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Rai, Fuortes-Soldi confermati dal Cdm. 5s costretti a ingoiare un altro rospo

Agf

La mossa in anticipo di Mario Draghi, che la settimana scorsa di concerto con il ministro dell’Economia Daniele Franco ha scoperto le carte sul rinnovo del Cda Rai, ha spiazzato quasi tutti i partiti. Dal Parlamento la partita si sarebbe volentieri posticipata, ma il premier non era dello stesso avviso: dopo l’annuncio, oggi il Consiglio dei ministri ha proceduto alle nomine di Carlo Fuortes come amministratore delegato e di Marinella Soldi in qualità di presidente. 

A quest’ultima serviranno ora i due terzi dei voti in Commissione di vigilanza per ottenere l’incarico. I 5 stelle mugugnano, ventilando il rischio di responsabilità sull’indagine che ha coinvolto Matteo Renzi e Lucio Presta per il documentario “Firenze secondo me” trasmesso da Discovery, del quale Soldi è stata ai vertici. Non sono bastate le smentite dell’interessata, all’epoca come anche in questi giorni: “La decisione, la negoziazione dei diritti ed ogni atto propedeutico alla realizzazione del documentario sono estranei alla mia persona, in quanto verificatesi successivamente alla mia uscita dal Gruppo Discovery, effettiva dal 1 ottobre 2018”.

Serpeggiano i dubbi tra i pentastellati, il senatore Alberto Airola ammette le sue “enormi riserve”. Ma alla fine il segnale non arriverà: “Non avrebbe senso con i giochi già fatti – dice un pentastellato di governo – ingoieremo il boccone, che non ci piace, e andremo avanti”. 

Senza ancora un capo legittimato, i 5 stelle faticano a trovare una linea, qualunque essa sia. Il consigliere d’amministrazione votato da sei commissari su otto, Antonio Palma, è stato scartato su imposizione di Giuseppe Conte per tramite di Vito Crimi per fare spazio ad Alessandro Di Majo, avvocato gradito all’ex premier. I gruppi sono sfibrati e delusi, le forze si concentrano sulla vituperata riforma della giustizia, difficile un colpo di testa sulla presidenza Rai, anche per lo sgarbo istituzionale che deriverebbe da un atto così palesemente ostile nei confronti di Draghi.

Tuona l’Usigrai, il sindacato interno, che grida alla lottizzazione, contro una legge che “consente ai partiti di prendersi tutto il banco”. E il banco in effetti è stato preso, ma quel meccanismo perfetto che era stata la lottizzazione si inceppa di fronte allo spariglio di Draghi.

Sbandano i 5 stelle, implode il centrodestra. Che si racconta unito, Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia a braccetto cantando, ma si muove in ordine sparso. Il Carroccio e gli azzurri si spartiscono la torta da forze politiche che appoggiano il governo, Giorgia Meloni e i suoi rimangono tagliati fuori. Vengono eletti Igor De Biasio in quota via Bellerio e Simona Agnes per le truppe di Silvio Berlusconi. Matteo Salvini manda avanti il responsabile Editoria del partito, Alessandro Morelli: “I due unici consiglieri indicati dal centrodestra lavoreranno per garantire il pluralismo”. C’è una critica non proprio velata a Soldi e Fuortes, considerata vicina a Renzi, la prima, “un amico di Veltroni” il secondo, che pur gode di approvazione bipartisan, con felicitazioni che sono arrivate, per esempio, anche da Virginia Raggi e Carlo Calenda. Ma c’è soprattutto un messaggio ai sodali di Fdi.

Non basta, decisamente non basta. “Serve un riequilibrio, altrimenti c’è una deriva totalitaria” tuona Fabio Rampelli, meloniano di lungo corso e vicepresidente della Camera, che invoca un intervento “delle massime autorità italiane”, qualunque cosa significhi. Viene convocata in tutta fretta una conferenza stampa, Ignazio La Russa sbotta: “La Russa sbotta: “Mai nell’Italia repubblicana si era arrivati a una Rai monocolore, anche se i colori della maggioranza sono diversi. Mai la maggioranza si era riservata tutti i posti possibili e immaginabili. Se ne deve occupare Mattarella”. Molto improbabile che il Quirinale si muova, mentre il forzista Elio Vito suggerisce una “compensazione” con la presidenza della Commissione vigilanza, al momento in mano al partito di Berlusconi. Subito fermato dal suo partito per bocca del capogruppo Paolo Barelli: “Quell’incarico non può e non deve essere messo in discussione perché le norme sono chiare”. C’era una volta la lottizzazione.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia