• Gio. Set 23rd, 2021

Red Viper News

L'aggregatore di notizie di Red VIper

“Les Olympiades”, in bianco e nero, è una commedia perfetta. Sarà francese la Palma d’oro di Cannes?

Memento Distribution

La Palma d’oro quest’anno sarà francese? Manca all’appello il molto atteso Bruno Dumont di “Francia”, ma Jacques Audiard, già incoronato da Cannes nel 2015 per la banlieue e l’immigrato di “Dheepan”, già avrebbe le carte  in regola. “Les Olympiades” è ‘semplicemente’ una commedia sentimentale perfetta : diventerà un classico. Ha la ferrea struttura consacrata dal Max Ophüls de “La Ronde”, e l’uso del bianco e nero potrebbe ricordare a Spike Lee il “Lola Darling” dei suoi esordi e il John Cassavetes di “Shadows”.

Regista-fenomeno per la sua capacità di cambiare radicalmente registro a ogni film – dal carcerario “Il Profeta” al western rivisitato di “I Fratelli Sisters” al mélo “Ruggine e ossa”- Audiard parte da tre graphic short- stories, tre brevi racconti grafici di Adrian Tomine, illustre fumettista Usa noto anche per le sue copertine del “The New Yorker” (di nuovo la testata qui celebrata da Wes Anderson con il suo “The French Dispatch”!). La raccolta di racconti, “Morire in piedi”, da noi è pubblicata da Rizzoli.

Ambientato tra i palazzoni del XIII arrondissement – la Chinatown multietnica di Parigi – “Les Olympiades” incrocia le vite di tre millennials in precario equilibrio tra studio, lavori saltuari e volatili amori. Marilyn (la cantante-attrice Jehnny Beth, di origini cinesi) si arrangia tra call center, ristoranti e la stanza del suo appartamento che affitta. Camille (il franco-africano Makita Samba) è un insegnante in anno sabbatico per prendere il dottorato. Nora (Noémie Merlani) ha lasciato Bordeaux e l’impiego in un’agenzia immobiliare per tornare all’Università.

La “ronde” di Audiard, come l’esistenza dei trentenni di oggi, è fatta di strade che si aprono, si chiudono e finiscono per imboccare direzioni impreviste. Il minimalismo del regista rispetta il minimalismo di Tomine: sono storie comuni, tra Jonathan Franzen e un Raymond Carver più lieve. “Piccoli inconvenienti del vivere”, li aveva ribattezzati Grace Paley. 

Camille, affittuario di Marilyn, se ne va lasciandosi dietro il cuore infranto di lei, e si innamora di Nora, fuggita dalla Sorbona dove è finita crocifissa dai social. La malaugurata rassomiglianza con Amber Sweet, stella di un sito porno, l’ha messa alla gogna e l’ ha inondata di messaggi osceni. Per chiarire l’imbroglio Nora contatta la pornostellina, e le due si scopriranno a vicenda scambiandosi confessioni-fiume su Skype. A chiudere il triangolo, Camille capirà che Marilyn è più di una spalla affettuosa su cui contare. Regia e montaggio volano senza pesare.

La grazia del film deve molto al concorso in sceneggiatura di due registe  in ascesa, Léa Mysius e la Céline Sciamma di “Ritratto della ragazza in fiamme”. C’è un occhio femminile nelle sfumature emotive, in certi dialoghi rubati alla vita, che fa di “Les Olympiades” il contrappunto europeo a tante commedie romantiche indy ormai scivolate nel manierismo. Nemmeno il  Sundance di Redford, purtroppo, è più un marchio di garanzia a prova di errore.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia