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Governare il futuro. Search Atlas: il mondo è diverso a seconda da dove lo si guarda

Si chiama Search Atlas ed è il risultato di un progetto di ricerca condotto da due ricercatori, Rodrigo Ochigame e Katherine Ye – guai a scommettere sul fatto che la pronuncia sia corretta – tanto semplice quanto dirompente per la forza con la quale rende evidente una realtà alla quale troppo spesso non si pensa.

Sono i motori di ricerca – Google in testa semplicemente perché è il più utilizzato – a decidere quanto e cosa ciascuno di noi sa di quello che accade ed è accaduto nel mondo e i motori di ricerca non rappresentano la stessa storia e la stessa realtà a tutti i suoi utenti.

Provare per credere.

La soluzione elaborata dai due ricercatori consente, semplicemente, di lanciare una stessa ricerca su Google simulando di accedere al motore di ricerca, contemporaneamente, da tre Paesi diversi.

Il risultato lascerà i più senza parole.

In ciascuno dei tre Paesi campione che si scelgono i risultati della ricerca, a fronte di una stessa chiave di ricerca, eventualmente tradotta nella lingua del Paese di riferimento, sono diversi, talvolta molto diversi.

Tanto per fare un esempio se si lancia una ricerca per Piazza Tienanmen simulando di farlo dall’Inghilterra, Singapore e dalla Cina, nei risultati della ricerca che Google offre nei primi due casi compaiono, in bella evidenza, le immagini dei celebri scontri tra Governo e studenti del 1989 con la celeberrima foto di Tank Man, l’uomo solo davanti alla colonna di carri armati dell’esercito cinese.

In Cina, invece, tra i risultati della stessa ricerca compaiono solo immagini della piazza affollata da turisti.

Secondo Google tale risultato è semplicemente frutto della circostanza che l’algoritmo prova a intuire cosa interessi di più all’utente e non avrebbe niente a che vedere con esercizi censori da parte del Governo di Pechino ai quali Google si sarebbe piegata.

Possibile naturalmente.

Ma il fatto resta e la realtà è evidentemente diversa a seconda che il motore di ricerca sia interrogato da un Paese o da un altro.

E, naturalmente, i risultati delle ricerche sono diversi quali che siano le parole che si utilizzano per interrogare il motore di ricerca anche a prescindere da casi a alto impatto storico o mediatico come questo.

Niente di nuovo, intendiamoci.

Un motore di ricerca, talvolta, propone risultati diversi anche semplicemente a seconda di chi lo utilizza perché in effetti la missione degli algoritmi che gli danno vita è provare a fare in modo che ciascuno trovi quello che cerca nel più breve tempo possibile e non tutti cerchiamo gli stessi risultati anche quando interroghiamo Google con le stesse parole.

Ma la questione che i due ricercatori pongono al mondo con il loro studio non è banale: è giusto e culturalmente e democraticamente sostenibile che in un sistema nel quale l’accesso all’informazione globale è sostanzialmente e largamente il risultato delle ricerche attraverso un motore di ricerca tali risultati siano diversi a seconda il luogo dal quale un utente si collega?

Perché è evidente che questa palese asimmetria informativa ha un impatto rilevante sul destino dell’umanità e sullo sviluppo delle relazioni internazionali, un impatto che, probabilmente, non è mai stato misurato in termini di sostenibilità nel medio-lungo periodo.

È una domanda alla quale non ci si può sottrarre e alla quale va cercata una risposta prima che sia troppo tardi.

 

 

Articolo proveniente da Huffington Post Italia