• Ven. Set 24th, 2021

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Recovery Plan: non facciamo i soliti errori

In queste settimane, ora per una partita, ora per le polemiche politiche quotidiane, molti di noi si sono distratti da quello che dovrà accadere da Ferragosto in poi.

Complici molti eventi di sport e costume, oltre alle consuete polemiche da talk show, non tutti si sono accorti che l’insieme dei progetti presentati (191,5 miliardi di Euro) sono stati approvati dopo una contrattazione durata mesi e che ha visto due Governi impegnati a ridisegnare il nostro Paese di domani.

“Abbiamo vinto” “Ce l’abbiamo fatta” “Finalmente” sono le parole più twittate sull’argomento.

Ma ad essere realisti la domanda rimane banale: “Esattamente cosa abbiamo fatto?”

Sappiamo che avremo un sostegno mai visto dall’UE e che questo è legato a un insieme di azioni strutturali per migliorare l’Italia.

Un aiuto che, va sempre ricordato, è un debito che andrà ripagato.

Quindi… abbiamo firmato il “mutuo” ora iniziano i lavori. La realtà è questa, non abbiamo ancora fatto e vinto nulla. Non credo ci sia qualcuno di noi che festeggi un ulteriore mutuo, soprattutto quando hai già parecchio debito arretrato.

I lavori dovranno iniziare subito e questo lo abbiamo iniziato a intravedere. Giustizia, digitalizzazione e pubblica amministrazione le prime grandi opere da mettere in cantiere.

Come professionisti abbiamo avviato un confronto con le istituzioni in quattro webinar durante i quali tra gli altri, tre ministri e un sottosegretario di Stato, oltreché numerosi parlamentari di maggioranza e opposizione, hanno preso impegni davanti a circa 16 mila assistenti sociali. Su? Salute e coesione sociale, prossime tappe del Recovery!

Ora speriamo che la realtà sia coerente con quelle promesse.

I primi documenti che stanno emergendo non sembrano proprio essere sincronizzati con quanto sentito e letto sinora.

 

Pensiamo, ad esempio, alla salute di territorio. Non c’è cittadino che non abbia capito cosa sia. Non c’è nessuno che non abbia compreso come sia importante gestire meglio domiciliarità e assistenza. Si è detto: non c’è salute senza sociale. Ecco, nelle nuove “Case della Comunità” i servizi sociali sono raccomandati, ma non obbligatori, ad esempio. Integrazione sociosanitaria non è declinata e il problema del finanziamento rimane esattamente uguale a prima tra Comuni e Aziende sanitarie.

La salute rimane sanità, prestazioni e ricette: non è un buon inizio. Le persone e le famiglie continueranno a transumare da uno studio di medicina generale, all’ambulatorio dell’infermiere agli uffici del servizio sociale del Comune.

 

Parliamo di sociale, di povertà, di assistenza alle persone non autosufficienti, della disabilità, del sostegno alle famiglie in difficoltà e di povertà educativa. La promessa era più servizi, ma la realtà sinora è più trasferimenti. Un vizio tutto italico che non richiedeva certamente un altro mutuo.

Dove sono i livelli essenziali? Perché in Italia spendiamo un terzo del valore di PIL per i servizi rispetto alla media UE?

Sono mesi che si lavora a bozze di leggi e decreti per raggiungere quelle fondamenta necessarie a garantire i diritti sociali alle persone, ma sembra che tutti aspettino la miracolosa e ricchissima legge di Bilancio. Poi si dirà abbiamo un problema di occupazione femminile, ma ricordiamoci che tutti questi bonus per papà, figli, nonni e nipoti spingono proprio le donne a rimanere a fare quello che dovrebbe fare un vero Welfare di servizi.

 

Potremmo riprendere altre cose importantissime: giustizia, casa, migrazioni.

Credo che per ora, per non rovinare troppo quest’aria da nuovo miracolo italiano, bastino questi due esempi per far capire che non servono promesse e hashtag.

In questi mesi, massimo quattro alla legge di Bilancio, dovremmo capire se pensiamo di costruire veramente e faticosamente i diritti delle persone più in difficoltà o se pensiamo di fare, come ha detto il professor Cristiano Gori in uno dei nostri webinar: “I soliti errori, ma solo più in grande”.

Nessuno ci regala nulla, tantomeno un Recovery Plan di queste dimensioni.

L’architettura di una società più equa e di un Paese moderno non la faremo con una legge di bilancio, ma con norme organiche e revisioni profonde di modelli sbagliati. Lo sappiamo per professione che il cambiamento è difficile, che è pericoloso e che non ci renderà simpatici dirlo, ma se si vuol realmente cambiare, non bastano slogan e promesse, servono scelte responsabili.

 

 

 

Articolo proveniente da Huffington Post Italia