• Gio. Set 23rd, 2021

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Massimo Antonelli: “Il Lazio a rischio giallo. Tra i nuovi infetti, giovani, prime dosi e no-vax”

 

“Rischiamo nuove zone gialle. La variante Delta corre e a settembre avremo un nuovo balzo di contagi. Il dato positivo è che le ospedalizzazioni sono al minimo grazie al vaccino. Dobbiamo continuare a proteggerci”. Sono queste le parole del professor Massimo Antonelli, direttore Terapie Intensive del Policlinico Gemelli di Roma. Ad HuffPost commenta il dato dell’aumento dei contagi nel Lazio: secondo l’Unità di crisi regionale, i casi sono quintuplicati in appena 15 giorni, registrando un boom tra i giovani. Si teme il ritorno alla zona gialla a inizio agosto, se non addirittura lunedì 26 luglio.

La Regione ha avviato anche il sequenziamento dei tamponi per capire quale sia la diffusione della variante Delta: “Il 90,4% dei casi con la variante Delta non aveva effettuato alcuna dose di vaccino o aveva il ciclo vaccinale non completo – spiega l’assessore alla Sanità Alessio D’Amato -. I due terzi dei casi sono concentrati a Roma. Il 66% dei casi in Delta ha un’età media di 29 anni”. Intanto nella Capitale si registrano diversi focolai: il cluster di Monteverde — 16 contagiati durante i quarti di finale Italia- Belgio — si è allargato, arrivando a 73 persone. A Ostia si è sviluppato un altro cluster attorno a uno stabilimento balneare, con 9 casi confermati. Altri 5 sono risultati positivi dopo un campus di pallavolo in Toscana. A questi si uniscono il mare di vacanzieri di ritorno (positivi), tanto che il governatore Nicola Zingaretti ha invitato i suoi cittadini a “rimanere in Italia, viaggiare all’estero in questo momento comporta un rischio superiore”. 

Secondo i dati sui nuovi contagi registrati dall’Unità di crisi regionale, i casi sono quintuplicati in appena 15 giorni. Nelle ultime due settimane c’è stato un aumento dell′80%. È concreta la possibilità di un ritorno della zona gialla nel Lazio?

“L’incidenza dei casi è aumentata, non solo nel Lazio, ma in tutta Italia. Il virus circola molto di più, lo dimostra l’indice di contagio RT tornato sopra 1 in tutte le regioni. Lo scatto dal colore bianco a quello giallo è possibile perché i numeri non sono distanti. Il checkpoint che decreta l’entrata in zona gialla è fissato a 50 casi ogni 100mila abitanti. (L’incidenza di positivi nel Lazio per 100mila abitanti nel giro di un giorno è schizzata dal 19,7 al 23,9, ndr). È bene però ricordare che un aumento dei casi non significa necessariamente un aumento dei casi gravi. In questo momento, infatti, non stiamo assistendo ad una crescita dei ricoveri e dei pazienti in terapia intensiva”.

Qual è la situazione nella terapia intensiva del Policlinico Gemelli?

“Abbiamo soltanto otto pazienti Covid ricoverati, al momento. Per la maggior parte, sono tutti pazienti che ci siamo portati dietro, ovvero lunghi ricoveri. Situazione analoga all’Umberto I come allo Spallanzani: i numeri dei ricoverati in terapia intensiva sono simili, quindi decisamente bassi”. 

Quale è l’identikit dei nuovi contagiati? 

“Tra i nuovi infetti troviamo, per la maggior parte, giovani, persone over 60 che non si sono ancora sottoposte alla vaccinazione e chi ha ricevuto solo la prima dose del vaccino. Il virus – non è una novità – circola molto tra i ragazzi perché hanno una maggiore socialità, sono per lo più asintomatici o sviluppano pochissimi sintomi, e questo mette a rischio la fascia di popolazione più anziana non vaccinata”. 

La popolazione giovanile non è ancora vaccinata o, almeno, non completamente. Come vede il ritorno a scuola per i giovani non vaccinati?

“Bisogna incoraggiare la vaccinazione ove possibile. Abbiamo visto che questa si è attuata in tempi rapidi quando si è trattato di vaccinarsi prima degli esami di maturità e mi risulta che anche le campagne vaccinali locali per i giovanissimi abbiano dato i loro frutti. Tuttavia è impossibile pensare che a settembre tutti i giovani siano vaccinati completamente, quindi è necessario incentivare la vaccinazione degli insegnanti che, invece, dovranno essere risultare protetti quando suonerà la campanella, per non mettere a rischio la loro salute e quella degli altri”. 

A proposito degli insegnanti, molti hanno fatto solo la prima dose di AstraZeneca e non la seconda, frenati dai timori per possibili effetti collaterali. Non sono gli unici. In Italia soltanto il 47% della popolazione ha completato il ciclo di vaccinazione. Quali rischi comporta avere solo la prima dose?

“Con solamente la prima dose si è più a rischio, soprattutto di fronte ad una variante contagiosa come la Delta. Nelle terapie intensive dell’ultimo mese abbiamo registrato ingressi di persone contagiate dopo la prima dose. Certamente, va valutato caso per caso perché molti hanno avuto il contagio molto vicino al vaccino, quando non avevano ancora raggiunto una protezione completa. In generale, possiamo dire che seppure la prima dose protegga bisogna sempre integrarla con la seconda, rispettando le tempistiche per la somministrazione. Per quanto riguarda, invece, il dibattito sull’eterologa, ovvero se si possa o meno fare il mix di due vaccini, il tavolo di discussione è ancora aperto”.

Di fronte alla variante Delta, dunque, dobbiamo farci trovare preparati.

“Assolutamente sì. Proprio perché si tratta di una variante il cui livello di contagiosità è stato dimostrato. Il virus circola di più ma la situazione potrebbe non precipitare se manteniamo le ospedalizzazioni basse. Grazie al vaccino, avremo – nella migliore delle ipotesi – una copertura tale da generare sintomi lievi o non generarne affatto. Se ricoveri e terapie intensive non cresceranno, non ci sarà un vero e proprio impatto sul sistema sanitario. Contrarre il Covid sarà – con i dovuti distinguo – come contrarre una febbre, ovvero contrarre un’infezione che potremo benissimo curare a casa. È questo ciò che dobbiamo augurarci. 

Il presidente dell’Ordine dei medici del Lazio ha detto che “l’onda dei rialzi è solo all’inizio”. È d’accordo?

“Possiamo aspettarci un aumento ulteriore dei contagi, a seguito di un minor rispetto delle norme che ci aiutano, come il distanziamento, indossare la mascherina nei luoghi chiusi, igiene delle mani. Abbiamo visto gli assembramenti post festeggiamenti agli Europei, non sappiamo quali saranno gli effetti, ma se solo quelle persone avessero indossato la mascherina, le cose sarebbero diverse. La risalita dei contagi a seguito della diffusione di varianti è ciò che stiamo vedendo anche in altri Paesi, come il Regno Unito, quindi è probabile che ci sia anche qui da noi. A settembre, in particolare, reduci dalle vacanze e da un ‘lasciarsi andare’ generale potremmo vedere un rialzo, ma la situazione sarà presumibilmente diversa rispetto allo scorso anno perché ora abbiamo i vaccini e possiamo difenderci. Concreto è il rischio che possano essere istituite delle zone gialle o di diverso colore per tutelarci dai piccoli e medi focolai”. 

Crede che la “linea Macron”, l’ipotesi di introdurre il Green pass all’ingresso dei locali e prima di salire su treni, aerei, etc, passerà anche da noi? Lei è favorevole?

“Il Green pass può essere un incentivo per convincere le persone più titubanti a fare il vaccino, ma la sua buon riuscita dipenderà da come verrà applicato. Ci sono pro e contro, certo è che offre qualche garanzia di sicurezza in più. Vogliamo tutti un ritorno alla normalità, ma dobbiamo ricordarci che una normalità quasi reale possiamo viverla anche oggi se mettiamo in pratica tutte quelle regole che abbiamo imparato e che non finiremo mai di ripetere, come distanziamento, mascherina al chiuso e in caso di assembramenti e lavaggio delle mani. In fin dei conti quello che ci viene chiesto è ben poca cosa rispetto al guadagno che possiamo averne”.

Siamo ancora lontani dalla fine della pandemia?

“L’Oms ha preso una posizione molto forte sul tema sostenendo che, in modo erroneo, alcuni governi del mondo vedono la pandemia come prossima alla fine. In realtà, non ne siamo fuori. Siamo stanchi, ma dobbiamo rimanere concentrati ed essere responsabili”. 

Articolo proveniente da Huffington Post Italia