto, ribelle, animale politico

ROME, ITALY - NOVEMBER 02: Actor Libero De Rienzo attend the

Picchio non c’è più. Nessuno incarnerà mai più di lui l’irrequietezza, la ribellione, certa intransigenza ideologica perfino eccessiva tipica del 1977, suo anno di nascita, che lo rendevano unico e meraviglioso. Da noi Wikipedia non dà conto di un ruolo che lo proiettò a 24 anni soltanto nell’empireo del cinema francese d’autore : era il solo protagonista maschile, inquietante e sensuale, di “A’ ma soeur” di Catherine Breillat. Era circonfuso di quella gloria, quando l’ho conosciuto, e con “Santa Maradona” di Marco Ponti si candidava a simbolo di una generazione. 

Irrequieto, animale politico, formato da un babbo, Fiore De Rienzo, che era stato aiuto-regista di Citto Maselli, indifferente alla popolarità facile, allergico alle interviste, con eccezioni mirate per chi stimava davvero: Picchio era tutto questo. Così irrequieto da essere fuori misura per il cinema italiano corrente del terzo millennio. 

Mi travolse nella creazione, con tutte le scarpe, quando riuscì finalmente a fare il “suo” film da regista, “Sangue-La morte non esiste”, reclutando un attore-amico intellettualmente libero e irriverente come lui, Elio Germano. Era un film scatenato e dissacrante, lo avevo seguito giorno per giorno al montaggio, mi sentivo come una zia incapace di dare pareri assennati. Ma era un film vero e anticonvenzionale, pieno di rabbia e delle sue irridenti verità. 

E’ come se il nostro cinema non avesse colto le potenzialità vere di questo attore così wild, così ingovernabile ma così talentuoso. Solo Marco Risi gli ha offerto la grande occasione con “Fortapàsc”, il film militante anti-camorra su Giancarlo Siani, il giornalista de “Il Mattino” assassinato nel 1985. Per “Santa Maradona”di Marco Ponti ha avuto il David da non-protagonista, ma i premi, in fondo, gli interessavano poco. Alla popolarità facile preferiva i piccoli ruoli nei buoni film, come “Miele” di Valeria Golino. Funzionava benone nella commedia: negli “Smetto quando voglio” di Sidney Sibilia, grandi successi al botteghino, è davvero spassoso.

Ma c’era un artista completo, dentro di lui, che scalpitava per trovare voce. Ci siamo consultati a lungo mentre scriveva una seconda sceneggiatura su una storia che non riusciva a convincere i produttori. Provai a dirottarlo su storie più di tendenza- gli suggerii per esempio un palazzo popolare con tanti immigrati- ma giustamente non mi diede retta. Era una bella testa, ma dura, non si piegava alle mode, neanche a quelle impegnate.

Mi manca, di colpo, quel ‘nipotino’ di elezione sempre in tensione spasmodica, sempre a vivere sopra le righe, come se la quiete fosse una tomba per l’anima. Mi manca quel suo affetto che non ha mai cercato spiegazioni, ma che ti avvolgeva in un calore speciale. Bella Picchio, questi nostri tempi non ti meritavano. Speriamo che qualcuno, almeno, riscopra il tuo “Sangue”, che non aveva potenti, cerchi magici più o meno politici né Majors a spingerlo, dava troppo fastidio. Fu tolto dalle poche sale in cui riuscì a uscire in un lampo. 

Articolo proveniente da Huffington Post Italia