• Lun. Set 20th, 2021

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Con impressionante disinvoltura Beppe Grillo sigla la pace con Giuseppe Conte invitando il movimento a guardare avanti (anzi molto avanti, cioè al 2050).

Possiamo dunque dire che tutto è risolto e che d’ora in poi ci sarà quiete nelle truppe grilline?

No che non possiamo e tre poco vedremo perché.

Ma soprattutto chi ha vinto nel braccio di ferro tra l’Elevato e l’Avvocato del Popolo?

A quest’ultima domanda arriviamo non appena chiarito che la situazione è assai meno tranquilla di quanto appaia nelle bucoliche immagini del pranzo in riva al mare di Bibbiona, per il semplice fatto che Grillo e Conte vivono in una perdurante ed esplosiva contraddizione in termini, rappresentata dal fatto che il rivoluzionario (o sedicente tale) tra loro è certamente il primo, mentre il secondo è per carattere e storia professionale uomo di governo a tutti gli effetti. 

Peccato però che a sostenere Draghi è certamente Grillo mentre a criticarne l’operato (innanzitutto in materia di giustizia) è certamente Conte, con il risultato che nessuno dei due sta al proprio posto.

Veniamo però al tema del confronto trai due, che oggi come oggi vede vincitore Conte con il netto punteggio di 3-1.

Acquisito il risultato esaminiamo i gol, visto che siamo in epoca di ispirazione calcistica dell’esistente a seguito del successo di Wembley.

Il primo gol di Conte sta nel fatto che lui esce dal lavoro dei saggi come capo politico del movimento, in una posizione di vertice che nessuno ha mai avuto così forte nella storia grillina.

La seconda rete è nella marcia indietro di Grillo, che prima lo attacca frontalmente bollandolo come inadeguato e poi si “acconcia”  ad invitarlo a pranzo per siglare la pace, mostrando così a tutti la fragilità delle sue critiche.

Il terzo gol viene dal fatto che le durissime parole di Grillo hanno raccolto più dissensi che applausi all’interno del movimento, generando così la prima “rivolta” interna in quindici anni di storia, una rivolta che è sintomo palese di maturata insofferenza verso parole e metodi del fondatore.

Insomma tre punti secchi a favore di Conte, mitigati soltanto dall’unico aspetto positivo per Grillo e cioè il fatto che comunque un qualche ruolo al garante rimane, non fosse altro per il fatto che nessuno (men che meno Di Maio) si sente pronto ad affrontare sfide elettorali senza l’uomo della “Vaffa Day” del 2007.

Vedremo l’esito del voto on line e delle reazioni nei gruppi parlamentari, ma sin d’ora un punto è chiaro: il M5S di Conte sarà amico tiepido (anzi freddino) del governo Draghi, con buona pace di Grillo. O almeno cercherà di sembrare tale. 

Articolo proveniente da Huffington Post Italia