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Oltre Cetto La Qualunque: il lato luminoso ma invisibile della Calabria

In questa combo: (a sinistra) uno dei vecchi cartelli superstiti e (a destra) uno dei nuovi cartelli, a Riace (Reggio Calabria), 23 settembre 2019. Riace non più

C’è la Calabria della ‘ndrangheta e della corruzione, certo. Ma c’è anche la Calabria del consorzio Goel, 47 aziende agricole e cooperative sociali che producono, fra gli altri, arance e cosmetici mafia free. O quella di Francesco Milito, il vescovo di Oppido e Palmi che incurante di minacce e ritorsioni ha bloccato le processioni con inchino agli ’ndranghetisti.

C’è la Calabria della malasanità, ovvio. Ma c’è anche quella dei ragazzi di Cariati, che hanno occupato un pezzo dell’ospedale. E quella del Centro di medicina solidale del dottor Lino Caserta, che è tornato da Milano per creare lavoro, competenze e curare (bene) i cittadini calabresi.

C’è la Calabria della disoccupazione e dell’emigrazione, le pagine dei giornali ne sono piene. Ma c’è anche quella dell’università Unical che negli ultimi anni sta puntando forte sulla tecnologia, con corsi d’avanguardia su Data science e Intelligenza artificiale. Oppure quella del Club velico di Crotone, capace di tramutare uno sport esclusivo in pratica quotidiana e popolare, portando peraltro 15mila pernottamenti l’anno all’industria turistica cittadina.

Insomma, nella regione famosa suo malgrado per essere sempre agli ultimi posti delle classifiche di vivibilità, ci s’imbatte fortunatamente anche in una sacca forte e compatta di resistenti, comunità piccole e grandi che non si sono lasciate abbagliare dalla scelta binaria “restare e chiudere gli occhi oppure andare via” ma si sono inventate la propria terza via: restare, non chiudere gli occhi, anzi spalancarli e tenerli fissi all’obiettivo e cioè fare impresa, sport, lavoro o cultura come se si fosse in una qualunque regione italiana in cui le cose scorrono lisce come l’olio. Il libro A Sud del Sud (Zolfo, 2021) di Beppe Smorto, per anni a capo di repubblica.it e ex vicedirettore del quotidiano, è un campionario necessario di impegno e resistenza civile. Smorto, calabrese, ha battuto in lungo e largo le strade della sua regione alla ricerca di tante storie colpevolmente trascurate dai media e che restituiscono una boccata d’ossigeno e di speranza.

Un’operazione fondamentale di “contro-informazione” che almeno in parte attenua l’immagine da Colombia ai tempi di Pablo Escobar che le è stata appiccicata addosso (anche per suoi demeriti ca va sans dire). Ma che ha portato in passato a scene surreali, come quella del cantante Antonello Venditti che durante un concerto a Marsala, in Sicilia, si lasciò andare a un’esternazione senza senso: “Ma perché Dio ha fatto la Calabria…qualcuno deve fare qualcosa. Almeno voi qui avete più speranza e cultura, in Calabria non c’è niente. Spero nel Ponte, così almeno potranno venire qui”. Quanto sia importante la comunicazione al giorno d’oggi lo sintetizza bene Smorto: “Il problema della Calabria è quindi anche quello di non sapersi raccontare, di essere raccontata male, di non essere raccontata per niente (…) ha sempre avuto un’immagine sola, grigio scuro (…) ma la Calabria per fortuna è anche altro”. E per fortuna della Calabria ci sono libri come A Sud del sud che ci fanno vedere l’altro lato, non quello grigio scuro ma quello luminoso, di una luce per una volta senza nuvole. Come fosse una giornata d’estate a Capo Vaticano.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia