• Mar. Set 28th, 2021

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Green pass e obbligo vaccinale, il ruolo dello Stato

Female Giving certificate of covid-19 vaccination on border control

Trent’anni e oltre di cultura neo-liberale ci hanno insegnato a invocare lo Stato solo quando fa comodo. Ma non può essere così. Lo Stato, e in ogni caso la dimensione pubblica, è condizione indispensabile per la vita associata. E lo Stato, qui, ha una responsabilità immensa.

Il qui è l’emergenza Covid che non finisce. Mentre il mondo scientifico sta rilanciando previsioni e preoccupazioni coerenti con i tragici sviluppi epidemiologici di altri Paesi (intorno a fine agosto rischiamo di tornare a un numero di contagi quotidiani impressionante), sembra che si stia tornando a vivere nell’incoscienza del prezzo che abbiamo pagato nell’ultimo anno e mezzo.

In questo inizio d’estate stiamo rincorrendo, giorno dopo giorno, uno stato di effimera normalità che pagheremo caro. Non solo perché la Nazionale vince una partita di pallone e milioni di persone si riversano nelle strade e nelle piazze dando vita ad assembramenti insensati (Maria van Kerkhove, responsabile dell’Oms per la crisi Covid, ha giustamente detto che è stato “devastante assistere al contagio in diretta tv”), ma anche perché tutto il Paese – complessivamente – sembra avere abbassato la guardia. Le mascherine non si usano quasi più, si ha fretta di tornare ad annullare ogni precauzione in ogni occasione pubblica e privata. Come se l’estate scorsa non ci avesse insegnato nulla.

Invece occorrono comportamenti individuali sobri, misurati, cauti. E serve lo Stato, appunto.

Perché ha in mano lo strumento del controllo e – dove serve – della repressione dell’illegalità. E anche, soprattutto, perché ha in mano la leva della prescrizione e dell’indirizzo, svolgendo, fuori da ogni paternalismo, e cioè confidando comunque sempre sul senso di responsabilità dei cittadini, una funzione pedagogica insostituibile.

Questa funzione va utilizzata oggi con molto più vigore e più rigore, rivolgendo al Paese – come ha fatto da lunghissimi mesi il ministro della Salute Speranza – parole di verità e responsabilità e soprattutto assumendo scelte conseguenti, improntate ancora al massimo della prudenza e della precauzione.

Non ci si può rassegnare all’idea che la gestione di quest’emergenza sia subordinata a ragioni di equilibrio interno al Consiglio dei Ministri o, ancor peggio, a logiche di propaganda di questa o quest’altra forza politica.

Occorre scommettere sull’idea che l’Italia possa svolgere, come già ha fatto nella prima fase dell’emergenza, un ruolo di capofila a livello europeo, mostrando una rotta di responsabilità e massima cautela.

Questo significa rendere obbligatori i vaccini come pre-condizione per evitare altre restrizioni? Assicurarsi che innanzitutto gli insegnanti e i dipendenti pubblici non si sottraggano – salvo casi necessari, ovviamente – a questo obbligo civile e morale? Vuol dire estendere il green pass alla francese, vincolando la libertà alla responsabilità? Discutiamone. Ne discutano il Parlamento e il governo insieme alla comunità scientifica. Ma condannarsi a un altro autunno drammatico vorrebbe dire accettare cinicamente una nuova strage e rischiare nuovi (e non più sostenibili) contraccolpi sociali ed economici.

Pensiamoci prima che sia troppo tardi. Occorre il senso di responsabilità dei cittadini e uno Stato all’altezza dei suoi compiti.

Così, solo così, possiamo ambire a essere una comunità e non la somma di egoismi individuali. Forse è il caso di riscoprire orgoglio e senso di appartenenza non soltanto per la vittoria di un torneo di pallone.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia