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Referendum sulla giustizia sono stati strumentalizzati dai leghisti

DiRed Viper News Manager

Lug 15, 2021

Come cittadino e come politico liberale e libertario ho riflettuto in questi mesi sulla opportunità dei referendum, sulla scelta dei temi e non ultimo dei compagni di viaggio. Sento di appartenere alla comunità radicale, ne condivido i fondamenti e mi riconosco nell‘impostazione transnazionale, nella scelta traspartitica e nella pratica nonviolenta. Nonviolenza che è la chiave di un metodo politico e che caratterizza anche il linguaggio, l’approccio verso l’altro da sé, l’idea che nella differenza ci sia non un vulnus da sanare ma un punto di vista diverso a cui abbeverarsi, con cui arricchirsi nell’irriducibile tensione con ciò che non siamo, che nel dialogo e non nella soluzione delle contraddizioni ma nelle contraddizioni stesse sta la qualità, la novità, la vitalità, l’innovazione.

In questo senso sono impegnato nel Partito Radicale con la formula della doppia tessera e in Nessuno Tocchi Caino, una straordinaria realtà politico-culturale che ha impostato una lettura diversa rispetto alla consolidata idea colpa/punizione e partendo dal rifiuto della pena di morte e dalla campagna per la moratoria e dalla condizione drammatica delle carceri ha esteso il campo d’azione alla concezione stessa della pena come un errore concettuale, innanzitutto verso l’idea di Stato e poi anche verso i rapporti tra le persone, e con se stessi. Mettendo al centro della riflessione l’errore nel concepire noi e gli altri come soggetti immobili e immutabili nel tempo, come oggetti passibili di una linearità, dove piuttosto noi siamo eventi in continua trasformazione e mutazione. Per questo non riesco a passare dalle straordinarie e stimolanti vette di elaborazione teorica e pratica raggiunte con l’ultimo congresso di Opera a una campagna referendaria con quesiti a mio giudizio parziali e non risolutivi, e con compagni di viaggio che la raccontano in ogni piazza con lo slogan “Chi sbaglia paga”. Finendo per essere una campagna più orientata a punire il sistema giudiziario e i suoi eccessi, che a trasformare il meccanismo della giustizia.

Come ho già avuto modo di scrivere non mi preoccupa con chi si viaggia se si condivide un cammino. Piuttosto mi chiedo se il sentiero tracciato sia quello del cambio di paradigma rispetto alla Giustizia o piuttosto il rafforzamento di una concezione punitiva con la sola novità di restituire alla magistratura pan per focaccia. Insomma occhio per occhio e dente per dente. Credo di essere facile profeta nel ritenere che non solo le firme si raggiungeranno ma che si arriverà al vaglio dei quesiti, non ultimo perché ci saranno Regioni che garantiranno il risultato per disciplina di partito.
Ma mi chiedo: su quale piattaforma culturale porteremo il Paese alle urne? Quale è l’orizzonte di senso? Un aumento della punibilità dei magistrati?

Per quanto mi riguarda il tema è quello di una importante azione di depenalizzazione della stragrande maggioranza dei reati, del superamento della carcerazione, non solo di quella preventiva, come principale sistema di reazione a un comportamento reale o presunto contro la norma vigente, di un rapporto diverso, meno dogmatico, verso lo stesso concetto di legalità. Di uno spostamento dal campo della repressione e della punizione a quello della crescita culturale di comunità e personale. Piccoli passi in questa direzione si sono realizzati solo durante i governi a guida Pd e quella parte di cultura e di pratica politica democratica va sostenuta e rafforzata.

Si tratta a mio modo di vedere di una scelta strategica che si sviluppa rafforzando anche la componente liberale del campo conservatore dello schieramento politico italiano e gli assi riformisti rispetto alla prevalente dinamica populista che in tutto il mondo ha tra le sue note caratteristiche la dimensione forcaiola. E si tratta di battere la cultura dominante della nuova destra, che dalla Polonia all’Ungheria passando per la Turchia e persino per alcuni elementi americani, considera l’autonomia della magistratura un fastidio da ricondurre all’ordine. È lo stesso paradigma sotteso all’impostazione referendaria? È una domanda da porsi con profondità.

Vogliamo una magistratura autonoma in un sistema di norme più libertario che cancelli l’obbligatorietà dell’azione penale, depenalizzi reati, e superi il ricorso alla carcerazione, o puntiamo a rendere più controllabili i magistrati in un sistema invariato? È dando risposte a queste domande che si determina l’orizzonte politico. Per me è quello di una sinistra liberale che fa crescere le libertà sostanziali in un sistema non etico e non giudicante.

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