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“Libero De Rienzo ha reso immortale mio fratello Giancarlo”, il ricordo di Paolo Siani

DiRed Viper News Manager

Lug 16, 2021

Il giornalista-giornalista porta le notizie, che sono “rotture e’cazz”. L’attore-attore interpreta personaggi, e in questi scompare. Libero De Rienzo era scomparso per esempio nel volto di Giancarlo Siani, il cronista napoletano ucciso dalla Camorra nel settembre 1985 al quartiere Vomero, a pochi passi da casa sua. Per Fortapàsc, diretto da Marco Risi, 2009, De Rienzo era stato candidato come Miglio Attore Protagonista Al David di Donatello nel 2010.

L’attore è morto a 44 anni, per un infarto, all’improvviso. Il mondo del cinema è a lutto, e sconvolto. De Rienzo da anni viveva a Roma. Ha interpretato film cult come Santa Maradona – David al Miglior Attore Non Protagonista – e la saga Smetto Quando Voglio. Era nato a Napoli nel 1977. Lascia la moglie, la costumista Marcella Mosca, e due figli di sei e due anni. Aveva cominciato seguendo le orme del padre, Fiore De Rienzo, aiuto regista di Citto Maselli. Per soldi, aveva ammesso in un’intervista a Il Messaggero. Poi, grazie soprattutto al teatro, aveva trovato un senso nella recitazione, nell’interpretare personaggi, nel raccontare storie. Era anche sceneggiatore e regista.

De Rienzo era nato a Forcella e cresciuto nel quartiere di Chiaia. Era napoletano come Giancarlo Siani, che ha interpretato a 24 anni dalla morte, guidando la sua iconica Citroën Méhari in alcune scene, come ricorda a Il Riformista il fratello del “giornalista-giornalista” Paolo Siani, dottore e deputato del Partito Democratico. Il film contrappone il “giornalista-giornalista” che porta le notizie che sono “rotture e’cazzo” al “giornalista-impiegato” comodo e assicurato. Siani, ucciso a 26 anni a colpi di pistola, apparteneva alla prima categoria. Quella sera del 23 settembre 1985 voleva andare a un concerto di Vasco Rossi. De Rienzo nell’ultimo giro in Méhari alla fine del film canta Ogni volta.

Che ruolo ha giocato Fortapàsc nel ricordo di Giancarlo Siani?

Il film è stato una svolta e un’opportunità. È stato un momento cruciale affinché mio fratello non venisse mai dimenticato. Ha fatto quello che fanno i film con le storie: le rendono immortali. E infatti continua a girare, nelle scuole per esempio. Resto ancora oggi molto grato al regista, Risi, e allo stesso De Rienzo. Lui era andato davvero al di là del copione.

In che senso?

Ci mise dentro l’anima. Libero ha capito chi era Giancarlo. Non ne ha fatto un santino, un eroe, ma un ragazzo semplice, gioviale. Lo ha interpretato con leggerezza rendendo la sua di leggerezza.

Quale fu il suo approccio all’interpretazione e voi, alla famiglia del giornalista?

Era preoccupato dall’incontro con me. Dal sentirsi giudicato da me, da noi, dalla sua famiglia e da chi con mio fratello aveva vissuto e l’aveva conosciuto. Alla fine è stato come se fosse entrato in contatto con Giancarlo. Una grande sintonia. Parlando con me, confrontandoci, rafforzò la sua convinzione, e quindi ne uscì l’interpretazione che ricordiamo tutti. E successe anche una cosa strana.

Cosa?

Vedevo che lui faceva sempre questo gesto, di toccarsi i bottoni della camicia. Era un gesto che faceva sempre Giancarlo, e anche io come altri membri della famiglia. ‘Perché lo fai?’, gli chiesi. E lui mi disse che lo faceva sempre anche lui.

C’è una scena di Fortapàsc che ricorda con più trasporto di altre?

Sì, la scena alla quale sono più legato è quella quando torna da Daniela (interpretata da Valentina Lodovini, ndr), citofona, vuole fare pace, e sta in macchina e aspetta.

Venne usata proprio l’originale, la Méhari di suo fratello, per alcune scene.

Esattamente. Quella scena l’ho vista girare in diretta. E poi c’è quella nella palestra, nella quale parla agli studenti, e dove compaio anche io e mi dà la mano. Di quei giorni, sul set, ho tanti ricordi. Libero per buona parte dell’anno viveva a Procida. A volte lo chiamavo, quando presentavo il film nelle scuole o in altre occasioni, e lui a volte è venuto, ha raccontato la sua esperienza nell’aver interpretato mio fratello Giancarlo in Fortapàsc. Con Libero eravamo rimasti legati e dopo anni capitava ancora che ci incontrassimo. Conoscevo la sua famiglia, i figli. Un dispiacere enorme.

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