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Marco Risi: “Libero mi chiamava ‘papino’ e gli volevo bene come a un figlio”

Marco Risi e Libero De Rienzo sul set del film Fortapàsc

“Mi chiamava “papino” e gli volevo bene come a un figlio. Immagini come sto”. È scioccato – come molti nel cinema italiano e non solo – il regista Marco Risi con cui HuffPost Italia parla a telefono subito dopo aver appreso la tragica notizia della prematura e improvvisa scomparsa dell’attore Libero De Rienzo, stroncato da un infarto a soli 44 anni.

Risi lo aveva diretto in “Fortapàsc” nel 2009 – “un’esperienza totalizzante”, ci disse l’attore romano, ma legatissimo a Napoli, durante l’edizione zero di “Arthetica”, la rassegna cinematografica che aveva ideata e organizzata a Procida a cui ci invitò chiamandoci personalmente. “Per me Risi è il mio angelo custode”, aggiunse lui, sempre in prima linea per il rispetto dei diritti e l’impegno civile, portato al cinema interpretando personaggi a loro modo sempre speciali e mai banali. “Marco – aggiunse – mi ha concesso grande fiducia e averla da uno come lui, capace di esordire con ‘Vado a vivere da solo’ per poi realizzare film d’inchiesta come ‘Il muro di gomma’, non è importante, è tutto”.

Un rapporto solido e profondo quello che li legava, confermatoci da Risi che lo ricorda proprio sul set di quel film in cui avevano lavorato insieme in cui Libero interpretava, in giorni in cui ricorreva il 30esimo anniversario della morte, Giancarlo Siani, il giornalista ucciso dalla camorra a Napoli il 23 settembre del 1985. Per interpretarlo, si basò unicamente su una foto che lo ritraeva in camicia bianca, la “divisa” con cui andava a indagare sulla piazza della droga.

“Era un ragazzo con una grande sensibilità”, aggiunge Risi. “Gli piaceva sì fare l’attore, ma ancora di più l’operatore. Durante Fortapàsc gli ho dato una macchina da presa per girare alcune immagini della strage di Torre Annunziata e…le ha fatte meglio di tutti!”. Nient’altro da aggiungere se non un profondo dolore.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia