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La produzione di Co2 dalle industrie italiane

DiRed Viper News Manager

Lug 15, 2021

Nell’immaginario collettivo si presume che le industrie siano una fonte importante di inquinamento, per via per esempio del rilascio nelle acque delle scorie chimiche e rifiuti che alcuni stabilimenti mettono in atto. Non solo, la produzione di metalli, carta, prodotti chimici genera quantità elevate di anidride carbonica (Co2).

L’emissione di anidride carbonica ad alti livelli rientra tra le cause che fanno aggravare il riscaldamento globale. Infatti, il carbonio, presente naturalmente nei carbon fossili, durante la combustione, si trasforma in una sostanza inquinante generando di conseguenza l’aumento della temperatura terrestre.

Nell’ottica di contenere il riscaldamento globale e l’effetto serra, la comunità internazionale nel corso degli anni ha promosso iniziative e avanzato una serie di misure. Tra i primi si ricorda la Convenzione quadro delle Nazioni unite sui cambiamenti climatici, tenutasi a Rio nel 1992 e il Protocollo di Kyoto, firmato da 180 paesi nel 1997.

Successivamente con l‘Accordo di Parigi (2015) sono stati posti limiti più severi sulle emissioni e sulla temperatura massima.

L’Accordo di Parigi sancisce un limite massimo di emissioni di gas serra e pone l’obiettivo di mantenere l’aumento annuale della temperatura inferiore a +1,5°.
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Negli anni successivi i paesi Ue, collaborando anche con altri stati mondiali, hanno cercato di rinnovare questi impegni anche in altri accordi, come l’Agenda Onu 2030.

La produzione di carta in Italia

Il settore industriale è tra quelli maggiormente interessati da questi accordi, in quanto è uno dei maggiori produttori di emissioni di Co2.

L’indice utilizzato anche da Ispra fornisce un quadro rappresentativo delle condizioni ambientali anche in relazione agli obiettivi di specifiche normative.

A tal proposito, analizzare l’evoluzione delle emissioni di Co2 prodotte dalle industrie italiane può darci una prima fotografia della situazione attuale e quale impatto abbiano queste scelte.

Tra i settori che emettono anidride carbonica vi è quello della carta e della stampa. Un indicatore interessante per capire il trend delle emissioni è l‘intensità di Co2 prodotta dal settore cartario. Questo indice si basa sulle tonnellate di anidride carbonica emesse sia per milione di euro di valore aggiunto del settore cartario che per tonnellata di carta prodotta.

I dati fanno riferimento all’intensità di emissione di anidride carbonica, ossia è l’indicatore fornisce  informazioni sulle tonnellate di anidride carbonica emesse sia per milione di euro di valore aggiunto del settore cartario che per tonnellata di carta prodotta.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Ispra
(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Dicembre 2018)

Il trend dell’intensità delle emissioni di anidride carbonica nel corso di quasi 20 anni è calato. Infatti, nel 1990 tale valore era pari a 342,5 tonnellate ogni milione di euro, per poi aumentare negli anni successivi. Nel 2018 il dato si riduce, fino a 483,6 t di Co2 per milione di euro, con una diminuzione del 2,1% rispetto al 2017.

288,20 t/mln € è il valore dell’intensità di emissioni di Co2 nel 2004, il valore più basso che l’industria cartaria abbia raggiunto dal 1990.

Si può notare come l’intensità di emissione di anidride carbonica, espressa in tonnellate di Co2 prodotta per milione di euro di valore aggiunto del settore, ha avuto un andamento variabile tra 342,5 del 1990 e 483,6 t/milioni di euro del 2018, con un massimo nel 2009 (562,1 tonnellate di Co2 per milione di euro).

L’industria chimica e la produzione di Co2

Un settore industriale in cui la riduzione è stata consistente è quello chimico.

60% è la riduzione di emissioni di Co2 nel settore chimico dal 1990 al 2018.

Nell’analizzare questo ambito produttivo si fa riferimento all’indice di intensità. In tal caso si fa riferimento alle emissioni di anidride carbonica che derivano dalla combustione di combustibili fossili per la produzione sia di prodotti chimici che per la generazione di energia elettrica e termica.

I dati fanno riferimento all’intensità di emissione di anidride carbonica, ossia è l’indicatore fornisce  informazioni sulle tonnellate di anidride carbonica emesse sia per milione di euro di valore aggiunto del settore chimico che per tonnellata di carta prodotta.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Ispra
(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Dicembre 2018)

2.350 t/mln € è il valore dell’intensità delle emissioni di anidride carbonica prodotte dal settore chimico in Italia nel 1990, è anche il dato più alto fino al 2018.

Rispetto ai dati del settore della carta, questi dell’industria chimica evidenziano maggiormente la riduzione di Co2. Infatti, l’intensità di emissione risultante diminuisce di circa il 60% dal 1990 (2.350 t/milioni di euro) al 2018 (942 t/milioni di euro). Il dato più basso è rilevato nel 2014 (868,33 t/milioni di euro), seguito dal valore del 2018 pari a 942 t/milioni di euro.

Quest’ultimo indicatore, in particolare, è tra quelli da considerare maggiormente nel processo di riduzione delle emissioni. Anche nell’ottica di favorire il raggiungimento degli accordi di Parigi.

Photo credit: Dimitry AnikinUnsplash

 

 

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