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Milena Gabanelli si difende: “Ho visto le celle, non do numeri a caso”

DiRed Viper News Manager

Lug 14, 2021

Riceviamo e pubblichiamo la replica di Milena Gabanelli all’articolo pubblicato sul Riformista del 13 luglio a firma di Tiziana Maiolo dal titolo “La folle tesi della Gabanelli, detenuti troppo liberi, così aumenta la violenza”.

 

Replico brevemente all’articolo pubblicato a firma Tiziana Maiolo e dal titolo “La folle tesi della Gabanelli, detenuti troppo liberi, così aumenta la violenza”. La collega mi invita, prima di parlare di carcere, a parlare con il Dott. Caselli. Non ho bisogno di scrivere qui la stima che nutro per il Dott Caselli, informo invece la signora Maiolo che la sottoscritta prima di parlare di carcere, ha visitato decine di carceri, e non solo quelle italiane, ma anche quelle tedesche, olandesi, austriache, irlandesi. Si è confrontata con i direttori delle carceri. Questo non fa certo di me una persona competente (non ho questa presunzione), ma nemmeno “ignorante”, come Maiolo scrive.

Mi accusa di aver preso dei numeri a caso, falsi, senza aver citato la fonte e aver tratto delle conclusioni. Evidentemente non ha letto l’articolo, perché la fonte è in evidenza: Ministero della Giustizia. Se ritiene quei dati falsi non è a me che li deve contestare ma al Ministero, ed eventualmente ci documenti su quelli “veri”. Che le celle (camere di pernottamento) andavano aperte, come prescrive la legge, l’ho scritto, usando queste parole “fu fatta una scelta di civiltà”. Si può discutere sul fatto che l’eliminazione di un presidio di sorveglianza nei luoghi dedicati alle attività sia stato o meno determinante nell’escalation di violenze. Ho confrontato i dati del prima e del dopo. Non ho tratto nessuna conclusione. Al contrario ho spostato più in là il tema: la funzione riabilitativa della pena passa attraverso l’organizzazione del lavoro. È sempre la legge a dirlo. E questo, al di là di sporadiche e nobili esperienze, come sistema, purtroppo non c’è. La conseguenza è che abbiamo la recidiva più alta d’Europa.

Sono dieci anni che dedico parte del mio lavoro allo stato incivile di detenzione nelle carceri italiane (inchieste di Report, un Dataroom del 2019, e tanti articoli sul Corsera). Se è interessata vada a vederseli. Potrebbe essere utile anche per lei. Infine: la definizione “scopino” non è un dispregiativo inventato dalla sottoscritta, ma una definizione data dall’Amministrazione Penitenziaria all’addetto alle pulizie. Quello inquadrato come “lavoro in carcere”, e che lavora tre ore il lunedì e altre tre il giovedì.

L’articolo Milena Gabanelli si difende: “Ho visto le celle, non do numeri a caso” proviene da Il Riformista.