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Da Merisi a Pasolini il mistero di una bellezza sempre attuale

Su una spiaggia del mar Tirreno Caravaggio ha trovato la morte, su una spiaggia dell’Adriatico è rinato grazie alla bella anteprima del libro Ecce Caravaggio (edito da La Nave di Teseo) che Vittorio Sgarbi ha presentato a Cervia sotto le stelle del Fantini Club.

La serata è stata introdotta dal simpatico, uno e trino Sauro Moretti, storico braccio destro del professore ma, tra Forlì e Ravenna, anche orgoglioso padrone di casa e entusiasta annunciatore dell’ Ecce Caravaggio, divenuto anche un “Ecce Vittorio Sgarbi”, grazie ai lampi di memoria, pensiero e intuizione donati alla folta platea dal critico ferrarese.

Il professore, rinfrancato dal buon umore e dall’affetto del pubblico romagnolo, non si è risparmiato battute e aneddoti, incrociando fatti e questioni legate all’attualità con passaggi dell’epopea caravaggesca.

Dalle “quote gay” mutuate dall’ormai onnipresente dibattito sul ddl Zan alla Padania, “con l’accento sulla i”,  coniata dallo storico dell’arte Roberto Longhi e, forse inconsciamente, male interpretata ma citata per anni dal fondatore della Lega, Umberto Bossi per almeno due decenni di politica tra la fine del secolo scorso e l’inizio di quello attuale.

Del 1951, settant’anni fa esatti, fu invece la mostra milanese, a Palazzo Reale, nella quale proprio Longhi ha riscoperto al grande pubblico il pittore lombardo morto a nemmeno quarant’anni nel 1610. 

“Una mostra che volle tenere a Milano, non a Firenze o a Roma” proprio per riabilitare finalmente Michelangelo Merisi, “non più pittore criminale ma grande pittore padano, forse il più grande” a giudicare proprio dagli studi e dagli scritti del Longhi, racconta Sgarbi.

Al centro dell’opera e della serata, poi, l’ultimo capolavoro, il quindicesimo dipinto universalmente attribuito dopo il 1951, l’Ecce Homo di Madrid che campeggia sulla copertina del libro, riconosciuto e attribuito al Merisi proprio da Vittorio Sgarbi praticamente all’istante, attraverso una sola fotografia inviatagli alla fine dello scorso mese di marzo, quando il dipinto non attribuito era andato all’asta per appena 1500 euro.

Le prime notizie di stampa su quest’opera sono iniziate a circolare il giorno 8 aprile scorso, dopo che il quadro era stato ritirato dal commercio, mentre il testo edito da La Nave di Teseo è il primo volume che ha voluto raccogliere studi e pubblicistica sulla strabiliante scoperta in un libro.

Il rincorrersi di anniversari e il tempo sospeso dal confinamento imposto dalla pandemia, oltre ai problemi di salute che Sgarbi, proprio nel medesimo periodo, è riuscito a superare con la sua eccezionale forza di volontà, hanno fatto sì che l’anteprima estiva e la lettura coi quali in molti si delizieranno nel corso delle prossime settimane, si sia velata di un ulteriore e gradevolissimo alone di magia.

La casualità, infatti, ha voluto che oltre ai sette decenni dalla prima “resurrezione” di Caravaggio grazie a Longhi, si uniscono gli ormai prossimi 450 anni dalla nascita del geniale pittore che da lì a pochi mesi incroceranno il centenario della nascita di un altro genio del pensiero, delle lettere e del cinema Novecentesco. Pier Paolo Pasolini, a giudizio di Sgarbi una sorta di erede moderno di Caravaggio che con la sua vita, la sua morte violenta, le sue esplorazioni linguistiche, sociali, sessuali ha affrescato sulle sue pagine e nelle sue pellicole quei “ragazzi di vita”: da Sergio Citti a Ninetto Davoli, fino a Pino Pelosi, detto La Rana che di Pasolini fu l’assassino.

Figure che, ha voluto sottolineare Sgarbi, sembrano uscite direttamente dai soggetti dei dipinti più famosi di Caravaggio: dal Ragazzo con il canestro di frutta a I Bari, dal Ragazzo morso da un ramarro, alla Vocazione e il Martirio di san Matteo due delle tre opere comprese nel trittico di affreschi più celebre, presente nella chiesa di San Luigi dei Francesi, a Roma, fino a quell’Amore Vincitore, angelo e demone al tempo stesso. Proprio come come quei ragazzi di vita che da Longhi a Sgarbi, passando per Cesare Garboli, sulla rivista Nuovi Argomenti nel 1970, hanno ritrovato tanto nelle opere del pittore lombardo, quanto in quelle del poeta, scrittore e regista di origini friulane.

Caravaggio e Pasolini. Due vinti che non hanno esitato a rappresentare il loro lato oscuro e perdente, proprio al cospetto di tanta bellezza della quale sono stati al tempo stesso testimoni e messaggeri, trasformandola nella luce attuale e eterna che entrambi, come pochi altri, hanno saputo fotografare. Merito del mistero dell’arte e della genialità che gli spettatori e i critici possono solo limitarsi ad ammirare oppure, come ha saputo mirabilmente fare Vittorio Sgarbi con l’Ecce Homo di Madrid, a riscoprire, donando nuove meraviglie a quell’umanità che oggi ha più che mai profondamente bisogno di un nuovo autentico rinascimento.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia