• Gio. Set 23rd, 2021

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Ddl Zan e Libia, la doppia fronda dentro il Pd

Agf

Doppia fronda per Enrico Letta. Alla Camera, dove ha trattato con il governo sul rifinanziamento della missione in Libia con l’obiettivo di “europeizzarla” tra un anno, il Pd incontra la contestazione “da sinistra” di chi vuole troncare subito i rapporti con la Guardia Costiera di Tripoli: nove deputati Dem votano contro e quattro si astengono. Commenta Matteo Orfini, leader dei Giovani Turchi: “Giornata orribile, si è votata la tortura a tempo determinato…”. Al Senato, dove non ha (finora) trattato con Lega, Forza Italia e Italia Viva sul ddl Zan, il Pd deve gestire la linea alternativa “da destra” dei dialoganti: in assemblea l’ex capogruppo Marcucci rilancia la necessità di una mediazione, e come lui la pensano Taricco e Collina. Mentre le due Valerie (Fedeli e Valenti) ribadiscono le perplessità di merito e le preoccupazioni per il clima intorno alla legge contro l’omotransfobia. Ma spaventano soprattutto i numeri “fragili”, dopo che la richiesta di sospensiva è stata bocciata per un voto di scarto.

Accade tutto nell’arco di una mattinata. Montecitorio vota sul rifinanziamento delle missioni internazionali (che passerà con 438 sì). Come negli anni scorsi, il problema è la collaborazione della Guardia Costiera alla formazione e all’addestramento dei guardacoste libici, su cui si moltiplicano le denunce per violazione dei diritti umani. Dopo un tira-e-molla con l’esecutivo, il Nazareno trova la quadra: il parere favorevole del governo per far cessare l’operazione italiana dal 2022 e farla confluire sotto l’egida di Bruxelles via missione Irini. L’emendamento, per il momento, è più una dichiarazione di intenti in quella direzione che un obbligo stringente: “il governo è impegnato a verificare dalla prossima programmazione le condizioni per il superamento della missione di assistenza trasferendone le funzioni ad altre missioni…”.

La mediazione passa, ma non piace a tutti. L’europarlamentare Elly Schlein protesta: “Il Pd decida da che parte stare”. E in aula 30 deputati di maggioranza presentano una risoluzione contraria per la “grave violazione dei diritti umani”, a prima firma Palazzotto (di Leu). Con Bersani e Fassina, ci sono 9 Dem: gli orfiniani Pini, Raciti, Lattanzio, Bruno Bossio, Rizzo Nervo (voterà contro anche la Gribaudo), più Boldrini e Pollastrini, mentre Cenni, Frailis e Pizzetti si astengono. 8 no tra i M5S, mentre IV non partecipa al voto (solo su quel punto). La capogruppo Serracchiani difende la strategia: “Si conferma la scelta del multilateralismo, ora più impegno europeo”. Orfini sarcastico: “Il problema non sono i formatori, sono i formati”.

A Palazzo Madama si tiene l’assemblea del gruppo. La capogruppo Malpezzi apre la discussione: “La situazione è delicata ma non dipende da noi, il Paese attende questa legge di civiltà”. E’ la linea lettiana: avanti così, in attesa di vedere quanti e quali emendamenti saranno presentati (deadline per il secondo tempo della partita: martedì a mezzogiorno e un minuto). Il Pd non presenterà richieste di modifica (né lo farà M5S), bensì ordini del giorno “qualificanti” sui nodi del testo per tenere conto “del pluralismo e delle posizioni diverse”. Sugli articoli 4 e 7 ma non sull’1 – identità di genere – considerato “fondante”. Malpezzi chiarisce che non si possono impedire emendamenti a titolo personale, ma Marcucci – principale indiziato – non lo farà: “Discussione approfondita, spero si apra una breccia”. Base Riformista, la corrente di Lotti e Guerini, sostiene la linea: “Scelta condivisa che rassicura rispetto ad alcune preoccupazioni emerse” dice il coordinatore Alfieri. Idem l’ex viceministro Misiani, vicino a Orlando: “Non sono un massimalista, ma non vedo le condizioni per una mediazione”.

Appuntamento a martedì. Con il “centinaio” di emendamenti annunciati dai meloniani, con il numero ancora sconosciuto ma “letale” promesso da Calderoli, e soprattutto con la scelta finale dei renziani. “Se li presentano, non ci sarà neppure bisogno dei voti segreti” vaticina un senatore Dem. L’esistenza di una fronda al segretario – e la reale entità – si vedranno da quel momento in poi.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia