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Zitto zitto Salvini si regala un mese in più per raccogliere le firme sui referendum

BATTIPAGLIA, ITALY - JULY 13: Matteo Salvini senator and leader of the Lega party visits a gazebo to collect the signatures for the referendum for justice reform on July 13, 2021 in Battipaglia, Italy. The Giustizia Giusta campaign continues to collect signatures for the Referendum on the reform of justice in Italy. Among the most active parties, the Lega of Matteo Salvini continues to collect signatures with gazebos in many Italian cities. (Photo by Ivan Romano/Getty Images)

Un piccolo emendamento, nascosto nell’articolo 39 bis del decreto Semplificazioni, qualunque cosa c’entri con le semplificazioni. Un piccolo emendamento che tecnicamente recita così: “Tutti i termini previsti dagli articoli 32 e 33, commi 1 e 4 della legge 25 maggio 1970, n. 352 sono differiti di un mese”. Detta così è materia oscura, ma basta andarsi a prendere i riferimenti di legge per capire che cela un’operazione politica. Stabilisce infatti che in regime di emergenza la scadenza per la presentazione delle sottoscrizioni per i quesiti referendari slittano di un mese, dal 30 settembre al 30 ottobre.

Difficile, impossibile non pensare ai referendum sulla giustizia presentati dalla Lega insieme ai Radicali. Serve mezzo milione di firme, la Lega punta a raccoglierne il doppio per evitare sorprese, a via Bellerio la preoccupazione è di stare stretti con i tempi. La raccolta è iniziata ai primi di luglio, ci sarebbero solo tre mesi per raggiungere la cifra non banale, due dei quali gli italiani hanno la testa sotto l’ombrellone e nei rifugi di montagna più che alle battaglie politiche sia pur del proprio partito di riferimento. 

E in effetti seguendo le tracce si scopre che l’emendamento è stato presentato da Igor Iezzi, che della Lega è responsabile giustizia oltre che a essere deputato. Approvato dalle commissioni Affari costituzionali e Ambiente della Camera, sarà con tutta probabilità presente nel testo definitivo, dato che i tempi per la conversione del decreto stringono (scade il 30 luglio) e al Senato dovrebbe arrivare blindato. 

“Con tutto ottobre per raccogliere le firme con tutta probabilità ce la faranno”, commenta un onorevole del Pd scuotendo la testa. Matteo Salvini anche del referendum ha parlato in un colloquio con Mario Draghi che ieri è durato poco meno di un’ora. “C’è totale condivisione su come andare avanti nei prossimi mesi”, ha spiegato il leader del Carroccio, e a chi gli faceva osservare che i quesiti referendari scavalcavano la riforma di cui si discuterà in Parlamento a partire dal 23 del mese ha risposto che “i referendum servono per accelerare e affrontare temi che la riforma Cartabia non affronta”.

Certo, il castello cadrebbe nel caso lo stato d’emergenza, in scadenza il prossimo 31 luglio, non fosse prorogato, anche se l’orientamento prevalente di Palazzo Chigi va verso un’estensione, complice la variante Delta che potrebbe complicare non poco un quadro ancora in piena evoluzione. Alle ultime proroghe la Lega si è opposta rumorosamente, anche denunciando una fantomatica “dittatura sanitaria”. Il dibattito sulla prossima è ancora in stato embrionale, ma gli esponenti di via Bellerio si sono finora mossi con molta prudenza. Dopo tutto, se lo stato d’emergenza servisse per blindare i referendum, potrebbe valere la pena chiudere un occhio.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia