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Dramma migranti: oltre 1 milione di persone recluse tra torture e stupri in Libia. E Di Maio nega l’evidenza…

DiRed Viper News Manager

Lug 15, 2021

Eccoci qua, siamo a un passo dal rifinanziamento del governo italiano alla Libia e ricomincia il solito disgustoso balletto dei distinguo, della voluta cecità e della codardia di governo. Non servirà nemmeno ricordare cosa fece la motovedetta Ras Jadir regalata ai libici durante il governo Gentiloni e utilizzata pochi giorni fa per speronare e sparare contro una barca di disperati.

Si dimenticheranno anche quella, vedrete, sicuro. E fingeranno di non sapere che circa 1,3 milioni di persone in Libia abbiano bisogno di assistenza umanitaria (di cui 348mila bambini) e invece ricevono botte, violenza, stupri, prigionia illegale e talvolta la morte. Fingeranno di non sapere che Amnesty International ha calcolato 11.891 rifugiati e migranti nel 2020 riportati indietro sulle spiagge libiche dalla cosiddetta Guardia costiera libica che noi italiani abbiamo addestrato e rifornito di mezzi per accalappiare come cani in mezzo al mare quelli che riescono a scappare per tenere pulite le coste e le coscienze di questa Italia (e questa Europa a non vigilare dall’alto) che ha subappaltato anche la propria dignità insieme ai confini.

Il capo missione dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), Federico Soda, osserva che se gli ospiti dei campi ufficiali sono circa quattromila, mancano all’appello ottomila dei migranti catturati solo lo scorso anno. Alcuni vengono assistiti nei programmi dell’Unhcr o dell’Oim. Ma ne risultano svaniti ancora troppi. «Dobbiamo pensare che vengano trasferiti in campi non ufficiali, di cui nessuno conosce il numero», dice Soda. Fingeranno di non avere sentito le Nazioni Unite e la Commissione europea che hanno ripetuto fino allo sfinimento che no, la Libia non può essere considerata un porto sicuro e figurarsi se possa essere legittimo perfino finanziarla come palestra di prigionia e morte. Si fingerà di non ricordarsi che tutti i governi italiani che si sono succeduti, al di là delle diverse composizioni politiche, si sono ugualmente concentrati nell’impedire le attività delle navi umanitarie.

Come ha scritto Duccio Facchini su Altraeconomia: «L’Italia continua senza sosta ad assistere ed equipaggiare la cosiddetta Guardia costiera libica per intercettare le persone nel Mediterraneo e respingerle sulle coste nordafricane. Tra la fine del 2020 e i primi tre mesi del 2021, i soli appalti in capo al Centro navale della Guardia di Finanza sono stati oltre 50 per un valore complessivo di circa sette milioni di euro (da aggiudicare o in via di imminente aggiudicazione)». Fingeranno di non avere letto la nota congiunta, Asgi, Emergency, Medici Senza Frontiere, Mediterranea, Oxfam e Sea-Watch hanno chiesto al Parlamento di istituire una Commissione di inchiesta, che indaghi sul reale impatto dei soldi spesi in Libia e sui naufragi nel Mediterraneo e di presentare un testo che impegni il Governo a: interrompere l’accordo Italia-Libia, dare l’indirizzo a non rinnovare le missioni militari in Libia, chiedendo la chiusura dei centri di detenzione nel Paese nord-africano, dare mandato per l’istituzione di una missione navale europea con chiaro compito di ricerca e salvataggio delle persone in mare e promuovere la revoca dell’area di ricerca e soccorso libica, poiché solo finalizzata all’intercettazione e al respingimento illegale delle persone in Libia.

E chissà che ne dice il Pd, con la sua presidente Valentina Cuppi che in diverse interviste insiste nel rimarcare la contrarietà al rinnovo del sostegno italiano ricordando come perfino l’Assemblea del partito abbia votato convintamente contro il rifinanziamento. Palazzotto (LeU) e Boldrini (Pd) hanno depositato alcuni emendamenti per bloccare i finanziamenti. Il segretario Letta un po’ plasticamente propone di “responsabilizzare l’UE”, con una mossa che suona di diplomatico scaricabarile facendo infuriare Orfini che ricorda che «collaborare con la cosiddetta guardia costiera libica significa divenire corresponsabili di quei crimini. Poco cambia se chiediamo di farlo all’Europa. Anzi, non cambia nulla». Il ministro Di Maio invece ieri si è svegliato dicendoci che «il governo italiano non ha disposto e non disporrà finanziamenti a favore della guardia costiera libica». Cioè ci siamo inventati tutto, da sempre. Lui la risolve così: negando l’evidenza. Ora siamo al voto, intanto il sangue scorre.

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