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Kessler: “Riaprendo a metà luglio 1300 morti al giorno”. Ma sono soltanto 23

“Con le riaperture, se il contagio dovesse ripartire, rischiamo fino a 1300 morti al giorno a metà luglio”. Era il 26 aprile 2021 quando il Corriere della sera pubblicava le previsioni contenute in un modello statistico elaborato da Stefano Merler, il matematico-epidemiologo della Fondazione Bruno Kessler che fa i conti per l’Istituto superiore di Sanità e il ministero della Salute da febbraio 2020. Il 15 luglio è arrivato e attualmente in Italia – segnala l’ultimo bollettino – i nuovi casi nelle ultime 24 ore sono di poco superiori ai 2mila, 23 i morti. 

“Questo è lo scenario catastrofista, dovrebbero intendere le riaperture come un ‘liberi tutti’ e non semplicemente sulla base di aperture graduali che andranno riviste di volta in volta sulla base del contagio”, frenava all’epoca la dottoressa Viola, invitata a DiMartedì per commentare i calcoli, “Bisogna tener conto dell’impatto della bella stagione sul virus. Sappiamo sulla base dell’esperienza dello scorso anno, che la trasmissione subisce l’effetto del clima”.

Dati alla mano, così è stato. Nonostante la minaccia della variante Delta, che in Inghilterra ha fatto ripartire il contagio posticipando i propositi di riaperture, attualmente il virus continua a circolare, ma mietendo decisamente meno vittime di quelle prospettate dallo scenario peggiore previsto dalla Fondazione. Lo studio era stato presentato il 16 aprile al Cts, e, scriveva il Corriere, ”è stato determinante — dicono da Palazzo Chigi — per frenare le riaperture considerate troppo rischiose”.

Sul tavolo ci sono delle ipotesi. Se l’Rt ricresce a 1, cosa più che probabile a seguito delle riaperture, di qui al 15 luglio — secondo le previsioni di Merler — dovremmo continuare a fare i conti con 200/300 morti circa al giorno. Se sale a 1,1 il rischio è di un aumento costante dei decessi fino ad arrivare a metà luglio a 600 al giorno (300 al 24 giugno). A 1,25 il disastro: fino a 1.200/1.300 vittime al giorno. Ovviamente tutto ciò vale senza misure di restrizioni aggiuntive. Per semplificare in uno scenario di «liberi tutti».

I dati forniti dalla Fondazione Kessler erano stati oggetto di critica nel 2020, da un’analisi fatta dalla holding Carisma, pubblicata da Linkiesta. La materia del contendere era come fossero stati elaborati i calcoli alla base del documento allarmante del Comitato tecnico scientifico, quello che avrebbe frenato la fase 2 ipotizzando il rischio di 151mila pazienti in terapia intensiva entro metà giugno 2020, nel caso di una ripartenza totale.

Chi criticava sosteneva che sembrerebbero esserci “assunzioni incompatibili”, ovvero “una contraddizione tra tassi di mancata diagnosi e i rischi di ricovero”. Da questa confusione originerebbe un dato smisurato: quello per cui in Italia ci sarebbero 150 milioni di cittadini con età superiore ai 20 anni (oltre 100 milioni in più rispetto alla popolazione reale).

“Qualcuno ha detto che abbiamo sbagliato i conti, ma sono giusti” aveva spiegato Merler della Fondazione Kessler, che aveva collaborato all’elaborazione dei dati, “Chi ha criticato ha fatto un calcolo sul rapporto terapie  intensive/infezioni, ma si dimenticano dei decessi per Covid che non sono entrati in terapia intensiva. Il conto giusto è 3-400 in terapia intensiva in quel periodo più i decessi, uguale 13.000, non 1.300 come ha calcolato chi critica lo studio. E sappiamo inoltre che i positivi reali rispetto a quelli noti sono 10-20 volte tanto. Siamo stati criticati e qualcuno ha detto che abbiamo sbagliato conti: ma ad oggi si può essere infettato il 3-4% della popolazione, cioè 4 milioni, quindi i positivi in grado di trasmettere l’infezione devono essere moltiplicati per 10 o 20, sono numeri molto più grandi”.

Lo scenario peggiore – quello appunto dei 151mila pazienti in terapia intensiva – era stato criticato anche dal direttore dell’Istituto Mario Negri Giuseppe Remuzzi, che in un’intervista al Corriere della Sera aveva detto: “Se prevedi che tutto, ma proprio tutto vada male, si avrà un numero importante. Ma non quello, al quale si arriva solo sovrastimando in modo abnorme la popolazione anziana in Italia”.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia