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Il voto sulla Libia un plebiscito osceno

Roma 15/02/2020, assemblea nazionale di Sinistra Italiana. Nella foto Nichi Vendola

A occhi chiusi e a stragrande maggioranza, su invocazione del governo “bendato” di unità nazionale, i nostri deputati hanno votato ieri il rifinanziamento di quella missione che affida alla Libia il lavoro sporco di sceriffo e giustiziere del mare. Un plebiscito osceno, un voto che dice di un vuoto: vuoto di analisi storica e di visione progettuale, distratto congedo dagli imperativi della cultura della pace, dal primato “senza se e senza ma” dei diritti umani, da quella millenaria profezia laica che esorta all’accoglienza e alla cura della vita altrui.

Bendati, contenti, reticenti, accecati dalla realpolitik di una sfera pubblica regredita nei valori, nei simboli, nel lessico, nelle emozioni: il Parlamento ieri era l’immagine di una politica incapace di speranza. Ammainate le “belle bandiere” (come direbbe Pasolini) delle grandi narrazioni novecentesche, in questa specie di dopo-storia in cui galleggiamo, è proprio la benda il nuovo stendardo, la coccarda, il vessillo del presente, diciamo pure della dittatura del presente.

La benda aiuta a non vedere ciò che è scomodo vedere, ci consente di dire senza dire troppo, ci facilita nella sublimazione retorica dell’orrore, ci fa camminare come sonnambuli quando vendiamo armi a regimi assassini, ci stimola a non dimetterci mai dalla regola suprema del business, del primato dell’homo oeconomicus, della democrazia trasformata in camera di commercio. Certo, ci contristeremo per la pena eterna dei 45 giorni di Zaki, il nostro meraviglioso ragazzo sequestrato da Al Sisi e dai suoi boia, come ci lamenteremo per il delitto imperfetto del nostro Giulio Regeni e per i depistaggi dello Stato che lo ha assassinato, ma non faremo nulla che metta a rischio i nostri affari nella terra dei faraoni. Non molti lustri sono trascorsi da quando i diritti umani erano il pretesto per nuove guerre petrolifere e imperiali. Oggi, dinanzi alla catastrofe conclamata di quella recente epopea bellica, i diritti umani si vendono ai mercatini dell’usato.

L’Italia investe decine di milioni di euro per addestrare la Guardia costiera libica che in questi anni e con i nostri soldi ha imparato l’arte umanitaria dello speronare navi di profughi, ha esibito indubbia competenza nello sparare contro persone disarmate e in fuga, ha dimostrato efficienza nel catturare uomini donne e bambini, nel deportarli in quei centri di detenzione che sono luoghi di orrore, di torture, di stupri, di abusi, di sparizioni. Superlativa l’ipocrisia di quelli che vogliono combattere i trafficanti di esseri umani bloccando i profughi, criminalizzando i migranti, affondando le loro barche, bloccando le vie di fuga, non prevedendo corridoi umanitari, cioè in definitiva punendo le vittime di quei trafficanti e finanziando i loro compari in divisa. Quella umanità comprata e venduta cerca in mare la salvezza dalla malasorte, ma non c’è sorte peggiore del rinculo che può seppellirli in un lager libico.

Non si può girare attorno a questa verità: noi paghiamo la Libia per toglierci l’incomodo, per ripulire il mare nostrum dalle scorie di umanità alla deriva, lo facciamo per conto dell’Europa e di una civiltà a numero chiuso. Lo facciamo esternalizzando le nostre frontiere, delegando a una polizia di pirati di un’altra nazione la protezione a mare dei nostri confini. Lo facciamo bendandoci gli occhi di fronte alle inchieste puntuali e documentate che provano le sistematiche violazioni dei diritti umani da parte delle sentinelle che noi abbiamo assoldato. Negli ultimi 4 anni l’Italia ha speso 20 milioni di euro a favore della sedicente guardia costiera libica, risorse che avremmo potuto investire per salvare e non per sommergere vite. Finché i fenomeni migratori saranno affrontati come una questione di ordine pubblico e di conseguente contrasto repressivo, i trafficanti di esseri umani faranno affari d’oro, gli xenofobi semineranno i loro veleni nella politica e nella società, la povera gente in fuga dalla miseria e dal dolore continuerà a naufragare nelle acque del Mediterraneo. Per questo è urgente togliersi la benda dagli occhi. Per ridare spazio alla verità e per non naufragare, come è accaduto col voto di ieri, nel mare delle mezze verità e delle menzogne intere.

 

Articolo proveniente da Huffington Post Italia